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Due attiviste siriane anti-Assad sono state uccise a Istanbul

I corpi di Auruba Barakat e di sua figlia Hala Barakat sono stati trovati nella loro abitazione a Istanbul. Le due donne avevano ricevuto numerose minacce per aver denunciato i crimini commessi dal regime siriano

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Giovedì 21 settembre, l’attivista siriana Auruba Barakat e sua figlia, la giornalista Hala Barakat, sono state trovate morte nella loro abitazione a Istanbul.

A dare l’annuncio del ritrovamento è stata Shaza Barakat, sorella di Auruba, tramite un post su Facebook.

“Accoltellamento. Per quarant’anni Auruba Barakat ha scritto articoli contro i criminali che finivano in prima pagina smascherando le loro azioni, oggi è il suo nome e il nome della figlia Hala a essere in prima pagina. L’ingiustizia vi ha perseguitate ovunque”.

Auruba Barakat aveva 60 ed era un’attivista impegnata contro il regime siriano di Assad.

Auruba si era trasferita nel Regno Unito dopo aver lasciato la Siria nel 1985, aveva poi vissuto brevemente negli Emirati Arabi Uniti, per trasferirsi infine a Istanbul. Nel corso degli anni si è occupata prevalentemente della situazione dei rifugiati siriani.

Hala Barakat, 22 anni, scriveva e conduceva programmi per il giornale online Orient news e per un breve periodo ha anche collaborato con l’emittente turca TRT. Ha inoltre prodotto numerosi filmati sulle carceri di Assad e sulla situazione siriana. Uno dei suoi ultimi documentari si intitolava “La Russia ha distrutto la Siria”.

Come riporta Al Arabiya, che a sua volta cita il giornale turco Yeni Safak, Auruba, nei giorni precedenti l’omicidio, ha ricevuto ripetute minacce per l’importante ruolo svolto nel denunciare i crimini commessi dal regime siriano attraverso documentari da lei realizzati.

Secondo alcune fonti turche, sempre citate da Al Arabiya, le due attiviste sono state accoltellate tre giorni prima il ritrovamento dei loro corpi. L’assassino ha cosparso il corpo delle vittime e l’intera abitazione di detersivi per evitare che l’odore si diffondesse in fretta.

Il rapporto della polizia turca ha poi rivelato altri dettagli: le due donne sono state decapitate e i loro volti mutilati con un coltello.

Fonti siriane residenti in Turchia hanno riferito che l’autore o gli autori dell’omicidio potrebbero essere dei conoscenti delle vittime in quanto non sono stati trovati segni di effrazione nell’abitazione delle due donne.

Tale tesi non convince però la sorella Shaza Barakat che su Facebook ha scritto che dietro la morte della sorella e della nipote c’è la mano della tirannia e dell’ingiustizia.

“L’hanno perseguitata dagli anni Ottanta fino a ucciderla in terra straniera”, ha infatti commentato sul social network.

I funerali delle due vittime si sono tenuti sabato 23 settembre nella moschea Mohamed Fathi in Turchia.