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“Abbiamo fallito. L’unico dovere morale della mia generazione è sparire”: parla l’ex segretario dei Comunisti italiani

Dal 2013, quando i Comunisti italiani furono pesantemente sconfitti, si è ritirato dalla politica e oggi insegna diritto romano in Cina. Ecco cos'ha da dire Oliviero Diliberto, dopo un silenzio lungo 5 anni, in un'intervista al Corriere della Sera

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"Abbiamo fallito. L'unico dovere morale della mia generazione è sparire": parla l'ex segretario dei Comunisti italiani.

Oliviero Diliberto, ex segretario dei Comunisti Italiani si è ritirato dalla politica e oggi insegna diritto romano in Cina, a Wuhan. Da cinque anni non rilasciava interviste, ma oggi è tornato a parlare al Corriere della Sera.

Nel 2013 il suo partito fu pesantemente sconfitto alle elezioni, e Diliberto guarda a quel periodo con durezza e senza sconti: “La mia generazione ha fallito, il suo unico dovere morale è scomparire”, ha detto nell’intervista a Stefano Lorenzetto. Nell’intervista racconta di stare aiutando il governo di Xi Jinping a inserire il diritto romano nel proprio codice civile.

Il presidente cinese “ha avviato una campagna di riforme mai vista prima. Lotta alla povertà, Stato fondato sul diritto, contrasto alla corruzione. Che significa anche morigeratezza”, spiega Diliberto, che non considera un problema il mandato a vita del presidente, la riforma appena approvata dall’Assemblea nazionale.

Non mancano i riferimenti al passato. Diliberto nell’intervista ricorda come diventò comunista nel 1969: “Entravo in quarta ginnasio a Cagliari. C’era l’autunno caldo. Alcuni militanti distribuivano volantini per strada. Non li avevo mai visti. I volantini, dico. Rimasi folgorato dall’idea che si potesse cambiare il mondo. Come spiegò Enrico Berlinguer a Enrico Mentana, sono felice d’essere rimasto fedele agli ideali della mia gioventù. Non so quanti possano dire lo stesso”.

E sul panorama politico italiano attuale sostiene che Matteo Renzi “dovrebbe scomparire ma non lo farà, mentre nel Pd “non c’è più niente”.

Ma non ha parole gentili neanche per Lega e Movimento 5 stelle, che sono “il peggio che ci possa capitare”.

“Ma gli elettori hanno deciso così. Nel 2007 assistetti per caso dalla finestra di un hotel di Bologna al primo V-Day con Beppe Grillo. Un fanatismo e uno schiumare di rabbia terribili. L’idea che chiunque ha fatto politica sia un delinquente, a prescindere, contraddice tutti i valori della democrazia rappresentativa dai tempi di Pericle a oggi”.

Diliberto, come dice lui stesso, appartiene a un’Italia politica ormai scomparsa: “Le mie categorie della politica non esistono più. Sarebbe come chiedere a Romolo Augustolo che tipo di governo formeranno i barbari”.

E se la Democrazia Cristiana un tempo era il nemico, oggi è “un partito interclassista che, a questo punto, tutti rimpiangiamo”.

Odia ancora Silvio Berlusconi? gli viene chiesto. “No. Ho recuperato la giusta distanza. Però mi fa sempre incazzare. In campagna elettorale s’è vantato d’essere stato assistente universitario di diritto romano. Una balla. E per fortuna, dato che ha attribuito il Digesto a Ulpiano”.

Nella lunga intervista, da trapiantato cinese, racconta come vive un comunista. “Con sobrietà”, dice Diliberto. “Da non confondere con il pauperismo: per anni ho avuto un pusher che mi forniva il pregiato caffè di Sant’Elena, l’isola dove morì Napoleone. Sul Frecciarossa viaggio in seconda classe. Ho insegnato gratis all’università anche mentre ero in aspettativa parlamentare. Ci sono andato con le stampelle, dopo che mi era scoppiata la rotula in un brutto incidente domestico. Ho fatto persino gli esami in carcere a Totò Cuffaro”.