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Giachetti a TPI: “Zingaretti? No a chi vuole cancellare il partito. Alleanza con Leu? Impensabile; dovremmo imparare da Macron”

Intervista a Roberto Giachetti, candidato insieme ad Anna Ascani alla segreteria del Partito democratico

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Roberto Giachetti, durante il suo discorso alla Convenzione nazionale del Pd che si è aperta all'hotel Ergife di Roma, 3 febbraio 2019. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Roberto Giachetti Pd | Primarie Pd | Giachetti Ascani

“Martina e Zingaretti vogliono cancellare quanto fatto dai precedenti governi del Pd. Noi siamo per la continuità”. Roberto Giachetti, candidato insieme ad Anna Ascani alle primarie Pd, in un’intervista a The Post Internazionale, rivendica la linea politica che lo accosta a quanto fatto dai governi Renzi-Gentiloni.

Giachetti è arrivato terzo alla fase della votazione nei circoli, aggiudicandosi l’11,13 per cento dei voti. Davanti a lui ci sono Nicola Zingaretti (47,38 per cento) e Maurizio Martina (36,10 per cento).

L’ex vicepresidente della Camera è consapevole però che “la stragrande maggioranza dei ministri dei precedenti governi è distribuita tra i due candidati alternativi”.

“Dovrebbero prendere atto che a difendere il loro lavoro ci siamo noi, mentre loro stanno in due mozioni che per un verso o per l’altro lo rinnegano”, li esorta.

Nell’intervista, Giachetti loda l’operato del presidente francese Macron e attacca Lega e M5S (“ci stanno facendo precipitare in un burrone”). Non risparmia colpi neanche ai vecchi alleati di Liberi e uguali (“Con Leu sarebbe l’alleanza più innaturale che sia immaginabile. No ad alleanze con chi ha provato a distruggere il Pd in questi 5 anni”).

Infine, critica la scelta di Zingaretti di far sparire il simbolo Pd dalla sua campagna (“Se hai in testa di fare qualcosa di diverso, lo deve dire agli elettori”).

Ecco l’intervista completa:

Cosa pensa del risultato ottenuto con la votazione nei circoli?

Quando siamo partiti dubitavamo seriamente di riuscire ad arrivare alla fase successiva. Quindi dal punto di vista del mio risultato personale è un risultato eccezionale, oltre qualsiasi possibile previsione.

Ora si parte con una sfida ancora più grande, che è quella degli elettori. Se con il voto degli iscritti, che è molto più organizzato, è andata così, penso che il risultato con gli elettori possa essere ancora più importante.

Qual è la soglia al di sopra della quale sarà soddisfatto?

Per me è un buon risultato anche quello che abbiamo ottenuto con gli iscritti, nonostante sia in calo rispetto al risultato precedente.

Bisogna capirci, noi del Pd siamo gli unici che riusciamo a mobilitare decine di migliaia di persone. Ne abbiamo mobilitate 190mila per la parte degli iscritti, ne mobiliteremo centinaia di migliaia per la parte degli elettori. Partecipano ai dibattiti e vengono nei gazebo a votare, lo fanno veramente, fisicamente.

Non c’è pari in Italia. Le primarie della Lega per incoronare Salvini hanno mobilitato 10mila persone. Le primarie “tecnologiche” del M5S per incoronare Di Maio hanno portato a 37mila click. Qualunque risultato che mette in evidenza quanto siamo diversi dagli altri per me è un risultato positivo.

Di recente lei ha criticato il governatore del Lazio Nicola Zingaretti per aver “fatto sparire” il simbolo del Pd nella sua campagna. Perché è così importante per lei?

Beh, perché sono le primarie del Partito democratico. Non dobbiamo vergognarci del Partito democratico. Sicuramente abbiamo subito una sconfitta, poi dovremmo anche parlare delle ragioni di questa sconfitta, ma io penso che se ti candidi come segretario del Pd è abbastanza singolare non solo che tu togli il simbolo del Pd, ma togli anche la citazione del Pd da qualsiasi tipo di comunicazione.

È davvero singolare. A meno che tu non abbia in testa di fare qualcosa di diverso, ma allora lo devi dire agli elettori, perché loro devono capire quello che tu effettivamente vuoi.

Non pensa possa essere parte di un’operazione di immagine?

Questo aggraverebbe la situazione. Sarebbe ancora più in grave. Allora vuol dire che si ha in mente qualcosa che mette in discussione in Partito democratico. Lo dica, vediamo cosa ne pensa il nostro popolo.

La sua è anche una posizione molto critica verso Liberi e uguali (Leu). Ha chiesto di non fare con loro un “listone unitario” per le europee. Ma non sono i soggetti politici naturali con cui dovrebbe dialogare il Pd?

Andiamo per punti. Innanzitutto sono contrario a che siano violate le regole delle nostre primarie. Le regole dicono che il voto è rivolto agli elettori del Pd. Esponenti di una formazione che si è candidata contro il Partito democratico alle scorse elezioni non sono esponenti del Pd. Dal punto di vista statutario sarebbe una violazione gravissima.

Sul piano politico non voglio avere nulla a che fare con un ceto politico che ha operato costantemente negli scorsi 5 anni per distruggere il Pd. Non solo non la considero l’alleanza naturale, la considero alla luce di quanto accaduto l’alleanza più innaturale che sia immaginabile.

Perfino più innaturale di un’alleanza con il Movimento Cinque Stelle?

Il Movimento Cinque Stelle non l’ho mai preso in considerazione, quindi quella la ritengo impossibile. Ma ritengo che sia impossibile fare qualunque alleanza con chi ha provato – e in parte è riuscito – a distruggere il progetto del Pd in questi cinque anni.

Sto parlando ovviamente di classe dirigente, di ceto politico. Per quanto riguarda gli elettori, io mi rivolgo a tutti, a 360°, quindi è chiaro che mi rivolgo agli elettori di Leu, del Movimento Cinque Stelle, ma anche a quelli che hanno votato Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega. Se voglio, come io credo, ripristinare la vocazione maggioritaria, so che devo aprire a una proposta politica che raccolga il consenso delle persone, non ad accordi con il ceto politico.

La mozione che ha presentato con Anna Ascani si chiama “Sempre Avanti”, già nel nome non dà un’idea di continuità col passato? E c’è anche chi ha parlato di una vostra candidatura per disperdere i voti di Martina.

Se si potesse fare un’intervista a coloro che ci hanno votato, si scoprirebbe che il 90 per cento sono persone che non sarebbero andate a votare, perché non individuavano nessuna distinzione sostanziale tra i due candidati altri che ci sono. Non si sentivano minimamente rappresentati da due posizioni che sostanzialmente dicevano la stessa cosa: cioè che ci dobbiamo vergognare di quello che abbiamo fatto, dobbiamo chiedere scusa e cancellare quello che è stato fatto, compresa la classe dirigente che lo ha realizzato. Quindi questa è una fandonia e il risultato lo vedremo quando si aprirà agli elettori.

Per quanto riguarda il “Sempre Avanti”, è esattamente il cuore della nostra mozione. Noi pensiamo che quanto è stato fatto nei cinque anni di governo Renzi-Gentiloni sia un lavoro straordinario, importantissimo, che aveva risollevato il paese e che quindi deve essere non solo difeso, ma rivendicato anche come ripresa dell’iniziativa politica da parte del Pd.

Se non bastassero le nostre parole, in questi giorni possiamo verificare come coloro che al governo stanno smantellando il lavoro fatto, stanno portando il paese a rotoli. Quando abbiamo preso il paese in mano c’erano tutti gli indicatori negativi, il pil, la crescita, l’occupazione, l’export, li abbiamo ripresi e riportati tutti a segno positivo. La cura del governo giallo-verde ci sta facendo precipitare in un burrone.

Proprio il vostro legame con la precedente classe dirigente del Pd è alla base di una dichiarazione di Francesco Boccia che ha parlato di lei come del “cavallo di Troia di Matteo Renzi al congresso Pd”. Cosa pensa di questa affermazioni?

Non mi metto a commentare Francesco Boccia, si figuri. Non ha detto solo questa, ne ha dette tante, e io me ne sono sentite dire tante in queste settimane. Con il sorriso vado avanti e porto avanti il mio progetto, a cui tengo particolarmente.

Segnalo che la stragrande maggioranza dei ministri dei precedenti governi è distribuita tra i due candidati alternativi, Martina e Zingaretti. Dovrebbero prendere atto che a difendere il loro lavoro – non il mio, non ci stavamo io e la Ascani in Consiglio dei ministri – ci siamo noi, mentre loro stanno in due mozioni che per un verso o per l’altro lo rinnegano.

Quali sono allora i punti innovativi della vostra agenda, rispetto a quello che ha fatto il Pd finora? Qual è la novità?

Non c’è una novità, nel senso che bisogna andare in continuità. Non è che siccome dobbiamo prendere dei voti facciamo come gli altri, che fanno propaganda e promettono cose irrealizzabili.

Noi siamo quelli che dicono che un progetto riformista non si consuma in qualche anno, è una striscia di speranza che va costruita in un periodo più lungo.

Abbiamo fatto delle riforme che hanno portato sicuramente a un’inversione di rotta rispetto all’afasia dei governi che si sono succeduti in questi anni e che hanno portato il paese in ginocchio. La vera novità è che dobbiamo implementare quello che abbiamo fatto.

Un tema particolarmente attuale è quello che riguarda l’Europa, dove noi diciamo che dobbiamo fare molto di più affinché i cittadini la sentano più vicina, non come una matrigna. Per questo prevediamo l’elezione diretta del presidente della commissione europea.

Prevediamo anche la realizzazione di liste transnazionali, che superino anche le attuali famiglie febbricitanti in tutta Europa. Mi riferisco soprattutto a quella socialista.

I problemi non si risolvono come fa questo governo con le dichiarazioni, ma con la competenza e la capacità di lettura di questo paese. E soprattutto con la credibilità, bisogna dare risposte serie, anche con soluzioni non semplicissime, e avere la responsabilità di dire parole di verità. Questo paese è stato travolto da propaganda e fake news per sei mesi e ora si rende conto delle conseguenze.

Cosa pensa della proposta di Calenda di una lista unitaria europeista? Pensa che si possa trovare un accordo con +Europa sulle europee?

Ho condiviso l’impianto del documento, che non è solo di Calenda – ha ragione lui a rivendicarlo – ma è anche di altri amministratori, di centinaia di  migliaia di persone che lo hanno firmato. Lo condivido esattamente come condivido l’impianto dell’appello fatto dal gruppo parlamentare del Pd.

Invece di twittare dalla mattina alla sera bisognerebbe mettersi intorno a un tavolo e trovare una soluzione comune, che non è difficilissima, perché quei due impianti non sono molto lontani.

Non ho capito se +Europa sta con quell’immagine di Europa che abbiamo noi. Penso di sì.

Una volta fatto questo, capiamo qual è la formula elettorale migliore, anche in base alle disponibilità degli altri partiti. Mi dicono – ma io non sono un esperto in questo – che col proporzionale puro non è conveniente fare un’unica lista, ma conviene fare più liste. L’importante è che noi possiamo dire, a tutti gli elettori dei nostri partiti, qual è la nostra idea comune per cambiare l’Europa.

Da dove bisogna ripartire secondo lei?

Le ho già fatto due esempi: l’elezione diretta del presidente della commissione europea e la realizzazione di liste transnazionali.

Per esempio io non mi sento lontano dall’idea di Europa che ha Macron, tanto per essere chiari. Allora qual è un punto di approdo comune al parlamento europeo?

Come pensa che stia affrontando Macron la sfida dei gilet gialli?

Penso che sia molto interessante. Forse dovremmo anche imparare qualcosa da Macron. Con la rivolta dei gilet gialli era stato considerato finito, addirittura si chiedevano le dimissioni.

Ha avuto una reazione intelligente, capace, ha aperto un grandissimo dibattito in tutta la Francia, si è confrontato con qualunque entità e responsabilità. Il risultato è che sta risalendo in modo determinante nei sondaggi. A marzo potrebbe addirittura essere anche il primo partito alle europee.

Lei si era opposto alla decisione dell’Assemblea Pd di rinviare il congresso. Pensa che questo stia compromettendo un possibile risultato alle europee?

Non solo per il voto alle europee, ma anche alle amministrative. Il risultato che sarà eletto avrà giusto il tempo di fare le liste, ma non avrà alcuna possibilità sul piano politico o nella campagna elettorale.

Io sto andando a Sulmona a fare campagna per Legnini, ma è una mia iniziativa personale a sostegno del candidato del centrosinistra in Abruzzo. Ma quello che io ho cercato di spiegare – essendo purtroppo inascoltato da tutti – era che bisognava fare il congresso prima.

Era necessario avere un tempo davanti a noi per la campagna elettorale, per organizzare l’opposizione e il partito rispetto agli appuntamenti elettorali. Purtroppo è stata una voce nel deserto. Ora siamo in una situazione in cui addirittura in Abruzzo votiamo ancora prima che sia stato eletto il nostro segretario nazionale, è la realtà dei fatti a dire che sia stata una scelta miope e deleteria.

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