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La Grecia ha detto addio alla Troika, ma la crisi è davvero finita?

Atene è uscita dal programma di aiuti internazionali a cui era soggetta dal 2010: ecco qual è lo stato di salute della sua economia dopo otto anni di austerity

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La crisi greca è iniziata ne 2009. Credit: AFP PHOTO / Louisa GOULIAMAKI

Il 20 agosto 2018 la Grecia è formalmente uscita dal programma di aiuti internazionali a cui era soggetta dal 2010 a causa della crisi economica.

In questi otto anni, in cambio dell’approvazione di rigidi provvedimenti finanziari, Atene ha ricevuto complessivamente circa 326 miliardi di euro dalla cosiddetta Troika, l’organismo composto da Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale.

La politica di austerity scelta dalla Ue per gestire la crisi greca è stata oggetto di forti critiche. I forti tagli imposti dai creditori internazionali hanno infatti duramente provato il tessuto sociale del Paese ellenico, facendo aumentare la disoccupazione, il tasso di povertà e spingendo molti greci a emigrare all’estero.

L’uscita dal programma aiuti segna l’addio alla Troika. “Sono finiti otto anni di Odissea”, ha commentato il premier, Alexis Tsipras. Ma la crisi è davvero finita^ Nelle prossime righe cerchiamo di rispondere a questa domanda.

La crisi della Grecia

La crisi greca esplode nel 2009, quando l’allora primo ministro socialista, George Papandreou, appena eletto, rivela che i precedenti governi hanno falsificati il bilancio dello Stato per consentire al Paese di essere ammesso nell’Unione europea.

“Il deficit ammonta al 12,7 per cento del Prodotto interno lordo (Pil) e il debito pubblico sfiora i 300 miliardi di euro: rischiamo di soffocare sotto la mole del nostro debito”, dichiara il premier.

Alla luce di questi numeri, la fiducia degli investitori crolla e i rendimenti dei titoli di Stato greci si impennano: Atene rischia il default e si teme anche per la tenuta dell’euro.

Nella primavera del 2010 la Grecia chiede aiuto alla comunità internazionale. A maggio arriva dalla Troika l’ok al primo pacchetto di aiuti: 110 miliardi di euro che saranno erogati in più tranche nell’arco di tre anni.

In cambio, il Governo accetta un rigido piano di austerity, che prevede tagli alla spesa pubblica e massicce privatizzazioni. Nei mesi successivi la disoccupazione e il tasso di povertà nel Paese ellenico registrano un’impennata. Si organizzano scioperi e manifestazioni di protesta.

Malgrado il maxi-prestito e la cura dimagrante per il bilancio pubblico, la situazione finanziaria resta grave: nel 2012 Ue, Bce e Fmi danno il via libera al secondo pacchetto di aiuti, da 130 miliardi di euro.

A maggio dello stesso anno in Grecia si tengono le elezioni politiche, da cui però non esce alcuna maggioranza. Un mese dopo si torna al voto: il quadro politico resta molto frammentato, ma Antonis Samars, leader del partito di centrodestra Nuova Democrazia, riesce a diventare premier con il sostegno del Partito socialista (Pasok).

Alla fine del 2014 il Pil nazionale torna a crescere, segnando nel terzo trimestre +0,7 per cento. Ma il tessuto sociale greco è ancoro duramente provato.

Nel gennaio 2015 il partito di sinistra Syriza, guidato da Alexis Tsipras, trionfa alle elezioni con un programma profondamente critico rispetto alle politiche di austerity e di accondiscendenza rispetto ai creditori internazionali.

A luglio dello stesso si registra un duro braccio di ferro tra il nuovo governo greco e la Troika sullo sblocco del terzo programma di aiuti. Tsipras indice un referendum che vede affermarsi in modo netto il No alle condizioni imposte da Ue, Bce e Fmi, che comporterebbero nuovi sacrifici.

Dopo la consultazione popolare, per qualche giorno si fa largo l’ipotesi dell’uscita del Paese dall’euro e di un ritorno alla dracma. Tuttavia alla fine il premier accetta il piano della Troika e Atene ottiene il terzo pacchetto di prestiti da 86 miliardi.

Tra le misure imposte dalla Troika, la riforma dell’Iva e l’abolizione delle baby pensioni.

Questo terzo piano di aiuti si è concluso nel giugno 2018, quando i ministri dell’Unione europea hanno appurato che il Governo ellenico ha adottato tutte le riforme che gli erano state chieste per sbloccare l’ultima tranche del prestito, del valore di 15 miliardi di euro.

Durante questi otto anni in cui è stato sotto la stretta vigilanza della Troika la Grecia ha dovuto sopportare pesanti tagli al bilancio pubblico che hanno portato, ad esempio, 700mila persone di classe media ad essere a rischio povertà.

Per risanare il bilancio pubblico il governo greco ha avviato una serie di massicce privatizzazione: la maggioranza degli aeroporti greci sono oggi in mano a gruppi tedeschi, mentre le ferrovie statali sono state acquisite dalla Fs italiana.

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Come sta oggi l’economia della Grecia

La Grecia è uscita dal piano di aiuti internazionali, ma lo stato di salute della sua economia resta grave.

Rispetto all’inizio della crisi, il debito pubblico è cresciuto nettamente, sia in termini assoluti sia in rapporto al Pil.


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A fronte dei 300 miliardi di esposizione rivelati da Papandreou nel 2009, oggi siamo a oltre 343 miliardi, un valore pari a circa il 180 per cento del Pil.

Inoltre, sebbene sia in fase discendente, la disoccupazione sfiora il 20 per cento (dato rilevato a maggio 2018): su una popolazione complessiva di 10 milioni di perone, ci sono oltre 900mila disoccupati.


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Il Prodotto interno lordo è tornato a crescere, ma il +0,8 per cento registrato nel primo trimestre del 2018 non consente di tenere il passo con l’incremento del debito.

Il Governo ellenico nei prossimi anni resterà sempre sotto la vigilanza della Troika. Ue, Bce e Fmi verificheranno infatti ogni mese il rispetto delle riforme concordate e, in caso positivo, concederanno un premio finanziario.


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