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Cosa c’è da sapere sulle elezioni in Catalogna

Una nuova vittoria degli indipendentisti non è improbabile, ma aprirebbe una fase di incertezza in grado di aggravare ulteriormente la crisi con Madrid

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Credit: Afp

Giovedì 21 dicembre i catalani torneranno alle urne per il rinnovo del parlamento regionale.

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Si tratta di elezioni convocate in via eccezionale dal primo ministro spagnolo Mariano Rajoy: una conseguenza della sospensione dell’autonomia arrivata dopo la dichiarazione d’indipendenza, pronunciata nel parlamento di Barcellona dall’ex presidente Carles Puigdemont lo scorso 27 ottobre, che ha fatto sprofondare la Spagna nella sua più grave crisi da decenni.

I sondaggi indicano che né i partiti indipendentisti, né quelli anti-indipendentisti riusciranno a ottenere più del 30 per cento dei voti.

Un’incertezza che potrebbe aggravare ulteriormente la situazione già incandescente in Catalogna, dove potrebbero essere necessarie settimane di confronti e consultazioni per arrivare alla formazione di un nuovo governo regionale.

Tra le sette forze politiche in campo, sono tre quelle favorite per la vittoria finale: Junts per Catalunya, la coalizione di partiti guidata dall’ex presidente Carles Puigdemont e sostenuta dal partito indipendentista di centrodestra PDeCAT; Ciutadans, la costola catalana del partito di centro anti-indipendentista Ciudadanos; ed Esquerra Republicana de Catalunya (ERC), il partito indipendentista di sinistra dell’ex vicepresidente Oriol Junqueras, in carcere dall’inizio del mese scorso.

Una nuova vittoria degli indipendentisti è tutt’altro che improbabile: Esquerra Republicana de Catalunya, Junts per Catalunya e Candidatura di unità popolare (Cup) non dovrebbero avere grandi problemi a ottenere più seggi rispetto alle forze politiche contrarie alla divisione dalla Spagna, ovvero i già citati Ciutadans, il Partito popolare e il Partito socialista catalano. Tuttavia, la maggioranza assoluta sembra non essere alla portata di nessuno.

Il ritorno al potere degli indipendentisti farebbe precipitare la Spagna in una fase di incertezza simile a quella delle settimane successive al referendum del 1 ottobre. E non solo perché i principali leader pro-indipendenza, Oriol Junqueras e Carles Puigdemont, si trovano rispettivamente ancora in carcere e a Bruxelles.

Il governo centrale di Madrid, infatti, non sembra essere disposto a fare concessione agli indipendentisti: in caso di loro vittoria, il premier Rajoy ha già fatto sapere che l’articolo 155 della Costituzione, con cui è stata sospesa l’autonomia catalana, resterà in vigore.

Gli elettori pro-indipendentisti non sembrano voler fare marcia indietro: la separazione da Madrid è un sogno ancora vivo e vegeto.

“Se otteniamo la maggioranza, qualcosa dovrà essere fatta. E se i politici non faranno nulla, il popolo si unirà”, ha detto a Reuters Josep Sales, un vigile del fuoco sostenitore di Junts per Catalunya.