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Consultazioni, quale sarà il nuovo governo? Ecco tutti gli scenari possibili

Ci sono diverse ipotesi in campo, e l'alleanza tra Lega e M5s non è l'unica possibile. Decisive le consultazioni al Quirinale, che iniziano mercoledì 5 aprile

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Consultazioni, quale sarà il nuovo governo? Ecco tutti gli scenari possibili

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Mercoledì 4 aprile sono cominciate al Quirinale le consultazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella con i rappresentanti delle istituzioni e dei partiti • Segui la diretta 

L’obiettivo è quello di trovare una maggioranza in parlamento che possa portare alla formazione di un governo, ma si tratta di un compito, al momento, assai complesso.

Il capo dello stato dovrà infatti districarsi tra una serie di veti incrociati, e secondo molti analisti a questo primo giro di consultazioni potrebbe seguirne un secondo e forse addirittura un terzo.

Lo stallo, insomma, potrebbe protrarsi per diverso tempo, almeno fino alla fine di aprile. È chiaro però come ci siano alcuni scenari che hanno più possibilità di concretizzarsi rispetto ad altri.

Vediamo allora, nel dettaglio, tutti i governi che potrebbero andare a formarsi una volta che il presidente Mattarella, a consultazioni concluse, prenderà una decisione e sceglierà una figura a cui affidare l’incarico di primo ministro.

Governo tra M5s e tutto il centrodestra

Come rilevato da diversi sondaggi, il governo più gradito dagli elettori del M5s sarebbe quello composto solo pentastellati e Lega, senza la presenza di Forza Italia. Un desiderio che riflette quello dei maggiori esponenti grillini.

Berlusconi, infatti, è una figura troppo scomoda, troppo in contrasto con quanto il Movimento ha professato fin dai primi anni della sua fondazione, ovvero il fatto di non voler scendere a patti con politici condannati o con pesanti carichi giudiziari.

Tuttavia, Salvini al momento non sembra voler rompere l’alleanza con il resto della coalizione di centrodestra.

Abbandonare Berlusconi avrebbe per Salvini un’evidente ricaduta negativa: se come leader della coalizione di centrodestra, infatti, il leghista vale il 37 per cento, senza Forza Italia (e magari anche Fratelli d’Italia), i suoi voti sono la metà di quelli del Movimento 5 Stelle.

Anche Forza Italia ha chiaramente fatto capire di voler far parte di una maggioranza di governo.

“Forza Italia è Berlusconi. E senza Forza Italia non si fa alcun governo”. Lo ha dichiarato martedì 3 aprile Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo ed esponente azzurro,in un’intervista al quotidiano La Repubblica.

“Rappresentiamo il 14 per cento degli elettori, abbiamo 170 parlamentari e siamo il primo gruppo del centrodestra al Senato”, ha sottolineato Tajani. Salvini “non credo che voglia rinunciare al patto con Forza Italia tradendo l’elettorato”, ha aggiunto Tajani, “escludo che pensi a un esecutivo tenendoci fuori”.

Non è escluso che, pur di voler far parte del governo, Forza Italia possa acconsentire alla richiesta del M5s di avere Di Maio come primo ministro.

Governo tra M5s e Lega

Al Movimento Cinque Stelle mancano un centinaio di parlamentari per poter governare. Glieli potrebbe portare in dote la Lega, con la quale, inoltre, sono molte le convergenze da un punto di vista programmatico.

Resterebbe il nodo della premiership. Da un punto di vista numerico, il ruolo di primo ministro spetterebbe al Movimento Cinque Stelle, che alle elezioni ha ottenuto molti più voti rispetto alla Lega.

Tuttavia, Salvini potrebbe accettare di rompere l’alleanza di centrodestra solo con la garanzia di poter avere, in una coalizione col M5s, lo stesso peso politico dei pentastellati.

Per questo motivo, l’unica soluzione sarebbe quella dell’individuazione di una figura terza da parte del presidente della Repubblica. Si dovrebbe necessariamente trattare di un personaggio gradito sia a Lega che a M5s, ma non direttamente collegato a nessuno dei due partiti.

Governo del M5s con appoggio esterno del Pd

Sembrava uno scenario irrealizzabile solo fino a pochi giorni fa, ma ultimamente ha ripreso quota. Anche a causa delle difficoltà che hanno Lega e pentastellati a trovare un accordo, all’interno del Partito Democratico, sta montando il malumore nei confronti della linea dell’ex segretario Renzi, quella dell’opposizione senza se e senza ma.

Anche qui, del resto, si impongono alcuni ragionamenti: se Lega e M5s non riuscissero a formare un governo, Mattarella potrebbe essere costretto a indire nuove elezioni. Allo stato attuale, per il Pd sarebbe una catastrofe: il partito potrebbe perdere altri voti e arrivare al minimo storico, rischiando la totale irrilevanza.

Campagna regione lazio

E allora, si chiedono in molti a Largo del Nazareno, perché non impostare con il Movimento un’agenda di sinistra, che permetta di riconquistare almeno una fetta degli elettori delusi che hanno abbandonato il partito?

Le possibilità in teoria ci sarebbero: su alcuni punti, infatti, il programma del M5s non è in contrasto con quello del Pd. Ecco perché la minoranza, capeggiata da Andrea Orlando, è sempre più insofferente rispetto alla linea dell’ex segretario Renzi, che non vuole alcun dialogo con i pentastellati.

Anche Dario Franceschini, che controlla un buon numero di parlamentari, sembra essersi convinto della necessità di aprire un dialogo su alcune proposte. Ciò potrebbe tradursi in un appoggio esterno del Pd a un governo di minoranza M5s, che approvi 4-5 leggi per poi tornare al voto in tempi abbastanza brevi, ma non subito.

Governo tra centrodestra e centrosinistra

A livello di numeri, il centrodestra avrebbe bisogno di 80 parlamentari per avere la maggioranza in entrambe le Camere. Una dote che potrebbe portargli anche il centrosinistra.

In questo scenario, il Movimento Cinque Stelle resterebbe escluso, e si avrebbe una riedizione delle larghe intese del 2013, quando dopo le elezioni venne formato un governo da Enrico Letta.

Tuttavia, appare molto difficile che il centrosinistra possa optare per una soluzione del genere.

Governo del presidente

Se nessuna soluzione si dovesse rivelare praticabile, non è escluso che Mattarella possa optare per il cosiddetto “governo del presidente”, un esecutivo guidato da una figura super partes che avrebbe l’appoggio di tutti i partiti, e il cui compito sarebbe quello di cambiare la legge elettorale e fare poche e necessarie riforme prima di tornare al voto.

Molto difficilmente un governo del presidente potrebbe durare per l’intera legislatura. Si tratterebbe di una soluzione temporanea, necessaria per superare lo stallo ma finalizzata alla convocazione di nuove elezioni in tempi brevi.

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