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Home » Ambiente

Coltivare la carne? E’ possibile e lo stanno già facendo

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Carne animale che non è mai stata parte di un animale vivo, coltivata e prodotta per il consumo. Non è la visione distopica di un film di fantascienza ma una realtà che presto potrebbe irrompere e scompaginare il mercato alimentare globale

Articolo pubblicato da Stradenuove.net

«Sfuggiremo all’assurdità di far crescere un pollo intero, solo per mangiarne il petto o l’ala, facendo crescere queste parti separatamente in un ambiente adatto»: questa affermazione è attribuita a Winston Churchill, e risalirebbe al 1931. Il mondo stava cambiando e di lì a meno di dieci anni sarebbe entrato negli anni oscuri della seconda guerra mondiale: un evento tragico che però ha dato una spinta incredibile allo sviluppo tecnologico dell’umanità. Purtroppo la scienza applicata alla guerra viaggia quasi sempre più velocemente, arrivando a conquiste che poi diventano di utilizzo comune. Non sappiamo esattamente su quali basi Churchill potesse aver sviluppato la sua “visione” sulla possibilità di produrre artificialmente carne animale. Sta di fatto che la sua previsione si è avverata.

La carne “coltivata”, cioè prodotta artificialmente a prescindere da un “animale di provenienza”, è una realtà. Se ne sta parlando grazie al fatto che la star hollywoodiana Leonardo Di Caprio ha deciso di investire nel settore, rivelando che questo fantascientifico prodotto sarebbe ormai vicinissimo ad essere commercializzato. «Uno dei modi più efficaci per combattere la crisi climatica è trasformare il nostro sistema alimentare. Mosa Meat e Aleph Farms offrono nuovi modi per soddisfare la domanda mondiale di carne bovina, risolvendo alcuni dei problemi più pressanti dell’attuale produzione industriale di carne. Sono molto lieto di unirmi a loro come consulente e investitore, mentre si preparano a far scoprire la carne bovina coltivata ai consumatori» ha infatti dichiarato il famosissimo attore.

Di cosa si parla? Della possibilità di “produrre” carne direttamente dalle cellule animali, coltivando in laboratorio prodotti alimentari pressoché identici a quelli che siamo abituati a consumare, ma senza dover abbattere nessun essere vivente ed andando ad incidere sulle conseguenze ambientali nefaste degli allevamenti intensivi. Una vera e propria rivoluzione alimentare, sociale, culturale, economica: l’irruzione sui mercati alimentari globali della carne coltivata rappresenterebbe veramente uno dei più grandi cambiamenti delle abitudini umane, pari quasi all’ingresso nell’era nucleare.

O forse anche di più, visto che andrebbe a toccare le abitudini quotidiane di miliardi di persone. Ma quanto siamo realmente vicini ad una simile prospettiva? Ancora non tantissimo, quantomeno per immaginare consumi di massa del nuovo prodotto alimentare. Della possibilità di creare artificialmente carne commestibile se ne parla da decenni: la prima data “certa” (tralasciando le dichiarazioni di Winston Churchill) è il 1971: risalgono ad allora gli esperimenti di Russel Ross, professore di patologia statunitense che tentò con successo la coltivazione in vitro di fibre muscolari. Tra il 1999 d il 2002, altre date “confermate”, è la NASA ad occuparsi della produzione sperimentale di carne “in vitro”. Nel 2004 un consorzio di università olandesi finanziò un progetto di studio, mentre l’anno successivo venne pubblicato – sulla rivista Tissue Engineering  – il primo vero studio scientifico sull’argomento, a cura di Jason Matheny (che tra l’altro è vegetariano) dell’università del Maryland.

5 Agosto 2013

E’ questa la data più significativa, perlomeno fino ad oggi, nella “storia” della carne coltivata: viene infatti cucinato e poi mangiato pubblicamente il primo hamburger prodotto in laboratorio. Nel corso di una conferenza stampa a Londra viene presentato il prodotto del lavoro di un team di scienziati della Maastricht University in Olanda, guidato dal Prof. Mark Post: l’esperimento è partito dal prelievo di cellule staminali da una mucca che sono state fatte crescere fino a formare strisce muscolari poi “combinate” per produrre un hamburger.

La carne è stata cucinata dal cuoco Richard McGeown del Couch’s Great House Restaurant a Polperro, in Cornovaglia, ed assaggiata dal critico culinario Hanni Ruetzler, uno studioso di alimentazione dal Future Food Studio, e da Josh Schonwald. Il risultato è stato soddisfacente dal punto di vista della scienza, un po’ meno da quello del… palato: la carne, priva di grassi, era poco “succosa” ed il gusto non era dei migliori. Il sapore era comunque ed indubbiamente quello di un hamburger “vero”, così come la consistenza. Insomma, la strada intrapresa era quella giusta.

A meno di dieci anni da quella fatidica data, l’investimento di Leo Di Caprio ha fatto riaccendere l’interesse di massa nei confronti della carne coltivata: Mosa Meat ed Aleph Farms, due aziende nate proprio con l’obiettivo di commercializzare la carne “in vitro”, sarebbero prossime a presentare i loro prodotti. Chissà. Al momento le perplessità fanno riferimento a tre ordini di problemi: i costi, il sapore e gli effetti sulla salute umana. Tre elementi che ovviamente sono assolutamente centrali e decisivi nel decretare il successo od il fallimento di un prodotto così rivoluzionario. Siamo pronti a mettere sulla brace una bella bistecca creata in laboratorio? E anche se fosse identica per sapore e consistenza, ne saremmo soddisfatti anche a livello di percezione? L’unico modo di saperlo – al netto della valutazione medico-scientifica dei prodotti – è provare. E dunque aspettiamo: la rivoluzione della “carne coltivata” potrebbe essere davvero alle porte.

Leggi l’articolo originale su Stradenuove.net

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