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Elezioni Friuli Venezia Giulia 2018 | Chi è Alessandro Fraleoni Morgera: “Serracchiani ha distrutto il sistema sanitario regionale”
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Elezioni Friuli Venezia Giulia 2018 Fraleoni Morgera M5S

Elezioni Friuli Venezia Giulia 2018 | Chi è Alessandro Fraleoni Morgera: “Serracchiani ha distrutto il sistema sanitario regionale”

TPI ha intervistato Alessandro Fraleoni Morgera, 48 anni, candidato del Movimento 5 Stelle alla presidenza del Friuli Venezia Giulia

Elezioni Friuli Venezia Giulia 2018 Fraleoni Morgera M5S

Elezioni Friuli Venezia Giulia 2018 | Chi è Alessandro Fraleoni Morgera, candidato M5S

Alessandro Fraleoni Morgera è il candidato del Movimento Cinque  Stelle alla presidenza della regione Friuli Venezia Giulia per le elezioni del 29 aprile 2018.

Nato a Roma, ha vissuto a Bologna e si è trasferito a Trieste nel 2008. Fraleoni Morgera ha 48 anni e lavora come ricercatore a tempo determinato al dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Trieste.

Dopo aver militato in precedenza in Alleanza Nazionale, è entrato nel Movimento nel 2012.

Ha portato avanti la campagna “se potessi avere 1.000 euro al mese”, per incrementare il salario dei dottorandi.

Anche in Friuli Venezia Giulia si fa sentire il problema della disoccupazione giovanile. Cosa si può fare in merito?

L’occupazione giovanile è un problema, sopratutto perché costringe i giovani a migrare e questo spopola la nostra terra e impedisce alle famiglie di attuare i propri progetti di coppia.

Noi dobbiamo lavorare dal punto di vista della progettualità, sulla creazione di lavoro che possa essere utile per i prossimi 20-30 anni almeno, puntando sul manifatturiero e sul turismo.

Abbiamo una bellezza culturale e paesaggistica incredibile. Dobbiamo puntare di più sul turismo.

Poi, vogliamo lavorare sulla creazione di innovazione all’interno delle imprese, facendo leva sul fatto che in regione abbiamo un’altissima percentuale di ricercatori, di cui 4mila precari.

Pensiamo a incentivi agli imprenditori che investono in ricerca e sviluppo in collaborazione con l’università, come la decontribuzione per gli imprenditori che assumono ricercatori in uscita dagli enti di ricerca.

Ma pensiamo anche a istituire un fondo per la protezione della proprietà intellettuale per le piccole e medie imprese finanziate dalla regione, perché fare un brevetto e mantenerlo costa tanto.

Inoltre la regione deve diventare la prima acquirente di prodotti e processi innovativi, in modo da aiutare le aziende.

In questo modo si possono creare attività e posti di lavoro in settori appunto innovativi, che continueranno a essere attivi per gli anni a venire e non semplicemente buttando soldi pensando solo al presente e non al futuro.

Noi vogliamo che i nostri figli possano lavorare in regione e vogliamo preparare le condizioni perché ci siano posti di lavoro innovativi, che durino nel tempo e che siano di qualità.

Non possiamo tollerare che oggi ci siano dei lavori dove le persone lavorano due o tre giorni a settimana, per tre o quattro ore al giorno e in seguito a questo non siano in grado di fare un progetto di famiglia. Noi abbiamo grossi problemi di natalità, che derivano principalmente dal fatto che non c’è certezza del lavoro e quindi spesso i lavori che ci sono sono sottopagati.

Perché, secondo lei, queste potenzialità sia dal punto di vista del turismo che dal punto di vista industriale oggi non vengono sfruttate? 

Uno dei motivi principali riguarda le infrastrutture della regione, che sono carenti, sopratutto in ambito ferroviario. Nel 2018 abbiamo ancora tratti a binario unico.

Abbiamo anche problematiche di infrastruttura informatica. Qualche giorno fa ero a un convegno di Confindustria a Udine e un’imprenditrice ha detto che la dorsale di rete accanto al suo capannone è spenta.

Bolzonello, vicepresidente della giunta uscente (e candidato presidente del centrosinistra, ndr), ha detto che viene tenuta spenta “perché costerebbe tanto tenerla accesa, visto che non ci sono tante persone in quella zona”.

Io non avevo diritto di replica però avrei voluto dire al ragionier Bolzonello: “Quanto ci costa tenerla spenta?”.

L’infrastruttura informatica è il primo asse strategico per poter lavorare nel nostro periodo storico e se non la sfruttiamo in maniera adeguata non si va da nessuna parte.

Vogliamo digitalizzare tutta la pubblica amministrazione, compreso il comparto sanitario, dobbiamo lavorare sul turismo e sull’innovazione per creare posti sostenibili nel tempo e di qualità.

Inoltre puntiamo su settori specifici, come la robotica e le biotecnologie: abbiamo bisogno di creare competenze specifiche in settori che domani cresceranno, inclusa l’elettrificazione dei veicoli e quindi il comparto batterie.

Come valuta la gestione della presidente uscente Serracchiani (Pd)?

La reputo assolutamente insufficiente: ha distrutto il sistema sanitario regionale. Ad oggi ci sono delle file d’attesa molto lunghe per le visite specialistiche e io stesso ho avuto un problema in questo senso.

Inoltre Serracchiani ha fatto una riforma degli enti territoriali assolutamente carente in quasi tutti i comuni della regione.

L’unico provvedimento non fallimentare è stato il rilancio impresa, che riguardava una serie di provvedimenti tampone per controllare la crisi del manifatturiero che ha colpito la regione.

Da questo punto di vista riteniamo che sia stato un provvedimento che è riuscito a tamponare l’emergenza, ma ha difettato perché non ha posto le basi per rinvigorire il tessuto produttivo guardando al futuro e non solo alle situazioni contingenti.

Come intende gestire la questione della Ferriera?

Noi del Movimento 5 Stelle da molto tempo diciamo che l’area a caldo della Ferriera, quella che in sostanza tratta la fabbricazione di ghisa, deve essere chiusa.

Rimane un’area a freddo, che può restare operativa perché non ha regimi inquinanti.

Ma l’area a caldo della Ferriera risale alla fine dell’Ottocento e da allora non è stata mantenuta in maniera civile ed è anche pericolosa: ci arrivano segnalazioni dai cittadini sul fatto che, siccome l’impianto è vetusto, è anche un impianto a rischio.

Ci sono state un paio di esplosioni in città e secondo noi deve chiudere il prima possibile.

In vista della chiusura dell’area a caldo, durante un convegno abbiamo raccolto dei dati e tutte le persone impiegate nell’area a caldo possono essere assunte nel settore logistico del porto che sta crescendo, nella bonifica delle zone inquinate dell’area calda oppure si può pensare al pensionamento dei lavoratori dell’area a caldo, i quali hanno un’eta media elevata.

Come intende agire sul fronte dell’immigrazione?

Quella attuale è una gestione un po’ carente. Abbiamo parecchi comuni che superano la quota migrante per abitante e riteniamo che la questione debba essere risolta sia a livello nazionale che europeo.

Come regione, dobbiamo fornire ai comuni più interessati i mezzi per affrontate il problema insieme alle forze dello Stato, che sono quelle deputate a gestire la questione migrazione.

La regione può dotare i comuni di misure di sicurezza come installazione di telecamere, illuminazione mirata di alcune zone critiche della città come le stazioni, piuttosto che le periferie.

Inoltre bisogna attuare dei trasferimenti per rifinanziare gli organici della polizia municipale, che molto spesso sono limitati e caratterizzati da elevata età media.

Come reputa le relazioni del Friuli Venezia Giulia con l’Austria e la Slovenia?

Diciamo così, non sono a conoscenza dei dettagli dei rapporti della regione con queste due nazioni.

Certamente so che ci sono diversi progetti di scambio economico e culturale: qualche giorno fa ero insieme all’Unione Economica Slovena e ci hanno evidenziato come ci siano tanti imprenditori italiani in Slovenia e viceversa, i quali hanno attività economiche di dimensioni considerevoli.

Questo lo vediamo con grande favore, deve essere potenziato e può rappresentare un ulteriore volano economico per la regione.

Avverte pressione per queste elezioni, anche in vista di possibili conseguenze a livello nazionale’

Più che la pressione sull’aspettativa delle elezioni in termini di incidenza a livello nazionale, sento la pressione a livello dei cittadini.

Da quando è iniziata la mia campagna, giro in lungo e largo la regione e ho visto situazioni tremende: per esempio, stanno costruendo una strada sotto una casa quando i lavori non sono necessari e stanno per attuare altre opere inutili.

Ci sono centri commerciali che hanno colpito gli esercizi commerciali dei paesi, senza che la regione possa dare una mano ai commercianti per portare avanti le loro attività.

Ho vissuto sulla mia pelle le problematiche del sistema sanitario regionale.

Tutte queste situazioni richiedono di essere sistemate il prima possibile.

Io sento la pressioni dei giovani senza lavoro.

La pressione a livello nazionale la vivo come argomento di discussione che spesso i giornalisti mi domandano di affrontare, ma l’unica che sento è quella delle persone.

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