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La madre di Ahed Tamimi: “Solidarietà per mia figlia è razzista”
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Ahed Tamimi e la madre, Nariman al-Tamimi- Credits: AFP

La madre di Ahed Tamimi: “Solidarietà per mia figlia è razzista”

"Tutti i bambini che sono qui vivono sotto l'occupazione", ha aggiunto Narmian al-Tamimi

03 Ago. 2018
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Ahed Tamimi e la madre, Nariman al-Tamimi- Credits: AFP

Ahed Tamimi è una ragazza di 17 anni diventata il simbolo della resistenza palestinese contro l’occupazione israeliana.

La giovane ha scontato 8 mesi di detenzione dopo che un tribunale militare l’aveva condannata per aver schiaffeggiato nel dicembre del 2017 due militari israeliani nel villaggio di Nebi Saleh, in Cisgiordania. È stata rilasciata il 29 luglio 2018.

Per questo gesto di coraggio e per la determinazione dimostrata nelle carceri israeliane, Tamimi oggi è una star non soltanto in Palestina, ma in tutto il mondo. Il video in cui schiaffeggia il poliziotto, ad esempio, è diventato virale e visto migliaia di volte su YouTube.

Lo street artist italiani Jorit è stato anche arrestato (e successivamente rilasciato) in Cisgiordania per aver dipinto un murales sulla barriera che separa i territori palestinesi da Israele e che rappresenta proprio la ragazza,

Secondo la madre Nariman al-Tamimi, però, tutta l’attenzione mediatica internazionale che la storia della figlia ha ottenuto può essere spiegata con il razzismo.

“Francamente è probabilmente per il suo aspetto che Ahed ha ottenuto solidarietà da tutto il mondo. E questo è razzista”, ha detto Nariman all’agenzia Anadolu.

“Tantissimi altri bambini palestinesi sono nella stessa posizione di Ahed ma non hanno ricevuto questa attenzione”, ha continuato.

“Anzi, una giornalista di Haaretz ha anche scritto un pezzo sul motivo per cui simpatizza con Ahed una volta, quando hanno provato ad arrestarmi”, racconta la mamma della 17enne. “E ha detto che quando mi hanno arrestata, ha pianto perché Ahed assomigliava tanto a lei”.

Ahed, dai ricci capelli biondi e la pelle chiara, non ricorda forse l’immagine che si ha normalmente in mente quando si pensa a un ragazzino palestinese.

“Quindi, magari il mondo ha mostrato più solidarietà verso Ahed perché assomiglia di più ai loro figli. Ma tutti i bambini della Palestina sono Ahed Tamimi”. Questa l’aspra conclusione della donna.

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Ahed Tamimi.

Chi é Ahed Tamimi

Ahed Tamimi è una ragazza di 17 anni diventata simbolo della lotta palestinese contro Israele dopo che è circolato un video che la riprende mentre aggredisce dei soldati dell’esercito israeliano.

I fatti risalgono al 14 dicembre, quando Mohamed Tamimi, 14 anni, cugino di Ahed, viene colpito da un proiettile sparato a distanza ravvicinata da un soldato israeliano rimanendo ferito alla mascella, riuscendo tuttavia a sopravvivere.

Poco dopo le truppe israeliane si presentarono nell’abitazione della famiglia di Ahed, la quale scacciò in malo modo i soldati intimandogli di uscire con spinte tentativi di schiaffi.

La scena è stata ripresa dalla madre della ragazza che ha poi postato in rete il filmato, diventato presto virale

Ahed è stata arrestata il 19 dicembre, accusata di aver spinto un soldato fuori dal cortile di casa sua. La giovane, arrestata insieme alla madre che aveva ripreso e messo in rete la scena incriminata, dovrà affrontare un processo davanti al tribunale militare israeliano per rispondere di 12 capi di imputazione. Il processo comincia il 15 gennaio.

Il 29 luglio 2018 la ragazza è stata rilasciata.

La ragazza proviene da Nabi Saleh, un piccolo paese della Cisgiordania abitato da poche centinaia di persone, circondato da insediamenti israeliani.

Quando aveva 9 anni, nel dicembre 2009, nel suo villaggio cominciarono numerose proteste contro l’occupazione militare e per ottenere l’accesso libero ad una fonte d’acqua, minacciata dalla vicina colonia. Da allora Ahed è sempre stata al centro delle manifestazioni diventando una vera e propria icona di ribellione.

La famiglia Tamimi è molto attiva nelle proteste nei confronti di Israele.

Bassem Tamimi, il padre di Ahed, è un noto esponente di al-Fatah, il partito del presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen.

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