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Selvaggia Lucarelli contro gli animalisti che criticano il palio di Siena: “I senesi i cavalli li amano, li venerano”

"Perché non saranno gli animalisti a farmi cambiare idea sul Palio di Siena":

Immagine di copertina

“Partiamo col dire che l’edizione del palio di Siena a cui ho assistito sabato pomeriggio è stata particolarmente serena: un solo fantino rimasto in sella, uno svenuto (ma sano), uno ferito (ma salvo) un volontario ferito (salvo anche lui), Raol, il povero cavalo della Giraffa, abbattuto dopo una brutta caduta e la vittoria della Tartuca con il cavallo scosso. Ci mancava solo che un Airbus in avaria si abbattesse su Piazza del Campo”. Inizia così l’articolo di Selvaggia Lucarelli sul palio di Siena straordinario, apparso su Il Fatto e poi pubblicato su Facebook, che si è svolto sabato 20 ottobre e durante il quale è rimasto ferito il cavallo della Giraffa, che è morto qualche ora dopo.

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La morte del cavallo ha provocato l’ira funesta degli animalisti, che ne hanno chiesto l’abolizione. Anche Vittorio Feltri è intervenuto sulla questione, sostenendo che si tratta di uno “spettacolo inguardabile condito con le solite crudeltà oscene, che va eliminato in nome della civiltà”.

“Siccome anche io ero lì e mi sono permessa di postare delle foto e scrivere che stavo assistendo a qualcosa di incredibile, ora mi ritrovo gli animalisti che insultano me e i miei avi fino al capostipite e mi augurano di reincarnarmi in biada per cavalli. Per carità, comprendo il dispiacere e pure l’assunto di partenza degli animalisti, ci sono però due cose di cui gli animalisti non tengono conto: la prima è che l’abolizione del palio di Siena è probabile quanto la conversione all’omosessualità di Silvio Berlusconi”, scrive ancora la Lucarelli.

Secondo la giornalista, la morte del cavallo dispiace più ai senesi che agli animalisti. “Il senese ha una tale venerazione per i cavalli che quelli che corrono vengono benedetti direttamente in Chiesa e se non ci fosse quel particolare che di tanto in tanto nitriscono rumorosamente, probabilmente il prete gli farebbe pure celebrare messa. Basta parlare con un qualunque contradaiolo per sentirsi dire che a Siena del fantino non frega nulla a nessuno perché è un mercenario, ma il cavallo è sacro”

La polemica contro il palio di Siena, difeso come qualcosa di sacro da senesi ed estimatori, e additato come una macabra tortura al pari della corrida da animalisti, è antica.

Nel lungo post Selvaggia racconta della storica rivalità tra le contrade, delle tradizioni che caratterizzano il palio e dell’usanza di picchiarsi tra contrade rivali.

“Qui un posto-finestra sulla piazza, il giorno del Palio, costa quanto un post a pagamento della Ferragni. Qui al fantino nei giorni prima della gara si ritira il cellulare come se stesse andando in seminario”, scrive ancora la Lucarelli.

“Qui se sei dell’Oca vuoi vincere, sì, ma più di tutto vuoi fare perdere la Torre. Qui un fantino, per una singola vittoria, pur intascare 200 000 euro, e anche molto di più. Qui quando c’è il Palio cambia la viabilità in città e l’ordine pubblico diventa un concetto elastico. Qui se sei un turista e ti vedono fare una foto a un cavallo ferito puoi finire al macello al posto del cavallo.
Qui gli animalisti che sbraitano a migliaia sul web, in città si sono avvicinati mezza volta, perché sanno bene che toccare il palio a un senese è come toccare la Boschi a Renzi. E alla fine tengono all’incolumità dei cavalli ma sotto sotto un po’ più alla loro”, scrive ancora la Lucarelli, che poi entra nel merito della vicenda di Raol, il cavallo della giraffa morto.

“Prima della brutta notizia, sulle sorti del cavallo Raol giravano le ipotesi più svariate: è vivo, è morto, è morto e risorto, è il piatto del giorno all’osteria del centro, è stato scritturato per uno spaghetti western che girano a Poggibonsi, se l’è comprato Putin per la prossima foto in sella a petto nudo, gli sono spuntate su due ali ed è volato via verso la Val D’Orcia come Pegaso. Poi la verità è venuta fuori e nei quartieri di tante contrade, sabato sera, c’era un silenzio spettrale”, racconta la giornalista.

“Il Palio- e su questo non ho alcun dubbio- nessuno lo fermerà. Perché è uno spettacolo suggestivo e sovrumano, in cui ad ogni galoppo ci si sente nel 1600. E anche un po’ parte di qualcosa. Di folle, forse, e di spietato, come la storia. “Siete attenti all’orrore di un attimo e non a un amore che dura da secoli. Condannateci pure a morte, ma sappiate che moriremo a cavallo”. Lo ha scritto ieri un’allevatrice senese. Folle, appassionata, infervorata. Come il Palio. Come i senesi”.