Me
Immagini e parole per raccontare il trauma delle molestie in luoghi pubblici
Condividi su:
Cheer Up Luv
Credit: Eliza Hatch (Instagram)

Immagini e parole per raccontare il trauma delle molestie in luoghi pubblici

Le protagoniste del progetto Cheer Up Luv raccontano le loro terribili esperienze, facendosi fotografare nei luoghi dove sono state molestate

22 Nov. 2017
Cheer Up Luv
Credit: Eliza Hatch (Instagram)

Cheer Up Luv è il nome di un progetto fotografico nato per raccontare, attraverso immagini e testimonianze, il trauma delle molestie in luoghi pubblici.

Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

Le decine di ragazze protagoniste di Cheer Up Luv sono tornate nei posti dove hanno avuto la sfortuna di incontrare uomini che le hanno disturbate in maniera pesante o infastidite con commenti inopportuni, trovando la forza per ricordare la spiacevole esperienza.

Dietro il progetto c’è la fotografa britannica Eliza Hatch, che ha deciso di chiamare il lavoro Cheer Up Luv dopo essere stata lei stessa infastidita con parole non gradite da parte di uno sconosciuto: “Quella singola espressione, cheer up (su con la vita in italiano), mi ha irritato talmente tanto da convincermi a reagire in qualche modo. Mi ha spinto a confrontarmi con le mie amiche, anche loro vittime di esperienze simili.”

“Ho realizzato che il problema non riguarda tanto le molestie, quanto il fatto che in molti non colgano il disagio che si prova dopo questi incontri e che non ci sia un livello di attenzione adeguato nell’opinione pubblica”, ha aggiunto la fotografa 23enne.

Cheer Up Luv è stato accolto in maniera positiva dal pubblico: “Ha avuto un valore terapeutico per me e le altre donne coinvolte. Voglio dar loro una voce e continuare a denunciare il problema”, ha detto Eliza Hatch.

“I was on the tube home with my Mum and Dad, and earlier that day mum had commented on my skirt, saying, ‘You can’t wear that on the tube.’ It was a hot day, and I wanted to wear it so I did. There were two guys wearing suits who sat opposite us. Suddenly, one of them turned to the other and said, ’What the fuck are you doing? You’ve just been taking pictures up that girl’s skirt!’ There was a second of silence, and then I realised he was talking about me.” – Liv ⛅️

Un post condiviso da Cheer Up Luv 🌸 (@cheerupluv) in data:

Liv: Mi trovavo sulla metropolitana con i miei genitori. Poco prima quel giorno mia madre aveva fatto un commento sulla mia gonna, dicendo: “Non puoi indossare quella in metropolitana.” Ma faceva caldo e volevo indossarla, quindi l’ho fatto. Davanti a noi erano seduti due ragazzi in completo. All’improvviso, uno di loro ha detto all’altro: “Che cazzo stai facendo? Stavi fotografando la gonna di quella ragazza!”. Dopo qualche secondo, ho capito che stavano parlando di me.

“I was at British Summertime Festival, when a group of guys started bothering me. I asked them to leave me alone but they persisted. Then to spite me, one of them stuck his hands between my legs, up my skirt, and took pictures of my crotch. He then sent the photo to his friends, who I saw looking at the picture. I snatched the phone, ran through the crowd to the police, but they said they couldn’t do anything. They then made him delete the picture, my evidence. I felt a sense of shame. ” – Gina🌷

Un post condiviso da Cheer Up Luv 🌸 (@cheerupluv) in data:

Gina: Mi trovavo al British Summertime Festival, quando un gruppo di ragazzi ha cominciato a darmi fastidio. Ho chiesto loro di lasciarmi in pace ma hanno continuato. Per dispetto uno di loro ha infilato le sue mani tra le mie gambe, su per la gonna, per fare una foto all’inguine. Allora gli ho strappato dalle mani il telefono e mi sono fatta strada tra la folla per correre verso la polizia, che però mi ha detto di non poter far nulla. Gli agenti hanno fatto cancellare al ragazzo le foto dal telefono, eliminando le prove. Ho sentito un gran senso di vergogna.

Tree: Mi trovavo su un treno notturno, in una cabina piena di uomini. Ogni ora venivo svegliata da un uomo che si strusciava contro di me, insistendo affinché sorridessi. È sempre un azzardo viaggiare da sole quando si è donne, perché senza un rifugio familiare devi controllare i tuoi sentimenti di rabbia e paura per proteggere te stessa mentre sei costretta a fare ciò che ti viene detto.

Emmeline: Era una calda sera di luglio su un treno affollato della metropolitana di Parigi. A un metro da me c’era un uomo che mi sorrideva in maniera insistente. Dopo alcuni minuti ho realizzato che si stava masturbando e gli era venuta un’erezione mentre mi fissava. Sono andata in panico e sono uscita di corsa alla fermata successiva.

Krupa: Avevo qualche minuto libero prima di entrare a lavoro, quindi mi sono seduta su una panchina nei dintorni. A poca distanza da me c’era un uomo. Si è avvicinato a me e ha tirato fuori il pene senza farsi troppi scrupoli,  fissandomi con occhi spenti.

Reannon: Ero seduta a una fermata dell’autobus quando un uomo col completo si è avvicinato e ha cominciato a parlarmi. Si è messo davanti a me, dicendomi che gli piacevano i miei capelli. Mi ha detto che ero bellissima e ha avvicinato le sue labbra alle mie. Per un secondo sono rimasta pietrificata ma sono riuscita a spingerlo via. Ho visto l’autobus arrivare e sono saltata su; lui mi ha seguita, si è seduto accanto a me e ha provato a infilare le mani sotto la gonna. Ho urlato e gli ho detto di andato a quel paese. Nessuno credeva che io fossi in pericolo.

LEGGI ANCHE: La ragazza che si scatta i selfie con gli uomini che l’hanno molestata per strada

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus