Me

Nuova Caledonia, vittoria del No nel referendum per l’indipendenza dalla Francia

Il presidente francese Macron ha dichiarato di provare "immenso orgoglio" per la scelta della Nuova Caledonia

Immagine di copertina
Credit: Getty Images

Domenica 4 novembre 2018 il popolo della Nuova Caledonia è chiamato a votare per l’indipendenza dalla Francia, che controlla l’arcipelago nel Pacifico dal 19esimo secolo.

Le urne hanno segnato la vittoria del “no”, che ha raggiunto il  59,5 per cento dei voti, secondo quanto riportato dai media locali.

Le isole che formano la Nuova Caledonia hanno ottenuto negli anni sempre maggiore autonomia da Parigi, ma adesso chiedono di diventare completamente indipendenti.

Una volta conosciuti i risultati, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha dichiarato di provare “immenso orgoglio” per la scelta della Nuova Caledonia di respingere l’indipendenza dalla Francia e di “aver passato insieme questa tappa storica. Il dialogo è l’unico cammino percorribile”.

Il primo referendum – Nel 1987 si tennero infatti le prime consultazioni per mettere fine alla dipendenza da Parigi, ma il voto fu boicottato dai canachi, gli abitanti autoctoni, che rappresentano il 40 per cento della popolazione.

In quell’occasione, il referendum si concluse con il 98 per cento dei voti contro l’indipendenza.

L’umore alla vigilia del referendum – Nella capitale, Noumea, la campagna elettorale è stata molto intensa, ma la situazione non sembra essere tesa.

“L’umore dei cittadini di Noumea è abbastanza tranquillo”, ha raccontato Catherine Ris, professore di economia dell’Università della Nuova Caledonia ad Al Jazeera.

“I partiti politici e i cittadini stanno facendo campagna elettorale e sostengono le proprie opinioni pacificamente. Ci sono tanti incontri, manifesti per le strade e fogli stampati con il rosso, il blu e il verde dei canachi e del Fronte di Liberazione socialista nazionale (FLNKS)”.

La popolazione – Il 27 per cento degli abitanti della Nuova Caledonia è di origine europea (principalmente francese) e il 39 per cento sono indigeni. La restante parte è formata da migranti provenienti da altre isole del Pacifico e dalla più ampia area dell’Asia.

Nel paese rimangono forti divisioni tra chi continua ad essere leale nei confronti della Francia e i movimenti indipendentisti che vogliono ottenere l’indipendenza.

Gli accordi con la Francia – I canachi si sono spesso battuti per il riconoscimento dei loro diritti e la loro maggiore preoccupazione era che l’immigrazione dall’Europa li privasse delle loro terre.

Per risolvere la situazione, sono stati siglati due diversi trattati: il Matignon Accord del 1988, firmato per  creare uno sviluppo più equo nella società della Nuova Caledonia; e l’accordo di Noumea del 1998, che ha aperto la strada a una maggiore autonomia basata su un’idea di “sovranità condivisa”, sul riconoscimento dell’identità e dei diritti di canachi e la possibilità di tenere un  referendum nel 2018.

Lo scontro con Parigi – Non tutti i cittadini sono soddisfatti dei risultati portati dagli accordi: “La Francia ci ha tolto tanto, e i nostri problemi economici rimangono”.

“Chi dice che la Nuova Caledonia ha beneficiato del suo passato coloniale, pensa spesso alla capitale Nouméa”, spiegano i leader indipendentisti, che ancora lamentano i danni provocati dalla Francia e l’inconsistenza dei miglioramenti che si sono avuti negli ultimi 30 anni di decolonizzazione.

“Trenta anni sono troppo brevi dopo 165 anni sotto il dominio coloniale. Viviamo ancora in povertà”, ha dichiarato Odette Moindou, un politico di Thio e un attivista indipendentista. “Non abbiamo avuto il tempo di far sentire la nostra voce”.