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Tra Usa e Corea del Nord i rapporti sono tornati molto tesi

Pyongyang definisce "stupido" il vicepresidente americano Pence, secondo cui il regime asiatico potrebbe fare la fine della Libia: a rischio il vertice tra Kim e Trump in programma il 12 giugno

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Dopo qualche settimana in cui era trapelato un clima di distensione nelle relazioni bilaterali, negli ultimi giorni tra i due paesi sono volate parole forti. Credit: Afp/Ina Fassbender/dpa

Nonostante lo smantellamento di un sito per test nucleari nordcoreano, i rapporti tra Stati Uniti e Corea del Nord sono tornati a essere molto tesi.

Dopo qualche settimana in cui era trapelato un clima di distensione nelle relazioni bilaterali, negli ultimi giorni tra i due paesi sono volate parole forti.

Il regime di Pyongyang ha definito “stupido e ignorante” il vicepresidente americano Mike Pence, secondo cui la Corea del Nord potrebbe fare la fine della Libia (qui le sue dichiarazioni).

Lo storico vertice tra il presidente americano, Donald Trump, e il leader nordcoreano, Kim Jong-un, in programma per il 12 giugno 2018 a Singapore, è ora più che mai a rischio.

Trump ha detto che c’è “una possibilità molto sostanziale” che il summit non si tenga.

“Ci sono determinate condizioni che vogliamo, e penso che otterremo quelle condizioni, e se non lo facciamo la riunione non ci sarà”, ha spiegato il presidente.

Nei giorni precedenti era stata la Corea del Nord a prospettare il rischio che l’incontro salti.

La Corea del Nord non è interessata ai colloqui, se questi “serviranno solo a metterci all’angolo e costringerci ad abbandonare le armi nucleari”, aveva dichiarato il primo vice ministro degli Esteri, Kim Kye-gwan.

Poco prima, il leader Kim Jong-un aveva annullato alcuni colloqui che erano in programma tra i delegati del Nord e del Sud in risposta alle esercitazioni militari tra Corea del Sud e Stati Uniti, definiti “aggressori imperialisti”.

A irritare il regime di Pyongyang erano state in particolare le parole del consigliere per la Sicurezza di Trump, John Bolton.

Bolton aveva detto che la Libia potrebbe servire da modello per persuadere la Corea del Nord a rinunciare al suo programma di armi nucleari.

La morte dell’ex leader libico, Muammar Gheddafi, è stata spesso usata dal Nord come giustificazione per il mantenimento del proprio programma di sviluppo di armi nucleari.

Agli inizi del Duemila Gheddafi accettò di abbandonare il suo programma nucleare in cambio di un alleggerimento delle sanzioni internazionali contro il paese.

Nel 2011 il leader libico fu rovesciato e ucciso dai ribelli appoggiati da Washington.

Trump ha successivamente smentito Bolton. “Il modello della Libia non è quello che abbiamo in mente quando pensiamo alla Corea del Nord”, ha dichiarato.

Tuttavia, il suo vice, Pence, ha rincarato la dose.

“La Corea del Nord potrebbe fare la fine della Libia, se non riuscirà a concludere un accordo nucleare con Washington”, ha dichiarato.

Le sue parole hanno nuovamente scatenato la dura reazione di Pyongyang, che ha definito Pence “stupido e ignorante”.

“Non posso contenere la mia sorpresa per queste osservazioni ignoranti e stupide che escono dalla bocca del vicepresidente degli Stati Uniti”, ha detto il vice ministro degli Esteri Choe Son Hui.

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“Non supplicheremo gli Stati Uniti per il dialogo, né ci prenderemo la briga di persuaderli se non vogliono sedersi con noi”.

Choe ha aggiunto che, se da Washington continueranno ad arrivare simili minacce, raccomanderà a Kim di cancellare il vertice con Trump.

Queste recenti scintille rendono nuovamente roventi i rapporti tra i due paesi, che negli ultimi tempi erano sensibilmente migliorati grazie anche alla mediazione della Corea del Sud.

Nel weekend di Pasqua il segretario di stato Mike Pompeo aveva incontrato segretamente Kim Jong-un per programmare lo storico vertice tra il leader nordcoreano e il presidente americano Trump.

Quello tra Pompeo e Kim è stato il contatto di massimo livello tra i due paesi dal 2000, quando l’allora segretario di stato Madeleine Albright aveva incontrato Kim Jong-il, il defunto padre dell’attuale leader, per discutere di questioni strategiche.

Un’ulteriore passo verso la distensione è stato rappresentato da un altro storico summit, quello tra Kim e il presidente sudcoreano Moon Jae-in.

 

In quell’occasione i due leader avevano annunciato la fine della guerra nella penisola coreana, dopo l’armistizio del 1953.

“Non ripeteremo gli errori del passato”, aveva detto Kim. “Siamo una stessa famiglia e dobbiamo garantire un futuro di pace alle nostre popolazioni”.

In precedenza più volte il leader supremo si era detto disponibile a discutere dell’abbandono del programma nucleare da parte della Corea del Nord, ma solo se la sicurezza del suo paese fosse garantita.

Kim aveva anche espresso la volontà di avere colloqui “schietti” con gli Stati Uniti sui modi per realizzare la denuclearizzazione della penisola e normalizzare i rapporti bilaterali tra i due paesi.

A questo punto fondamentale sarà vedere se l’incontro in programma con Trump si terrà o meno.

La Corea del Sud ha tentato di gettare acqua sul fuoco dicendo che il summit ci sarà al 99,9 per cento.

Un’eventuale cancellazione del vertice rappresenterebbe un duro colpo al processo di distensione tra Usa e Corea del Nord.