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La storia della foto dell’ecografia: sorridere fuori e morire dentro | TPI su Open Arms

Immagine di copertina
Credit: Valerio Nicolosi

Open Arms | Reporter di TPI a bordo | Giorno 9

La notte passa in un attimo, il tempo di scaricare foto e video, fare l’editing, scrivere e inviare (con difficoltà) tutto. La Open Arms non si allontana mai dalla Alex, navighiamo a vista e il capo missione Riccardo Gatti chiede ai 4 soccorritori si essere svegli a turno per poter intervenire in qualsiasi momento. Il problema è che la Alex è un veliero di poco meno di 20 metri, Mediterranea lo utilizza come appoggio alla “Mare Jonio”, al momento sotto sequestro.

Il tempo di lavorare e sono le 2 di notte, alle 4 vengono a chiamare me e Olmo Calvo, il mio collega e compagno di cabina, per dirci che si stanno avvicinando le motovedette della Guardia Costiera Italiana e della Guardia di Finanza.

Onestamente ancora mi devo riprendere, ogni rescue è una storia a parte, nessuno uguale all’altro deve essere digerito in modo diverso. Quello di ieri poi è stato particolare. Le donne in gravidanza, i bambini piccoli e tutto il resto. Ho pubblicato una foto sui miei profili social e ha avuto tante condivisioni. Mostra una donna felice, che sorridere perché suo figlio, che è nella pancia, sta bene e cresce. Anche la dottoressa e l’infermiera sorridevano, anche io. Perché è un momento di felicità vera, senza filtro, di vita.

Credit: Valerio Nicolosi

Open Arms | Un sorriso a metà

Nelle centinaia di condivisioni ho letto di tutto, tutti commenti bellissimi, dolci, di solidarietà. A volte ho letto troppo. In uno ho letto che sono un papà, che la sensibilità è tipica etc etc…

In realtà io davanti all’ecografo e a quelle visite mi sentivo morire, mangiato dentro. Niente contro quelle persone che avevo davanti, anzi! Sorridevo, perché ero felice per loro, ma dentro avevo tanta rabbia di chi quel sorriso ad un certo punto della gravidanza lo ha perso del tutto. I lutti perinatali sono poco trattati e assistiti in Italia, noi eravamo in Belgio dove una leggera attenzione in più c’è ma comunque è un percorso personale che dura anni, dal quale comunque non si esce.

Io che viaggio sempre, con me porto due cose, una canzone da poter ascoltare sotto la doccia e un piccola pupazzo di pezza, uno dei pochi regali che Stefano, nostro figlio, aveva ricevuto prima di nascere morto.

Però credo che anche per questo sorridevo, perché so che vuol dire quando l’ecografia non ti dice niente di buono, quel “non c’è più battito” che a quasi 8 mesi di gravidanza diventa un inferno.

Non sono mai riuscito a gioire delle disgrazie altrui, men che meno dopo che te ne capita una.

Ti senti morire dentro, hai tanta rabbia ma poi sorridi, punto.

Open Arms | Il giallo delle comunicazioni con Malta

Alle 4 del mattino quindi saliamo al ponte, con un occhio aperto e uno prova ad esserlo, ascoltiamo le conversazioni radio tra la Alex e la Guardia di Finanza e tra quest’ultima e la Guardia Costiera. Alla Alex viene comunicato l’attuazione del Decreto Sicurezza Bis, quello che interdice dalle acqua nazionali la nave che ha effettuato un soccorso in mare.

Però a quel punto veniamo a conoscenza di un piccolo “giallo” nella comunicazione. Già all’una di notte le autorità maltesi sembra abbiamo concesso la possibilità di sbarco con l’utilizzo delle loro motovedette. Lo scopriamo tramite dei tweet di alcuni colleghi, ma dalla Alex non abbiamo nessuna notizia. Provo a sentire dei colleghi e mi dicono che lo hanno saputo poco prima, di fatto quando erano già a Lampedusa e che ovviamente, adesso, in quelle condizioni non possono percorrere altre 100 miglia, sarebbe pericoloso.

Provo a sentire i colleghi a bordo della Alex, uno di loro conferma che alla radio della Alex è arrivato alle 03:18, quando ormai erano in prossimità di Lampedusa.

A quel punto la Open Arms, che fino a quel momento avevo “scortato” in sicurezza la Alex propone di chiedere a Malta di trasferire le persone da bordo della nave spagnola, in modo da mettere in sicurezza le persone su di un mezzo predisposto per queste situazioni e che in meno di 10 ore sarebbe arrivato a La Valletta.

open arms
Credit: Valerio Nicolosi

Alla mail nessuno risponde, quindi dal ponte Riccardo Gatti chiama direttamente il Centro di Coordinamento Marittimo maltese il quale però, con stupore di tutti, risponde che il porto alla Open Arms non viene dato per “ragioni politiche”. Quindi le stesse persone se vengono portate da Mediterranea sono ben accette, dalla Open Arms no.

Lo sgomento è generale. Davanti a delle persone che vengono da mesi difficili nelle prigioni libiche, uno stato europeo fa distinzione tra una nave non sicura e una sicura, preferendo la prima per questioni politiche legate al rapporto con il governo del paese di bandiera. Assurdo!

A quel punto, dopo essersi accertati che non avremmo potuto fare niente di più per dare supporto a Mediterranea e che sembrava stesse arrivando una motovedetta proprio da Malta per prenderli, la nave ha girato la prua e ha messo la rotta verso sud, verso la zona SAR.

Quando arriva la notizia che anche la Alan Kurdi, nave della ONG Sea Eye, ha effettuato un soccorso, l’umore sale! Altre 66 persone salvate dalla carceri libiche e dal mare, è una vittoria di tutti.

Il resto della giornata per riprendersi dal giorno precedente e dalla nottata, non solo per la stanchezza fisica.

Questo diario è dedicato alla Onlus Ciao Lapo, che si occupa di lutti perinatali.

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