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Nel Regno Unito gli studenti universitari si prostituiscono per pagarsi gli studi

Riuscire a pagare le spese universitarie non è sempre facile per gli studenti e spesso ricorrere ad un prestito può non bastare. Per questo, alcuni di loro, sono spinti ad offrire prestazioni sessuali a pagamento

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Frédéric Cirou / AltoPress / PhotoAlto

Riuscire a pagare le spese universitarie non è sempre facile per gli studenti e spesso ricorrere ad un prestito può non bastare.

Secondo un recente studio condotto su un campione di 3.167 studenti del Regno Unito, è emerso che il 78 per cento di questi fatica a coprire i costi accademici.

Per questo, alcuni di loro, sono spinti ad offrire prestazioni sessuali a pagamento.

Secondo i dati della National Student Money Survey, più di uno studente su 10 “usa il proprio corpo” per guadagnare denaro quando si trova improvvisamente a corto di fondi.

Lo studio ha anche rilevato che esiste un 5 per cento di studenti  che, pur non trovandosi in stato di necessità economica, si presta a questo tipo di prestazioni.

In media, uno studente britannico riceve 600 sterline al mese dal prestito di mantenimento, a cui si aggiungono altre 138 sterline che vengono passate mensilmente dai genitori.

Tuttavia, con un costo della vita medio che arriva a 770 sterline al mese, sono molti gli studenti che restano senza soldi.

La ricerca ha rivelato che il 76 per cento degli studenti si affida a lavori part-time per avere delle entrate extra, che in moltissimi si dedicano al gioco d’azzardo e che circa l’11 per cento, come detto, vende il proprio corpo.

Jake Butler, esperto di gestione dei prestiti studenteschi, ha dichiarato in merito: “Ogni anno, il nostro sondaggio rivela che gli studenti sono coinvolti nel lavoro sessuale, sia per scelta sia perché sono a corto di opzioni”.

“È vero che negli ultimi anni c’è stato un miglioramento, ma le prostitute si trovano ancora di fronte a uno stigma ingiusto, e molti potrebbero temere ripercussioni dalla loro università sulla loro scelta di lavoro”, ha detto Butler.

“Le università devono continuare i loro sforzi per fornire supporto e creare spazi in cui gli studenti si sentano sicuri nell’accedere ai consigli, per garantire che tutti gli studenti siano consapevoli dei loro diritti e possano praticare il loro lavoro in sicurezza”.

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