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Ottocento milioni di persone perderanno il lavoro entro il 2030 a causa dei robot
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robot Toyota
Credit: Afp

Ottocento milioni di persone perderanno il lavoro entro il 2030 a causa dei robot

Gli studi universitari diventeranno sempre più importanti perché le categorie di lavoro più colpite dal progresso tecnologico saranno quelle che non richiedono un elevato tasso di istruzione

30 Nov. 2017
robot Toyota
Credit: Afp

Più di 800 milioni di lavoratori in tutto il mondo perderanno i loro posti di lavoro entro il 2030 a causa di robot e automazione.

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A rivelarlo è un recente studio realizzato dal McKinsey Global Institute che analizza i possibili scenari in sviluppo per 800 occupazioni diverse in 46 paesi.

La rivoluzione tecnologica interesserà almeno un quinto della forza lavoro di tutto il mondo.

Un terzo dei lavoratori nei paesi più ricchi, come Germania e Stati Uniti, sarà costretto a cercare nuovi sbocchi per sostituire gli impieghi in via di estinzione. Conseguenze meno gravi, invece, per i paesi più poveri, che investono poco nello sviluppo tecnologico del lavoro.

Nei prossimi decenni chi vorrà garantirsi un’occupazione sicura nei paesi occidentali dovrà studiare il più possibile e laurearsi, considerando il fatto che la maggior parte delle occupazioni che diventeranno una prerogativa delle macchine non richiede un elevato grado di istruzione.

Le categorie più colpite saranno quelle degli operai e dei lavoratori attivi nel settore alimentare, ma anche chi lavora in ufficio come intermediario, paralegale e contabile è fortemente a rischio.

Il pericolo di perdere il lavoro diminuisce in maniera drastica le mansioni che richiedono necessariamente l’intervento umano: dottori, avvocati, insegnanti e baristi potranno continuare a dormire sonni tranquilli.

Solo negli Stati Uniti, tra i 39 e i 73 milioni di posti di lavoro spariranno entro il 2030. Secondo il report del McKinsey Global Institute, solo 20 milioni di questi nuovi disoccupati non avranno grandi difficoltà a trovare un nuovo mestiere.

Non è da escludere, però, che il nuovo e massiccio progresso tecnologico di questi anni porti benefici al mercato del lavoro, proprio come fatto dall’introduzione dei personal computer negli anni Ottanta, che hanno contribuito in maniera determinante a dar vita a un numero elevato di nuove professioni che prima non esistevano.

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