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Il Consiglio di sicurezza Onu ha finalmente approvato una tregua di 30 giorni in Siria
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Due bambini siriani attendono di essere visitati in un ospedale improvvisato a Douma, nella parte orientale di Ghouta, Siria, il 23 febbraio 2018. HAMZA AL-AJWEH / AFP

Il Consiglio di sicurezza Onu ha finalmente approvato una tregua di 30 giorni in Siria

24 Feb. 2018
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Due bambini siriani attendono di essere visitati in un ospedale improvvisato a Douma, nella parte orientale di Ghouta, Siria, il 23 febbraio 2018. HAMZA AL-AJWEH / AFP

Il Consiglio di sicurezza Onu ha approvato all’unanimità una tregua di 30 giorni in Siria, che include anche la parte orientale di Ghouta, area in mano ai ribelli e sotto incessanti bombardamenti da oltre una settimana (500 vittime). La tregua dovrà iniziare “quanto prima”.

Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno chiesto che la risoluzione per il cessate il fuoco venga approvata quanto prima, senza ulteriori ritardi. Il cessate il fuoco non riguarda solo Ghouta, ma tutta la Siria, dove si sta combattendo su più fronti.

La risoluzione di pace prevede una tregua di 30 giorni per permettere agli aiuti umanitari di raggiungere la popolazione locale e di evacuare i feriti in gravi condizioni di salute.  Un medico di Ghouta aveva denunciato la volontà di colpire scientemente gli ospedali in Siria.

Ieri, venerdì 23 febbraio, a causa del veto posto dalla Russia, il Consiglio di sicurezza dell’Onu aveva bocciato una risoluzione per ottenere un cessate il fuoco in Siria, proprio mentre il conflitto entrava nel sesto giorno consecutivo di bombardamenti nella parte orientale di Ghouta, area in mano ai ribelli siriani. La Russia è un alleato chiave della Siria e del presidente Bashar al-Assad.

Secondo testimonianze presenti sul territorio, in una settimana almeno 500 persone sono rimaste uccise nei bombardamenti sulla parte orientale di Ghouta. Le aree di Douma e Hamouriyeh – come è possibile vedere in questa fotogallery da Ghouta – sono state le più colpite dai bombardamenti incessanti.

Nei giorni in cui Afrin (città siriana lungo il confine turco) è improvvisamente divenuta il focus principale in Siria per l’azione intrapresa dalla Turchia – che vuole limitare un’espansione dei curdi presenti in quell’area – il regime di Damasco, approfittando dell’attenzione mediatica rivolta su quel fronte, ha iniziato una serie di bombardamenti nel Ghouta orientale.

Questa molteplicità di fronti di guerra in Siria ha portato la redazione di TPI a fare chiarezza su quali siano, oggi, gli scenari di crisi più caldi. E in questo senso Laura Melissari ha scritto questo articolo, molto utile per capire.

Cosa dice la risoluzione per il cessate il fuoco in Siria

La bozza, avanzata da Kuwait e Svezia, chiede una tregua generale in tutta la Siria da attuarsi entro 72 ore dal momento in cui viene approvata dal Consiglio di sicurezza Onu.

Si chiede inoltre che possano essere evacuate le persone più gravemente ferite e l’accesso agli aiuti umanitari nelle 48 ore successive. La proposta di tregua sostiene che almeno 5.6 milioni di persone in oltre 1.244 comunità locali siriane siano in estremo pericolo e che hanno profondamente bisogno di aiuto.

Quali erano state le obiezioni della Russia alla risoluzione di pace

In primo luogo, stando alle condizioni evidenziate dalla proposta per il cessate il fuoco in Siria, qualsiasi tregua non sarebbe applicabile nei confronti dei combattenti del sedicente Stato islamico o per il fronte al-Nusra, un ex affiliato di al-Qaeda in Siria, il che vuol dire che il cessate il fuoco varrebbe per tutti ma non per i suddetti gruppi estremisti.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov aveva detto che la proposta deve necessariamente andare oltre ed escludere anche altri gruppi estremisti che cooperano con l’Isis e al-Nusra, e che sono responsabili di diversi bombardamenti nell’area di Damasco. Ciò significa che – come per l’Isisi e il fronte al-Nusra – i bombardamenti potrebbero continuare anche per questi gruppi.

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