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La lettera contro la presunta visita a Roma del capo dei servizi segreti siriani

Il giornale libanese Al Akhbar, notoriamente vicino a Hezbollah, ha dato notizia che uno dei nomi più importanti dei vertici degli apparati repressivi siriani, Ali Mamlouk​, che figura nella black list europea dei responsabili di crimini contro l’umanità sarebbe stato ricevuto dalle autorità italiane

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TPI riceve e pubblica la seguente lettera inviata da alcuni rappresentanti della società civile democratica siriana e indirizzata alle autorità italiane ed europee in relazione alla presunta visita in Italia di Alì Mamlouk, uno dei più importanti nomi dell’apparato repressivo siriano, presente nella black list europea dei responsabili di crimini contro l’umanità.

La vicenda è stata anche oggetto di una interrogazione scritta sottoposta da 24 parlamentari europei all’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini. Al Parlamento Europeo è stato chiesto di affrontare questo problema nel dibattito con la risoluzione sulla Siria che è previsto a Strasburgo questa settimana.

La lettera

A fine febbraio il giornale libanese Al Akhbar, notoriamente vicino a Hezbollah, ha dato notizia che uno dei nomi più importanti dei vertici degli apparati repressivi siriani, Ali Mamlouk​, che figura nella black list europea dei responsabili di crimini contro l’umanità, sarebbe venuto in visita a Roma per un coordinamento nella lotta al terrorismo, che tra le intelligence dei due paesi già esiste.

Stando a quanto riportato da Al Akhbar e ripreso dal prestigioso think tank Carnegie Middle East Center, Mamlouk avrebbe incontrato al Viminale, sede del Ministero degli Interni, i vertici dello stesso ministero e dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna.

L’incontro sarebbe stato facilitato dal capo della sicurezza generale libanese Abbas Ibrahim, definito da sempre molto vicino a Hezbollah, che avrebbe convinto Roma addirittura ad inviare un aereo privato a prelevare il potente capo dell’intelligence siriana da Damasco.

I giornali citati infatti indicano come finalità di Mamlouk quella di collaborare nella lotta al terrorismo per ottenere dall’Italia un sostegno in sede europea all’ ammorbidimento della posizione comunitaria nei confronti del regime.

Negli scorsi anni Mamlouk, notoriamente, ha effettuato visite proprio finalizzate al coordinamento nella lotta al terrorismo in numerose capitale arabe, soprattutto nei paesi del Golfo. Quindi è ipotizzabile che servisse al regime accreditare o millantare relazioni speciali e dirette anche con paesi europei.

Nonostante la notizia sia stata ripresa da vari media arabi ed internazionali, non ve n’è traccia sui media italiani, concentrati sulle elezioni politiche, e non c’è stata alcuna conferma o smentita da parte del governo o dell’ intelligence italiana.

Considerando gravissima l’eventualità che il nostro Governo e le nostre istituzioni accettino di incontrare un individuo inserito in tutte le liste internazionali dei responsabili di crimini contro l’umanità, ed in particolare nella lista della UE (vedasi: regolamenti EU N° 504/2011 del 23 maggio 2011 ie N° 442/2011) :

– Chiediamo alle autorità italiane ed in particolar modo ai Ministeri degli Interni e quello degli Affari Esteri ed all’ AISE che sia fatta chiarezza su tale visita, e che, se si trattasse di falsa notizia, come ci auguriamo, sia adeguatamente smentita.

– Chiediamo inoltre al Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, di verificare il rispetto dei regolamenti europei inerenti le sanzioni a danno dei responsabili dei crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati in Siria, in particolare nell’ambito del dibattito sulla Siria previsto il martedì 13 marzo p.v. al PE di Strasburgo, in presenza dell’Alto Rappresentante UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini.

Chiediamo inoltre che la questione della visita di Ali Mamlouk e delle sue conseguenze sia adeguatamente inclusa nella risoluzione che il PE approverà a Strasburgo il 15 marzo p.v., anniversario della Rivoluzione siriana per la dignità e la democrazia.

Chi è Alì Mamlouk?

Uomo chiave del regime siriano già dai tempi della nascita di Hezbollah in Libano, operazione alla quale cooperò in primo persona, il poco conosciuto capo della Sicurezza Politica siriana, è divenuto figura di primo piano nel 2005, l’anno dell’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafiq Hariri secondo gli inquirenti del tribunale internazionale su mandato siriano e per mano di miliziani di Hezbollah. Un binomio che lui conosce benissimo. Dopo il 2005 è diventato figura chiave sull’altro confine, quello iracheno.

Come riporta la Limes, la rivista italiana di geopolitica: “Da lì, secondo diverse fonti concordanti, assume l’incarico di organizzare i viaggi di miliziani “jihadisti” siriani verso l’Iraq in funzione anti-americana e per dimostrare che Damasco ha le carte per giocare sul tavolo regionale.

L’invasione anglo-americana è cominciata da appena due anni e l’insurrezione irachena attrae combattenti stranieri (non si chiamavano ancora foreign fighters né si usava più il termine mercenari). Mamluk coordina il reclutamento, a partire dalle carceri siriane.

Lui stesso aveva contribuito a riempire le celle di presunti o veri fondamentalisti (oggi si direbbe radicalizzati) sin da metà degli anni ’80, e i dossier sono tutti pronti sul suo tavolo. Si stima che in quegli anni il governo siriano abbia inviato in Iraq a sostenere la “resistenza” irachena migliaia di jihadisti. Non solo siriani, anche di altre nazionalità che usavano il territorio siriano come ponte naturale verso l’Anbar e la Mesopotamia”.

Viene da chiedersi se lo hanno fatto anche gli stessi attentatori che colpirono le forze italiane a Nāṣiriya nel novembre del 2003, date le similitudini con altri attacchi avvenuti in Libano e che un filone dell’inchiesta portava proprio verso Beirut.

La presunta mediazione del capo della sicurezza generale libanese Abbas Ibrahim solleva poi ulteriori interrogativi, visto che Mamlouk è accusato di terrorismo proprio dalla magistratura del Paese dei Cedri, risultando implicato in numerosi attentati terroristici in Libano, non ultimo quello che avrebbe dovuto portare all’eliminazione del patriarca maronita e cardinale della Chiesa cattolica, Sua Beatitudine Beshara Rai.

Primi firmatari Organizzazioni, associazioni, collettivi, testate:

Campagna regione lazio

Associazione Comunità Araba Siriana in Italia The Violations Documentation Center VDC Dawlati Syrian Network for Human Rights SOAS Syria Society Syrian League for Citizenship Start Point Syrians for Truth and Justice-STJ SCM-Syrian Center for Media and Freedom of Expression Rethink Rebuild Society Initiative for New Syria Syrian Emergency Task Force Caesar team Syrie MDL (Moderne Démocratique Laïque) Hurras network Comitato Stop the War – Udine for Syria Osservatorio Iraq, Medio Oriente e Nord Africa Le Voci della Libertà Comitato Khaled Bakrawi Comitato Nour Committee in Solidarity with the People of Syria (CISPOS) Amaal Mazzaj Band Basma Syria Syria Untold Firme a titolo individuale Alhakam Afandi, segretario generale dell’ Associazione Comunità Araba Siriana in Italia Amedeo Ricucci, giornalista RAI vicepresidente Associazione Giornalisti Amici di Padre Paolo Dall’Olio Martina Pignatti, presidente dell’ Associazione Un Ponte Per Giorgio Menchini, presidente COSPE Debora Angeli, vicepresidente COSPE Riccardo Cristiano, giornalista Reset presidente Associazione Giornalisti Amici di Padre Paolo Dall’Olio Laura Silvia Battaglia, giornalista freelance Joseph Halevi, economista Asmae Dachan, giornalista freelance Leila Al Shami, scrittrice Luca Geronico, giornalista di Avvenire Umberto De Giovannangeli, giornalista collaboratore Huffing Francesco Petronella, collaboratore esteri il24.it Cecilia Dalla Negra, Osservatorio Iraq, Medio Oriente e Nord Africa Tania Hashem, USA Moaz Mustafa, Syrian Emergency Task Force Enrico De Angelis Riccardo Bella Samia Akkad, ricercatrice Damiano Duchemin, Osservatorio Iraq, Medio Oriente e Nord Africa Jessica Leyland, SOAS Syria Society Caterina Coppola, blogger e attivista Marina Centonze, Le Voci della Libertà Mjriam Abu Samra, ricercatrice Franco Casagrande Antonietta Benedetti, Bianca Volta Edizioni Giovanna De Luca, blogger Donatella Amina Salina Alice Bonfatti, SOAS Syria Society Sara Buzzoni Project Manager presso Norwegian Refugee Council Donatella Della Ratta, John Cabot University Mary Rizzo, Le Voci della Libertà Francesca Scalinci, ricercatrice Maria D’Angiolini Aurora Sottimano, Lecturer Università di Leiden Leila Zimmermann, SOAS Syria Society Loretta Facchinetti Ahmad Sadiddin, agronomo FAO Federico A.Cuscito, Communia Cinzia Nachira, Cinzia Nachira, redazione rproject Sami Haddad, Università L’Orientale di Napoli Kester Ratcliff Joey Husseini Ayoub, Hummus For Thought Mariam Mahmoud – SOAS Syria Society Lamia Ledrisi, Osservatorio Iraq, Medio Oriente e Nord Africa Alessandra Mecozzi Alessandra Fabbretti, giornalista agenzia DIRE Piero Maestri, Communia Alessandra Raggi Pier Francesco Pandolfi de Rinaldis Nawal Soufi, attivista Paolo Pasta, Comitato Khaled Bakrawi Giovanni Piazzese, Osservatorio Iraq, Medio Oriente e Nord Africa Germano Monti, Comitato Khaled Bakrawi Sara De Buzzicons, NRC Middle East Lisanna Genuardi, Comitato Nour Filomena Annunziata, Università L’Orientale di Napoli Annalisa Roveroni. Civic Coop. Soc. Onlus Enzio Zuffo. Istituto Sviluppo Olistico ISO Onlus Ange Red Lee Veronica Bellintani, attivista e studentessa in transitional justice – Italia/Turchia Brada Tedeschi Guerriero Debora Del Pistoia, Osservatorio Iraq, Medio Oriente e Nord Africa Mariella D’Angiolini Meniar Al Zoubi Angela Bernardini Sara De Angelis, Comitato Nour Barbara Navarro Emanuele Calitri Anna Rita Canone