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Gli ultimi giorni di vita di Totò

Immagine di copertina
Totò

Era il 15 aprile 1967. Antonio de Curtis, in arte Totò, si spegne nella sua abitazione di via dei Monti Parioli 4, a Roma, in seguito a due giorni di agonia dovuti a un attacco cardiaco. A 52 anni dalla sua scomparsa, TPI ripercorre le ultime fasi dell’esistenza di questo attore divenuto simbolo della commedia italiana in bianco e nero.

Totò, gli ultimi giorni di vita

“Cafie’, non ti nascondo che stasera mi sento una vera schifezza”: a bordo della sua Mercedes, Totò parla così al suo autista Carlo Cafiero, che lo stava accompagnando a casa quella sera del 13 aprile 1967.

Arrivato a casa, Totò ritrova la tranquillità grazie alla moglie Franca Faldini. Dopo mangiato, però, il comico 69enne accusa dei forti dolori allo stomaco che lo inducono a chiamare il suo medico di fiducia il quale, dopo avergli somministrato dei farmaci, gli raccomanda il riposo.

Totò passa l‘ultimo giorno della sua vita facendo progetti per il futuro. Lo “scugnizzo” del rione Sanità (il quartiere in cui l’attore è nato nel 1898) ha mantenuto la sua proverbiale leggerezza quasi fino alla fine. Con Franca, pare abbia parlato delle vacanze estive ormai vicine, da passare a Napoli, sopra Posillipo.

Ma poi, la sera, altri sintomi, questa volta più marcati: tremore e sudore accompagnati da un formicolio al braccio. “Ho un formicolio al braccia sinistro”, confida, pallidissimo, alla moglie. A Franca non serve molto tempo per capire: si tratta il cuore.

Ricordando Totò

Vengono immediatamente interpellati la figlia Liliana, il cardiologo professor Guidotti e il cugino-segretario Eduardo Clemente. Malgrado la somministrazione di cardiotonici, le condizioni dell’attore sembrano peggiorare al punto che è proprio lui, la stessa notte, a invocare la propria morte: “Professò, vi prego lasciatemi morire, fatelo per la stima che vi porto”, implora Totò, e aggiunge: “.Il dolore mi dilania,professò.Meglio la morte”.

Sulle ultime parole di Totò, deceduto poco dopo, esistono due versioni divergenti. Secondo alcuni, l’interprete de La Mandragola si sarebbe rivolto alla moglie “T’aggio voluto bene,Franca. Proprio assai”. Molto diversa la versione di Liliana, secondo cui il padre avrebbe detto: “Ricordatevi che sono cattolico, apostolico, romano”.

Nonostante avesse espresso il desiderio di avere un funerale semplice, Totò ne ebbe addirittura tre. Uno a Roma, dove morì, uno a Napoli, la sua città e uno a Rione Sanità, il quartiere dov’era nato.