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Una casa ordinata è una casa triste

Il filosofo e scrittore brasiliano Mario Sergio Cortella spiega che il mondo oggi è ossessionato dall'idea di perfezione: ma la vita vera è fatta di disordine e caos. La bellezza dell'esistenza sta proprio nelle pieghe della sua imperfezione

Immagine di copertina
Una scena tratta dal film "I Tenenbaum", Wes Anderson, 2002

“Una casa troppo ordinata è una casa triste”. No, disordinati di tutto il mondo, non è un elogio al disordine quello del filosofo brasiliano Mario Sergio Cortella. Si tratta piuttosto di una provocazione, un guanto di sfida all’ossessione per il perfezionismo che pervade la società, secondo il professore.

Cortella si interroga sulla tendenza sociale sempre più diffusa di tentare in modo ossessivo di mostrare al mondo la propria vita perfettamente in ordine. Forse alla base del trend l’arrivo dei social network e l’idea che tutto debba apparire fotografabile. “Instagrammabile”, per dirlo nello slang giusto. Si tende ad assomigliare a un modello ideale che non corrisponde alla realtà.

Tutto deve essere in ordine: i due cuscini sul divano devono essere posizionati in maniera simmetrica, la lampada accanto illuminare il tavolinetto su cui poggiano i libri, perfettamente impilati. Tutto, ma proprio tutto, deve lasciar trasparire impeccabilità.

La verità, però, è un’altra, la vita è un’altra, sottolinea Cortella. La nostra esistenza – di nessuno escluso – è fatta di imperfezione, è fatta di problemi e confusione. La vita è un turbinio di caos e disordine e la casa ne è lo specchio principale. Perché, come spiega il filosofo, è un punto fermo della nostra esistenza, è un’ancora a cui ci aggrappiamo.

Il tentativo di mettere in ordine in modo ossessivo casa e vita è il sintomo di una società che cerca di nascondere le pecche, di coprire le imperfezioni, che non riconosce la bellezza dell’imperfezione.

Il filosofo brasiliano utilizza un aneddoto personale legato alla sua infanzia per spiegare le differenze tra ieri e oggi, la società che cambia schiava dell’apparenza. In occasione dei suoi compleanni, quando era bambino, la casa era un continuo via vai di persone che si piazzavano in cucina e aiutavano la madre a cucinare prelibatezze da servire il giorno della festa. Giorno che arrivava, puntuale, portando con sé il caos tipico delle feste per bambini. Disordine che continuava a regnare in casa anche nei giorni successivi, quando piano piano si rimetteva in ordine.

Cosa succede oggi? Le feste si preparano seguendo precise tabelle di marcia: gli orari, le pietanze, l’animatore, gli spazi. Tutto viene perfettamente inserito in una casella e nessun errore è ammesso. Nell’arco di tre ore inizia e si consuma tutta la festa.

Eppure, spiega ancora Cortella, la bellezza della vita sta proprio nelle pieghe delle sue imperfezioni. La casa, poi, deve rappresentare il nido accogliente che ci ripara dal resto del mondo. Dentro deve riconoscersi il passaggio di chiunque significhi qualcosa nelle nostre esistenze. Gioie e dolori che costituiscono la vita si mischiano nelle stanze di casa.