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Flat tax: cosa prevede la manovra di governo 2019

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Tra i punti chiave della politica economica e fiscale del governo Conte c’è la famigerata Flat Tax.

Qui tutto quello che c’è da sapere sulla manovra da 37 miliardi approvata, dopo giorni di tensioni, dal Consiglio dei ministri la sera di lunedì 15 ottobre e inviata alla Commissione europea.

Per i lavoratori autonomi, è prevista una flat tax al 15 per cento. L’obiettivo è estendere la platea dei professionisti che optano per il regime di trasparenza con ricavi fino a 65mila euro. Dai 65mila ai 100mila euro si pagherebbe un 5 per cento addizionale. Le start up e le attività avviate dagli under 35 avrebbero uno sconto al 5 per cento. Il costo è di circa 600 milioni il primo anno e di 1,7 miliardi a regime.

Il Governo, con la nota di aggiornamento al Def, ha programmato di fissare per il 2019 il rapporto deficit/Pil al 2,4 per cento: un livello giudicato rischioso dall’Unione europea a causa dell’elevato debito pubblico italiano.

Nella nota di aggiornamento sono stati inseriti i 3 punti principali già presenti nel contratto di governo sottoscritto dai due partiti di maggioranza, Movimento Cinque Stelle e Lega: introduzione del reddito di cittadinanza e della flat tax e il superamento della legge Fornero sulle pensioni.

Flat tax per le persone fisiche

Cavallo di battaglia della Lega, la flat tax inserita nel Def (Documento di economia e finanza) prevede la creazione, entro la fine della legislatura, di due sole aliquote: una del 23 per cento per i redditi fino a 75mila euro e un’altra del 33 per cento per quelli superiori.

Prevista invece per il 2020 la riduzione delle imposte per i lavoratori dipendenti ed i pensionati. Sempre nel 2020 il Def prevede il passaggio da 5 a 3 delle aliquote attuali dell’Irpef, uno sgravio che potrebbe essere finanziato attraverso la rimodulazione delle aliquote Iva e il taglio delle spese fiscali.

Flat Tax per piccole imprese e partite Iva

I primi ad essere interessati dalla flat tax saranno invece le piccole imprese.

Il Def prevede un prelievo fisso del 15 per cento per le partite Iva che secondo la Lega dovrebbe interessare oltre un milione di italiani.

Si tratta quindi di un allargamento del fisco forfettario che include l’Iva: il beneficio nel 2019 per i contribuenti riguarderà dunque l’imposta sul valore aggiunto, per poi spostarsi nel 2020 sui redditi guadagnati.

Cos’è la Flat tax

Con flat tax (letteralmente “tassa piatta”) ci si riferisce a un sistema fiscale che applica la stessa tassazione, in termini di aliquota, a tutti i contribuenti, indipendentemente dal loro reddito.

Differisce quindi dai sistemi di tassazione progressiva, che differenziano le aliquote a seconda dei redditi dei contribuenti.

In Italia, che come la quasi totalità dei paesi occidentali adotta un sistema progressivo, l’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) si applica sulla base di scaglioni che vanno dal 23 al 43 per cento.

Coloro che guadagnano di meno versano allo stato il 23 per cento (in Italia ciò vale per i redditi fino a 15mila euro, ad esclusione della no tax area), mentre per chi guadagna più di 75mila euro l’aliquota è del 43 per cento.

Con la flat tax, queste differenti soglie verrebbero uniformate, e a tutti i contribuenti verrebbe applicata la medesima aliquota fiscale.

Per fare un esempio, con una flat tax al 30 per cento, chi guadagna 100mila euro l’anno ne verserebbe 30mila alle casse dello stato, mentre chi ne guadagna 30mila ne verserebbe 9mila.