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Tensioni India-Pakistan: scontro a fuoco in Kashmir, cinque morti

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Credit: AFP

India Pakistan scontro a fuoco – Un militare, un civile e tre militanti sono stati uccisi in Kashmir nel corso di uno scontro a fuoco in un quartiere della città di Pulwama.

La sparatoria è avvenuta nel corsi di proteste anti-indiane. Polizia e soldati stavano perlustrando la zona in cerca di militanti, e la pattuglia è stata coinvolta nello scontro a fuoco.

Oltre alle vittime ci sono stati anche tre feriti, due militari e un civile.

Lo scontro si inserisce nell’escalation di tensioni tra India e Pakistan in corso da mesi.

Lo scorso febbraio,  l’India ha ammesso di aver condotto un attacco aereo contro una base militare di “terroristi” in Pakistan.

Il raid ha peggiorato i rapporti tra i due paesi, già tesi dopo l’attacco suicida avvenuto nella regione a maggioranza musulmana del Kashmir, nel nord dell’India, in cui sono rimasti uccisi 42 agenti indiani.

L’incursione aerea era avvenuta nelle prime ore del 26 febbraio 2019 nella zona di Balakot, nella provincia del Khyber Pakhtunkhwa, in Pakistan.

Nell’attacco erano rimasti uccisi 350 membri del gruppo Jaish-e-Mohammed (Esercito di Maometto), un gruppo jihadista sunnita nato in India ma con basi anche in Pakistan.

Era la prima volta dal 1971, anno in cui si svolse la guerra tra India e Pakistan per l’indipendenza del Bangladesh, che l’India aveva violato lo spazio aereo dello Stato vicino per compiere un attacco sul suo territorio.

Il raid ha segnato una pericolosa escalation nei rapporti tra le due potenze nucleari, già molto tesi dopo l’attacco kamikaze del 14 febbraio contro un convoglio di soldati indiani nel Kashmir. Nell’incidente persero la vita 42 militari.

Il Kashmir è una regione a maggioranza musulmana contesa tra India e Pakistan fin da quando l’India si liberò del giogo coloniale inglese.

Attualmente la regione è controllata per due terzi dall’India, in piccola parte dalla Cina, mentre il restante territorio è sotto il controllo del Pakistan.

Islamabad vorrebbe riprendere il controllo di tutto il Kashmir sia per motivi religiosi sia per usufruire delle sue riserve idriche.