Me

Lascia perdere l’hashtag #Viaggiatore se vai solo a New York, Londra o Dubai

Immagine di copertina

Durante il mio ultimo viaggio in India, perso fra Calcutta e New Delhi per via di un matrimonio e il desiderio di scoprire un mondo totalmente diverso dal mio d’origine, mi è capitato di imbattermi non solo nel bello, ma anche nel brutto di un posto come il continente indiano.

Il caos, l’inquinamento a livelli stratosferici, la povertà, lo sporco, le malattie.

Mentre raccontavo un po’ di ciò che vedevo, attraverso il mio feed di Instagram, una mia amica mi scrive: “Non capisco come ti possa piacere l’India. È sporca, malata. Io non ci verrei mai.”

Leggere queste parole, per quanto reali, ma allo stesso tempo emblema perfetto degli stereotipi, mi ha portato a capire un concetto, tipo epifania, e a risponderle: “È che se non ti sporchi le mani, non puoi conoscere veramente il mondo”.

Questo scambio di vedute mi ha dato la possibilità di comprendere come oggi viaggiare sia diventato qualcosa alla portata di tutti, i nostri social sono quotidianamente zeppi di foto e post di nostri amici in vacanza, ma personalmente vedere hashtags come #traveller o #discovertheglobe o il classico #viaggiatore sotto foto provenienti da New York, Budapest o Londra, onestamente, secondo la mia opinione, cozza un bel po’.

Non che per essere viaggiatori, uno debba recarsi solo e per forza in Kenya o nel sud-est asiatico più remoto, anzi, a volte le cose più uniche e originali si celano anche negli angoli più vicini a casa, ma limitarsi ad andare in destinazioni definite “fighe” o “al sicuro da ogni turbamento” (che poi, va detto, uno può finire nei guai anche in un posto sbagliato di Parigi) è limitativo in ciò che riguarda il concetto dell’essere viaggiatori veri.

Mi spiego meglio: oggi come oggi, visti i costi del viaggiare che sono diventati alla portata di tutti, quasi chiunque può prendere e andare da qualche parte. Ritrovarsi a Dumbo, nel quartiere di Brooklyn, o a Tokyo a vedere i ciliegi in fiore. Tuttavia, secondo me, viaggiare vuol dire andare anche in posti dove non tutti vanno, prendere e sporcarsi le mani, con le dovute precauzioni, anche in quei luoghi che vanno al di là della nostra comfort zone. Conoscere il mondo anche nella sua bruttezza, alterità, pericolosità, differenza più netta e marcata.

Perché, diciamocelo, andare a Miami o a Ibiza, quanto ci allontana da ciò che conosciamo veramente? Quanto si differenziano queste due mete da una Sardegna o una Riccione qualsiasi? Una grande città come Berlino quanto può essere differente rispetto a Milano?

Al contrario, ritrovarsi dall’altro lato del mondo, senza sapere manco come ci è arrivati, in una favela di Rio de Janeiro o nel vecchio centro storico di Nanchino, vecchia capitale della Cina, quanto può aprire la mente e far scoprire di più le differenze del mondo?

Ovviamente, non sto dicendo che New York o Dubai siano brutti posti, anzi, ci ho vissuto pure nella Grande Mela e li adoro, ma non credo che, oggi come oggi, tali mete possano essere annoverate fra le conquiste di un vero viaggiatore, vista la loro attuale accessibilità.

Viaggiatore turista differenza | Ovviamente anche andare in paesi meno convenzionali come India o in Perù, ha i suoi luoghi mainstream e pieni di turisti, tanto da restare sorpreso che al Taj Mahal di Agra ci fossero più italiani che indiani, addirittura una mia amica in viaggio con la famiglia.

Eppure, è bastato allontanarsi dalle attrazioni più famose, per svelare la vera essenza di questi luoghi. Ritrovarsi a essere l’unico straniero, visto quasi come un alieno, data la rarità della cosa, nella vecchia Delhi o nel quartiere della Boca, Buenos Aires, dopo il tramonto. E vedere il mondo nella sua complessità, permettendo così alla nostra visione di ampliarsi veramente.

Qualcuno potrà dirmi: “Eh, Iacopo, ma mica tutti hanno i soldi per viaggiare e andare lontani?”. Vero, nulla da dire, ma ci credeste se vi dicessi che l’alterità si trova anche a portata di mano?

Basta recarsi a Sarajevo, in Bosnia, con voli che costano una sciocchezza, o a Istanbul, Turchia, a sole quattro ore di volo da Roma, per scoprire mondi inaspettatamente e totalmente diversi dal nostro. Senza contare la bellezza dell’Africa che, fa tanto paura a molti italiani, terrorizzati da una sua possibile invasione in terra nostrana, ma che è veramente alla portata dei nostri viaggi.

Sicuramente ciò che sto per dire farà storcere il naso a qualcuno, ma a volte la storia dei soldi è una scusa bella e buona.

Mentre, se parliamo della sicurezza, delle possibili malattie e disavventure, la mia risposta è semplice e sempre la stessa: partire preparati, sapere cosa fare e dove andare, usare la testa, non andarsi a mettere in situazioni strane o, perdonatemi la parola, del cavolo. E usare abbondanti dosi di spray antizanzare. Sembrano chissà quali cose, ma rientrano tutte nello spettro del buon senso comune di qualsiasi viaggiatore.

Perciò, ahimè, tornando al discorso di partenza, se una cosa è facile, comoda, pulita, quando si viaggia, perde la sua selvaticità, la sua purezza, mentre un vero “traveller” o “traveler”, all’americana, se vuole essere definito tale, deve sentire il dovere di allontanarsi da tutto ciò e cercare ciò che non cercano gli altri.

Certo, non dico che sia questa l’unica forma di viaggiare, ma di sicuro bisogna implementare le due cose: rimanere esterrefatti dalle luci di Times Square e potersi, poi, commuovere, per un tramonto sulla costa abbandonata di Esmeraldas, Ecuador.

Poi ognuno faccia come crede, utilizzi l’hashtag “traveller” o #passportpassion su Instagram per fare i mega like come gli pare e piace anche quando va a Spello, Umbria (tra l’altro posto incantevole) e si dimentichi di questo altezzoso articolo, ma se, al contrario, viaggiare è un’emozione vera e farlo per davvero, differenziandosi dall’essere semplici turisti, è una cosa che conta, allora ascoltate il mio consiglio.

Sporcatevi le mani, buttatevi dove non vi sareste mai lanciati, immergetevi nell’alterità più netta, superate la paura che qualcosa possa accadervi senza rete di sicurezza e il timore dell’ignoto e del diverso. Non sarà facile, potrà non essere bello, ma ciò che ne guadagnerete in termini di esperienze e ricchezza personale, non avrà pari.

Qualcosa che un selfie davanti la Torre Eiffel o una videostoria sulla Walk of Fame di Hollywood, non potrà mai e poi mai darvi.