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Riscopriremo cosa vuol dire augurarsi “buon anno”?

Nel corso dell'ultimo anno abbiamo visto messe in discussione molte delle più elementari abitudini a causa della pandemia. Questo ci aiuterà a riscoprire il vero significato di un augurio?

Di Stefano Mentana
Pubblicato il 31 Dic. 2020 alle 10:28
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Immagine di copertina
Credits: EPA/SANJEEV GUPTA

La nostra vita è costellata di tante frasi che pronunciamo qua e là e di cui magari nemmeno ci interessa il reale significato. Ripetiamo in maniera vuota e retorica “come stai?” solo per dare il via a una conversazione, auguriamo “buongiorno” a persone che a malapena sappiamo chi siano solo per segnalare la nostra presenza. Piccole convenzioni sociali che hanno trasformato preoccupazioni e auguri in anonimi intercalari, in una spirale che non poteva che avere il proprio apice il 31 dicembre di ogni anno, quando tutti si augurano a vicenda “buon anno!”.

Anche questo augurio spesso è stato semplicemente una frase ripetuta solo per convenzione sociale, che oltre ai buoni propositi che ci poniamo durante le festività pronunciato e ripronunciato senza darle peso, inconsciamente consapevoli che un anno non è altro che un intervallo di 365 giorni in cui possono alternarsi disordinatamente gioie e dolori, delusioni e soddisfazioni.

Ma forse, al netto di una retorica ormai inflazionata su quanto sia stato brutto il 2020, potremo recuperare il valore di quelle due parole, quel “buon anno”.

Anche chi festeggia il capodanno nella maniera più sobria, nel non sentire i botti, nel limitare ai conviventi il brindisi di mezzanotte, nell’evitare feste in pompa magna, trenini e cenoni, nello scansarsi la mascherina nel momento di sollevare il calice si porrà automaticamente qualche domanda. Si accorgerà che le nostre routine, anche le più banali, non sono una cosa scontata.

Mai avremmo pensato, solo pochi mesi fa, che molte delle abitudini più ordinarie sarebbero state messe in discussione, da una semplice passeggiata a una bevuta in compagnia. La “nuova normalità” ha portato a un drastico cambio di prospettive, attraverso il quale abbiamo dato maggior valore ad alcune cose e abbiamo ridimensionato quello di altre. Una cosa che, forse, sta succedendo anche con le parole.

Il tanto abitudinario “come stai?”, mentre nel mondo infuria una mortale pandemia, ha spesso acquisito nuovamente il proprio significato, quello di interessarsi realmente alla salute e allo stato d’animo del proprio interlocutore, e potrebbe non essere un caso isolato. Chissà se questa sera, allo scoccare della mezzanotte, quando senza feste, senza botti, senza cenoni e senza brindisi affollati, nel dirci “Buon anno” ci ricorderemo cosa significhino queste due parole.

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