Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 12:55
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Home » Ambiente

Mar Rosso: un attacco degli Houthi provoca una chiazza di petrolio da oltre 200 chilometri

Immagine di copertina
Un fotogramma del video pubblicato dagli Houthi dell'attacco alla petroliera Chios Lion

Una chiazza di petrolio di oltre 200 chilometri è stata avvistata al largo delle coste dello Yemen dopo un attacco compiuto dai ribelli sciiti filo-iraniani Houthi contro la petroliera Chios Lion, battente bandiera della Liberia.

La denuncia arriva dal britannico Conflict & Environment Observatory (Ceobs), che ha analizzato e pubblicato le immagini catturate ieri dal satellite Sentinel-2 dell’Agenzia spaziale europea (Esa), in cui è visibile una chiazza di petrolio non lontano dalla posizione in cui la nave è stata colpita da un drone marino.

Immagine

La petroliera battente bandiera liberiana Chios Lion è stata attaccata il 15 luglio scorso a 97 miglia nautiche (circa 180 chilometri) a nord-ovest del porto di Hodeidah, nello Yemen occidentale controllato dagli Houthi.

Secondo l’agenzia britannica per la sicurezza marittima United Kingdom Maritime Trade Operations (Ukmto), un drone marino ha “colpito” l’imbarcazione, provocando danni lievi senza ferire nessun membro dell’equipaggio. Evidentemente però, secondo l’osservatorio britannico, le immagini mostrate da Sentinel-2 suggeriscono che “la nave danneggiata perde petrolio”.

La chiazza, secondo il Ceobs, si è formata a 106 miglia nautiche (circa 196 chilometri) a nord-ovest di Hodeidah, molto vicino al luogo dell’attacco alla Chios Lion, di cui i ribelli hanno pubblicato un video, rilanciato dall’emittente locale al-Masirah, vicina al movimento politico Ansarullah.


Dallo scorso novembre, dopo l’inizio dell’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, gli Houthi hanno cominciato a lanciare razzi contro Israele e a minacciare le navi in transito nel mar Rosso dirette nei porti dello Stato ebraico o riconducibili a Paesi alleati di Tel Aviv per costringere il governo del premier Benjamin Netanyahu a fermare i raid sul territorio costiero palestinese.

Per tutta risposta, con l’operazione Prosperity Guardian, Usa e Regno Unito hanno cominciato a bombardare lo Yemen controllato da Ansarullah “per garantire la libera navigazione” nello stretto di Bab el Mandeb e nel Golfo di Aden, fondamentale per l’economia mondiale e che molte compagnie occidentali sono ormai costrette a evitare.

Anche l’Unione europea partecipa alla difesa di questo strategico tratto di mare, dove schiera la missione militare navale Aspides, di cui ha il comando proprio l’Italia e con durata prevista di un anno con opzione di rinnovo previo consenso del Consiglio Ue, affiancando l’operazione europea Atalanta, avviata nel 2008 per combattere la pirateria al largo del Corno d’Africa tra il Golfo di Aden e il bacino della Somalia, e assorbendo la missione di monitoraggio marittimo Emasoh, attiva dal 2020 nello Stretto di Hormuz.

Tali attività militari, in particolar modo gli attacchi Houthi contro le navi che trasportano petrolio e sostanze chimiche, stanno mettendo in pericolo non solo navi, equipaggi e scambi internazionali ma anche gli ecosistemi del Mar Rosso.

TPI esce in edicola ogni venerdì

Puoi abbonarti o acquistare un singolo numero a €2,49 dalla nostra app gratuita:

La chiazza di petrolio identificata dal Ceobs è pericolosamente vicina all’area protetta delle isole Farasan, un arcipelago tutelato dall’Unesco e composto da oltre 5.400 chilometri quadrati di isolotti e barriera corallina ad almeno 40 chilometri a ovest della costa sud-orientale dell’Arabia Saudita.

Ti potrebbe interessare
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Ambiente / Oltre 400 atleti olimpici chiedono al prossimo presidente del CIO di dare priorità alla lotta ai cambiamenti climatici
Ambiente / Internet realmente sostenibile: il progetto italiano della fibra di Ehiweb
Ti potrebbe interessare
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Ambiente / Oltre 400 atleti olimpici chiedono al prossimo presidente del CIO di dare priorità alla lotta ai cambiamenti climatici
Ambiente / Internet realmente sostenibile: il progetto italiano della fibra di Ehiweb
Ambiente / Temperature record nella prima parte del 2025: così rispettare gli Accordi di Parigi è sempre più difficile
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Ambiente / Mundys si conferma leader nella sostenibilità: anche quest’anno raggiunto il massimo livello del rating di CDP
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Ambiente / Crisi climatica: oltre 100 bambini sotto i 5 anni muoiono ogni giorno in Asia Orientale e nel Pacifico per cause legate all’inquinamento
Ambiente / La svolta trumpiana di Jeff Bezos continua: stop ai finanziamenti all’organizzazione per il Clima
Ambiente / Idroelettrico una priorità per lo Stato italiano e per territori