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Cosa c’è da aspettarsi dopo il fallimento delle trattative per la coalizione di governo in Germania

MIchelangelo Fano ha fatto un punto per TPI per comprendere meglio quale sia il significato del fallimento della coalizione "Giamaica" guidata da Angela Merkel

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La cancelliera tedesca Angela Merkel. Credit: Odd Andersen

L’ipotesi di una prima coalizione “Giamaica” in Germania è andata a schiantarsi clamorosamente contro un muro. Resta ancora da capire chi rappresenta veramente questo muro.

Per il momento una cosa è certa: le trattative di governo per la cosiddetta coalizione “Giamaica”, guidata da Angela Merkel e composta dall’unione conservatrice di CDU/CSU, i liberali dell’FDP e i Verdi sono fallite.

È stato Christian Lindner, leader dei liberali, ad aver annunciato la clamorosa ritirata del suo partito dalle negoziazioni la notte dello scorso 19 novembre dopo una lunga giornata passata attorno al tavolo insieme agli esponenti degli altri partiti coinvolti nella ormai impossibile nuova coalizione di governo.

La frase pronunciata da Lindner davanti alle telecamere (“Meglio non governare affatto che governare male”) passerà alla storia, perché catapulta la Germania in una situazione di incertezza inedita, privando il paese di una componente che lo caratterizza fino in fondo: la stabilità.

È, infatti, la prima volta nella storia della repubblica federale tedesca che i negoziati per la formazione di un governo di coalizione falliscono. Per questo la Germania si ritrova a camminare in terre inesplorate.

A rendere la situazione più drammatica, è la ferrea posizione presa dal partito socialista SPD di non voler entrare a far parte del governo per la nuova legislatura, ma di voler piuttosto assumersi il ruolo di partito d’opposizione.

La SPD guidata da Martin Schulz sarebbe per la Merkel l’unica possibilità per ottenere un governo di maggioranza e quindi di garantire una certa stabilità al paese. L’unico spiraglio di luce per la CDU di arrivare a una tale coalizione, sarebbe quello di fare grandi concessioni nei confronti dell’SPD, offrendo a quest’ultima soprattutto la possibilità che la Cdu rinunci al cancellierato.

Quest’ipotesi è stata però immediatamente bocciata dalla stessa Merkel, la quale, in un’intervista rilasciata alla televisione di stato ZDF la sera del 20 novembre, ha reso nota la propria determinatezza nel voler rimanere cancelliera.

Tuttavia, sarà molto difficile smuovere l’SPD da questa presa di posizione. Il partito di Schulz è noto infatti per mettere gli interessi del paese e il bene comune davanti a logiche di partito, e inoltre, secondo una visione utilitaristica, non le converrebbe partecipare a un’ulteriore grande coalizione, vista la disfatta delle ultime elezioni.

Così il cerchio si restringe e le possibili alternative si fanno sempre più complicate. Una di queste sarebbe andare a nuove elezioni.

Un’opzione assai azzardata per diversi motivi: oltre ad infliggere un costo di ben 92 milioni di euro ai contribuenti tedeschi, provocherebbe anche ricadute pesanti per l’economia del paese a causa dell’incertezza provocata da un prolungato periodo senza un esecutivo stabile.

Senza dimenticare, che, stando agli ultimi sondaggi, le nuove elezioni non cambierebbero necessariamente di molto l’attuale assetto politico e i rapporti di forza all’interno del parlamento.

Tuttavia, considerati i costi e il lungo processo istituzionale, dovuto ai vincoli stabiliti dalla costituzione tedesca, tale ipotesi appare comunque la preferita per la cancelliera Merkel, la quale si è detta infatti più incline ad andare a nuove elezioni, piuttosto che optare per un governo di minoranza.

Quest’ultima, infatti, sarebbe un’altra ipotesi, la quale vedrebbe l’unione CDU/CSU da sola, o con l’appoggio formale dei Verdi, a guida di un governo di minoranza.

Idea però alquanto temeraria vista “l’adorazione” della Merkel per il concetto di stabilità e i rischi che tale governo invece comporterebbe.