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Il delegato della Corea del Nord vola a New York per discutere del summit Trump-Kim

Dopo aver cancellato il summit il presidente statunitense ha apprezzato i messaggi di disponibilità al dialogo arrivati da Pyongyang

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Donald Trump e Kim Jong-Un.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annullato lo storico vertice con il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, previsto per il 12 giugno 2018 a Singapore.

Ma, dopo che il regime di Pyongyang ha reagito con messaggi di apertura al dialogo, Trump ha clamorosamente detto che ci sono ancora speranze che il summit si tenga.

“Vedremo cosa accadrà, potrebbe anche essere il 12”, ha detto il presidente riferendosi alla data del 12 giugno originariamente fissata.

Il 29 maggio il vicepresidente del Comitato centrale del Partito dei lavoratori della Corea del Nord, Kim Young Chol, si è diretto a New York per discutere del summit con Donald Trump, che potrebbe tenersi nel prossimo mese.

“Abbiamo messo insieme un grande team per il nostro incontro con la Corea del Nord”, ha scritto Trump su Twitter.

“Al momento stiamo discutendo del summit e tanto altro. Kim Young Chol, il vicepresidente della Corea del Nord, sta arrivando a New York. Una solida risposta alla mia lettera, grazie!”

Dopo aver ricevuto la notizia del passo indietro degli Stati Uniti, la Corea del Nord, che nel frattempo ha smantellato un primo sito per i test nucleari, aveva fatto sapere di essere ancora disponibile a tenere l’incontro.

Trump ha annunciato la cancellazione dell’incontro giovedì 24 maggio con una lettera inviata a Kim in cui ha accusato il leader nordcoreano di aver avuto ultimamente un atteggiamento ostile nei confronti degli Usa.

Il presidente statunitense, inoltre, ha successivamente dichiarato che l’esercito statunitense è “pronto se necessario” a rispondere alle “azioni folli o insensate” della Corea del Nord.

“In considerazione dell’enorme rabbia e dell’aperta ostilità mostrata nelle tue ultime dichiarazioni, ritengo con tristezza che sia inappropriato, in questo momento, tenere questo incontro programmato a lungo”, ha scritto Trump nella lettera rivolta al suo omologo.

Nel suo messaggio il presidente ha affermato che “il mondo, e la Corea del Nord in particolare, hanno perso una grande opportunità per una pace duratura o per una grande ricchezza”.

“È un momento triste per la storia, se cambi idea chiamami o scrivimi”, ha scritto Trump.

Trump Kim

La lettera inviata dal presidente americano Trump al leader nordcoreano Kim Jong-un

Tuttavia la Corea del Nord ha fatto sapere di essere ancora disposta a sostenere colloqui con gli Stati Uniti “in qualsiasi momento in qualsiasi forma”.

Pyongyang si è detta sorpresa della decisione di Trump di cancellare il vertice: “Non ci aspettavamo l’improvviso annuncio sulla cancellazione del summit e non possiamo non trovarlo estremamente spiacevole”, ha detto il vice ministro degli Esteri, Kim Kye Gwan.

“Ribadiamo nuovamente la nostra volontà di sederci per un faccia a faccia in ogni momento e in qualunque forma per risolvere il problema”, ha però precisato il vice ministro.

Secondo Gwan, Kim si stava preparando al summit con Trump.

La possibilità che il summit venisse cancellato si era fatta sempre più concreta negli ultimi giorni, sebbene proprio oggi, giovedì 24 maggio, la Corea del Nord abbia smantellato un sito per i test nucleari.

Lo stesso Trump aveva detto martedì che c’era “una possibilità molto sostanziale” che il summit non si tenesse.

“Ci sono determinate condizioni che vogliamo, e penso che otterremo quelle condizioni, e se non lo facciamo la riunione non ci sarà”, aveva dichiarato.

In precedenza era stata la Corea del Nord a prospettare il rischio che l’incontro saltasse.

Il regime aveva detto di non essere interessato ai colloqui, se questi fossero serviti solo a mettere il paese all’angolo e a costringerlo ad abbandonare le armi nucleari.

Kim aveva anche annullato alcuni colloqui tra i delegati del Nord e del Sud in risposta alle esercitazioni militari tra Corea del Sud e Stati Uniti, chiamati “aggressori imperialisti”.

Inoltre, nelle ultime ore il regime di Pyongyang aveva definito “stupido e ignorante” il vicepresidente americano Mike Pence, secondo cui la Corea del Nord potrebbe fare la fine della Libia (qui le sue dichiarazioni).

A irritare la Corea erano state anche le parole del consigliere per la Sicurezza di Trump, John Bolton.

Bolton aveva detto che la Libia potrebbe servire da modello per persuadere la Corea del Nord a rinunciare al suo programma di armi nucleari.

La morte dell’ex leader libico, Muammar Gheddafi, è stata spesso usata dal Nord come giustificazione per il mantenimento del proprio programma di sviluppo di armi nucleari.

Agli inizi del Duemila Gheddafi accettò di abbandonare il suo programma nucleare in cambio di un alleggerimento delle sanzioni internazionali contro il paese.

Nel 2011 il leader libico fu rovesciato e ucciso dai ribelli appoggiati da Washington.

Trump ha successivamente smentito Bolton. “Il modello della Libia non è quello che abbiamo in mente quando pensiamo alla Corea del Nord”, ha dichiarato.

Tuttavia, il suo vice, Pence, ha rincarato la dose. “La Corea del Nord potrebbe fare la fine della Libia, se non riuscirà a concludere un accordo nucleare con Washington”, ha dichiarato.

Le sue parole hanno nuovamente scatenato la dura reazione di Pyongyang, che ha definito Pence “stupido e ignorante”.

Queste recenti scintille avevano reso nuovamente roventi i rapporti tra i due paesi, che negli ultimi tempi erano sensibilmente migliorati grazie anche alla mediazione della Corea del Sud.

Nel weekend di Pasqua il segretario di stato Mike Pompeo aveva incontrato in segreto Kim Jong-un per programmare lo storico vertice tra il leader nordcoreano e il presidente americano Trump.

Quello tra Pompeo e Kim è stato il contatto di massimo livello tra i due paesi dal 2000, quando l’allora segretario di stato Madeleine Albright aveva incontrato Kim Jong-il, il defunto padre dell’attuale leader, per discutere di questioni strategiche.

Un’ulteriore passo verso la distensione era stato rappresentato da un altro storico summit, quello tra Kim e il presidente sudcoreano Moon Jae-in, tenuto il 27 aprile.

In quell’occasione i due leader avevano annunciato la fine della guerra nella penisola coreana, dopo l’armistizio del 1953.

“Non ripeteremo gli errori del passato”, aveva detto Kim. “Siamo una stessa famiglia e dobbiamo garantire un futuro di pace alle nostre popolazioni”.

In precedenza più volte il leader supremo si era detto disponibile a discutere dell’abbandono del programma nucleare da parte della Corea del Nord, ma solo se la sicurezza del suo paese fosse garantita.

Kim aveva anche espresso la volontà di avere colloqui “schietti” con gli Stati Uniti sui modi per realizzare la denuclearizzazione della penisola e normalizzare i rapporti bilaterali tra i due paesi.

La cancellazione del vertice fra il leader supremo e Trump rappresenta un durissimo colpo al processo di distensione tra Usa e Corea del Nord.