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Elezioni in India, tutto pronto: dureranno un mese, le più lunghe al mondo

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Credit: SAM PANTHAKY/AFP

In India, oltre 900 milioni di cittadini sono chiamati a votare per le elezioni generali del 2019.

Dall’11 aprile fino al 19 maggio gli abitanti dei 29 stati indiani saranno chiamati a rinnovare i 543 seggi del Lok Sabha, la Camera Bassa del Parlamento indiano.

Le elezioni, considerate le più estese mai tenutesi al mondo, si svolgono in sette tornate. A turno, quindi, gli abitanti dei 29 stati indiani dovranno esprimere la propria preferenza per eleggere il loro rappresentante alla Camera bassa.

I cittadini dell’India potranno scegliere tra una rosa di circa 8mila candidati. In totale, si prevede circa un milione di seggi.

Nonostante l’altissimo numero di candidati, quella che si prospetta per l’India è una sfida a due: da un lato l’attuale primo ministro Narendra Modi leader del Bjp (Bahratiya Janata Party, il Partito del Popolo Indiano), dall’altra Rahul Gandhi, Presidente dell’Inc (Indian National Congress).

Le promesse elettorali del premier uscente 

Nel 2014 l’attuale premier aveva conquistato 282 seggi ed è intenzionato a trionfare nuovamente. La sua campagna elettorale ha avuto come slogan principale “Un’India determinata, un’India più potente”.

Temi principali del programma elettorale sono stati: lotta al terrorismo, crescita economica, nazionalismo, cancellazione dell’articolo 35A della Costituzione indiana che garantisce al Kashmir lo statuto di regione speciale; condizioni di vita migliore per gli agricoltori;  pensione per i contadini sopra i 60 anni; realizzazione di 75 nuove facoltà di Medicina.

Lo sfidante Ghandi

A contendere il posto di primo ministro a Modi è Rahul Gandhi, figlio di Sonia  Ghandi. Al centro della sua campagna elettorale vi sono il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini indiani e la crescita economica.

Nello specifico, il candidato dell’opposizione ha promesso nuovi posti di lavoro; reddito minimo garantito per le fasce più povere della popolazione; modifica della legislazione che regola il lavoro femminile; la cancellazione dei debiti dei contadini; maggior tutela dei diritti e dei minori; lotta alla corruzione e quote rosa nel Governo.

Ghandi spera di dare nuovo lustro all’Inc, partito che nelle passate elezioni aveva ottenuto solo 44 seggi.

Le relazioni con il vicino Pakistan

Al centro della campagna elettorale vi è stato anche il rapporto tra India e Pakistan. Le due potenze (entrambe detentrici di armamenti nucleari) sono arrivate ai ferri corti a febbraio quando l’India ha condotto un raid in Pakistan in risposta a un attacco del gruppo jihadista Jaish-e-Mohammed, con sede proprio in Pakistan.

Al di là dello specifico casus belli, il nodo della discordia tra i due paese fin dal 1971 è il Kashmir, Stato a maggioranza musulmana conteso tra India e Pakistan.

>> La crisi India-Pakistan come non si vedeva dal 1971: testa a testa tra le due potenze nucleari

Prospettive di vittoria

Le elezioni del 2019 sono viste come un referendum sul premier Modi, figura considerata da molti come divisiva a causa del forte nazionalismo che ha contraddistinto il suo Governo. Modi con le sue politiche ha acuito la divisione tra la maggioranza induista del paese e la minoranza musulmana.

Gli analisti sono divisi sul risultato delle elezioni: dopo il voto regionale, il premier uscente ha perso una parte dei consensi ma l’ultima escalation tra India e Pakistan hanno fatto risalire la popolarità di Modi.

Resta da vedere se il premier otterrà la maggioranza assoluta da solo o se dovrà allearsi con altri partiti minori.