Me

Cremonini: “I rapper di oggi si vantano con 5 rolex al polso… Vorrei dirgli com’è vendere 1 milione di copie a 18 anni”

Immagine di copertina
Cesare Cremonini

Il cantautore bolognese Cesare Cremonini è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del programma “I Lunatici”, in onda dalle ore 1.30 alle 6 del mattino. Impossibile non parlare del suo rapporto con la notte: “Ho sempre approfittato delle ore notturne per scrivere, leggere, guardare film. La notte è l’unico momento in cui riesco ad isolarmi, a non avere rotture di scatole. La maggior parte delle canzoni le ho scritte di notte”.

“I miei pezzi sono totalmente autobiografici – ha proseguito -. Amo molto suonare dal vivo, perché dopo venti anni di carriera mi rendo conto durante i concerti che sto raccontando la mia vita praticamente dall’inizio. Canto da quando ho 17 anni, è più il tempo che ho passato a fare il cantante che quello che ho passato a fare lo studente o il figlio. Ho la fortuna di essere un cantautore autobiografico, a volte certe canzoni mi sono utili anche a livello mnemonico, magari non mi ricordo più cosa facevo in alcuni periodi e certe canzoni me lo ricordano perfettamente”.

Tragedia di Corinaldo, Cesare Cremonini: “La domanda da porsi non è cosa ascoltano i giovani, ma dove vanno ad ascoltare la musica”

Cesare Cremonini ha poi parlato di come è iniziato il suo rapporto con la musica: “Da bambino la prima cassetta che ho ascoltato era di Battisti. Mi ha cambiato la vita, iniziò lì il mio rapporto con la scrittura e la musica leggera. Poi ho amato Battisti, De Gregori, Vasco. Dal punto di vista generazionale, come lume, ho avuto la carriera di Jovanotti. Un artista perfetto per la mia età, in continuo movimento”.

Poi “50 special“, il suo primo successo quando era ancora frontman della band Lunapop: “Avevo 17 anni, stavo studiando per la maturità e per la patente insieme. Ero molto indeciso su quale libro aprire quella mattina. Scelsi di aprire il libro di scuola guida, nascondendolo sotto a quello di Platone… Mia madre se ne accorse, prese la chitarra che avevo accanto e me la ruppe sulla schiena. Appena mia madre uscì andai al pianoforte, grazie a quella chitarra rotta mi misi a suonare al pianoforte e mi venne in mente quel saltellato che c’è nella strofa”.

“Mi sono sempre reso conto di avere una grande fortuna – ha proseguito -, già all’inizio del successo mi ponevo il problema di come non perdere la testa, e la risposta è sempre stata nella scrittura. E poi Bologna mi ha molto protetto, magari a Milano e a Roma avrei perso un pochino più la brocca”.

A 18 anni Cremonini era già famosissimo: “Certo vendere un milione e mezzo di copie a diciotto anni… Oggi nessuno sa cosa vuol dire. A volte sento alcuni artisti molto giovani, tipo i rapper che hanno cinque rolex al polso, vantarsi del proprio successo o dei propri guadagni, vorrei portarli a cena un giorno e raccontargli com’è vendere un milione e mezzo di copie a diciotto anni”.

“La trap? Dal punto di vista artistico ci sono i più bravi e i meno bravi, certo è che si tratta di un fenomeno internazionale – le parole di Cesare Cremonini a Radio 2 -. L’unica cosa che è giusto far notare è che nel mondo della trap e nel mondo del rap metaforicamente parlando plagiare è lecito. Mentre io sono ancora convinto che l’intreccio magico che si crea tra parole e melodia in una canzone porti con sé una magia che difficilmente può essere pari ad altre forme di scrittura musicale. Rap e trap sanno coinvolgere tantissimo i giovani e gli artisti si coinvolgono tra di loro. Si odiano o si amano, ma interagiscono. Noi della musica leggera invece siamo tutti grandi isole, piuttosto protette, che raramente si danno una mano”.

Infine, qualche parola su due suoi idoli: Roberto Baggio (citato nella canzone Marmellata #25) e Freddie Mercury. “Roberto ha un’aurea particolare, uno sguardo particolare, il suo carisma è gigantesco. Mi sono commosso quando è venuto al mio concerto e poi quando ho cantato sul palco la canzone in cui lo cito si è commosso lui”.

Freddie Mercury? Ce l’ho tatuato sul braccio, devo moltissimo a loro, studiavo pianoforte classico da bambino, nelle loro canzoni la musica classica è presente ed io con loro ho capito subito che c’era una strada per trovare una soluzione alla fatica degli esercizi pianistici. Con loro potevo esercitarmi al pianoforte e allo stesso tempo guardare il concerto di Wembley – ha detto Cremonini -. Il film Bohemian rhapsody? L’ho visto, non mi ha fatto impazzire. Io sono un fan molto integralista, ma non voglio fare arrabbiare chi ha visto il film godendoselo in santa pace”.