Me

Nestlé acquista i diritti dei prodotti di Starbucks per oltre 7 miliardi di dollari

La Nestlé ha chiuso un accordo con Starbucks per commercializzare i prodotti di consumo e alimentari della catena di caffetterie a livello globale, al di fuori dei coffee shop dell'azienda

Immagine di copertina
Un coffe shop Starbucks. / Afp photo / Hector Retamal

La Nestlé, società multinazionale attiva nel settore alimentare, ha chiuso un accordo con Starbucks per commercializzare i prodotti di consumo e alimentari della catena di caffetterie a livello globale, al di fuori dei coffee shop dell’azienda.

Lo ha annunciato la stessa Nestlé il 7 maggio 2018, la quale verserà nelle casse di Starbucks una cifra pari a 7,15 miliardi di dollari.

Nestlé si aspetta che l’accordo contribuisca positivamente ai suoi guadagni e agli obiettivi di crescita organica a partire dal 2019.

Starbucks ha detto che utilizzerà i proventi per accelerare i riacquisti di azioni, prevedendo ora di restituire circa 20 miliardi di dollari attraverso riacquisti e dividendi nel il 2020.

Nestlé prevede di utilizzare il marchio Starbucks nei suoi sistemi a capsule Nespresso e Dolce Gusto.

L’alleanza sottolinea gli sforzi di Nestlé per catturare i clienti degli Stati Uniti, dove il marchio che produce, tra gli altri, Nespresso e Nescafe è stato superato dalla società concorrente JAB Holding Co.

“Con Starbucks, Nescafe e Nespresso, riuniamo tre marchi iconici nel mondo del caffè”, ha dichiarato Mark Schneider, Chief Executive Officer di Nestlé.

Circa 500 dipendenti di Starbucks entreranno a far parte di Nestlé, la quale ha dichiarato che il suo programma di riacquisto di azioni in corso rimarrà invariato.

L’accordo, dal quale sono esclusi i prodotti pronti da bere e tutte le vendite all’interno dei coffee shop Starbucks, dovrebbe perfezionarsi entro la fine del 2018.

Mentre Starbucks detiene lo scettro nel mercato statunitense di caffè, con un giro di affari da 13,8 miliardi di dollari, Nescafe e Nespresso detengono i primi posti a livello mondiale, secondo quanto riporta l’indicatore Euromonitor.