Lo storico Barbero a TPI: “Si è sempre barbari di qualcun altro. Anche noi siamo discendenti un po’ di tutti”

Intervista ad Alessandro Barbero, tra gli storici del Medioevo più famosi d’Italia. A TPI ha spiegato che no, il medioevo non è stato affatto un’epoca oscura e selvaggia, bensì la culla della civiltà moderna

Di Arnaldo Casali
Pubblicato il 1 Dic. 2019 alle 14:19 Aggiornato il 1 Dic. 2019 alle 14:20
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Credit: Panfili

Lo storico Alessandro Barbero a TPI: “Si è sempre barbari di qualcun altro”

Alessandro Barbero: “Stiamo tornando al medioevo? Magari, mi verrebbe da dire”.

Che si tratti di diritti civili messi in discussione, maschilismo, oscurantismo religioso, imbarbarimento della dialettica politica o regressione scientifica, il ritornello è sempre lo stesso: il medioevo continua a essere chiamato in causa come epoca oscura per antonomasia, il capro espiatorio della storia.

Dimenticando che nel medioevo sono nate le costituzioni, le città moderne, le lingue nazionali, buona parte degli stati europei, gli occhiali, la carta, la stampa, e personalità come Leonardo da Vinci e Marco Polo.

Alessandro Barbero, che è forse lo storico medievista più famoso d’Italia, passa gran parte del tempo a spiegare che no, il medioevo non è stato affatto un’epoca oscura e selvaggia ma – al contrario – la culla della civiltà moderna.

A che cosa potremmo paragonare, allora, l’attuale regressione del dibattito politico?

Potremmo dire che stiamo tornando all’inizio del medioevo, quando le invasioni barbariche hanno avuto, tra gli altri effetti, anche l’abbassamento della capacità di ragionare. Perché è vero che gli intellettuali del VI e VII secolo non sono molto forti in logica: ragionano più per associazioni di idee e frasi ad effetto e oggi in certi ambiti pubblici funziona così: la logica nei discorsi non conta.

Il resto del medioevo, invece, è stato tutt’altro che barbaro.

Sì, perché poi il medioevo è lungo e gli intellettuali della fine del XIII e XIV secolo ci danno la polvere: ragionavano con una sottigliezza ed un’efficacia inimmaginabile oggi. E nel medioevo c’è stato di tutto: le invasioni barbariche certamente hanno provocato un declino economico e culturale, ma hanno anche contribuito a creare una civiltà straordinaria che è poi la nostra.

Prendersela con i barbari, invece, è legittimo?

Si è sempre barbari di qualcun altro. Anche noi siamo discendenti un po’ di tutti: i nostri antenati sono stati greci, palestinesi, siriani, celti, romani, galli, liguri, longobardi, goti, ma adesso comunque siamo un’altra cosa. Sono ridicoli quelli che si dicono discendenti dei celti e rivendicano l’invenzione della birra, come lo sono quelli che sostengono di essere eredi dei romani. Il nostro mondo è un’altra cosa: è il frutto del medioevo, dove il concetto di barbari non era più di moda. Erano gli antichi greci a pensare di essere gli unici civili mentre tutti gli altri erano bestie. Uno degli effetti positivi del cristianesimo è che ha cancellato questa divisione tra i popoli.

Oggi – proprio in nome del cristianesimo – si punta il dito contro gli immigrati accusandoli di attentare alla nostra cultura e alle nostre tradizioni.

Il discorso è complesso: è chiaro che siamo di fronte a movimenti di popolazioni enormi. Il medievista può dire: non c’è niente di nuovo, ci sono sempre stati popoli arrivati da lontano che si sono fusi con chi c’era già, ma non si deve esagerare dicendo che visto che queste cose sono già successe non devono preoccuparci.

È vero che le migrazioni ci sono sempre state, ma hanno anche sempre portato grandi sofferenze, squilibri e cambiamenti pesanti. Le migrazioni vanno gestite: ci deve essere consapevolezza, una linea politica, un modo di trasformarle in qualcosa di straordinariamente utile e non abbandonarle a sé stesse.

L’identità è un concetto sfuggente usato dalla politica in modo deplorevole, ma è vero che fa parte della natura umana diffidare di chi è diverso. Quindi non bisogna negare queste pulsioni ma vincerle con la cultura: far finta che il problema non esista significa lasciarlo in mano ai politicanti più spregiudicati.

A proposito di ritorno al medioevo, che cosa ne pensa dei terrapiattisti?

In realtà la nostra epoca è la prima in assoluto dove c’è qualcuno che sostiene che la Terra sia piatta. L’idea che sia una teoria medievale è davvero grottesca: basta guardare qualsiasi raffigurazione di un imperatore con il mano il globo! Ma questo ci aiuta a capire perché abbiamo inventato il medioevo, un’epoca alla quale si possano attribuire tutte le cose più folli: le streghe, i maghi, lo Ius primae noctis, i draghi, le torture: ci piace da matti pensare che sia stata un’epoca così e quando noi storici spieghiamo che quel medioevo non è mai esistito la gente rimane delusa.

Non a caso il genere fantasy attinge sempre all’immaginario medievale.

Io lo apprezzo moltissimo: da Tolkien al Trono di spade, perché soddisfa la voglia di immaginare un periodo fantastico senza pretendere che sia esistito veramente.

Insomma il medioevo è la prima vittima di fake news.

L’intera concezione del medioevo è sbagliata da cima a fondo, basti pensare alla caccia alle streghe: se ne sono bruciate molte più nel Rinascimento e nell’era moderna che nel medioevo.

Le fake news riguardano anche la sessualità?

Certo, la repressione della sodomia è un caso tipico: la Chiesa l’ha sempre condannata, ma in quanto peccato andava scontata con una penitenza, quando veniva confessata. Sono le autorità laiche che hanno deciso di proibirla per legge, ma l’impressione è che queste leggi venissero applicate pochissimo e bisognava davvero essere sfortunati o aver commesso altri reati per finire sotto inchiesta per sodomia. In realtà per un gay del medioevo la vita era molto meno difficile che per un omosessuale dell’Ottocento o del Novecento.

Cosa dovremmo recuperare dal medioevo?

La coscienza di sé: è un’epoca in cui si pensa che il mondo abbia una sua logica. Il cristianesimo, sotto questo profilo, dà forza perché ritiene che ci sia una razionalità profonda nell’universo: non esiste quello smarrimento, quella ricerca di un senso della vita che attanaglia l’umanità dall’inizio del Novecento.

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