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Perché non dovremmo raccontare i nostri sogni a nessuno

Spesso pensiamo che siano un argomento di conversazione interessante, ma in realtà per chi ci ascolta sono banali, ordinari e privi di significato

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Esistono diverse teorie che cercano sia di spiegare il motivo per cui sogniamo, sia di interpretare il significato dei nostri sogni.

Una di queste è la teoria dell’attivazione di sintesi. Tale modello fu elaborato nel 1976 da J. Allan Hobson e Robert McCarley, secondo i quali i circuiti nel cervello si attivano durante il sonno REM, la fase caratterizzata da un’intensa attività cerebrale in cui gli occhi si muovono rapidamente in diverse direzioni, e il soggetto sogna.

Questo sistema permette l’attivazione delle aree del sistema limbico – ossia quell’insieme di formazioni cerebrali del telencefalo e del diencefalo implicate nel controllo delle emozioni, sensazioni e ricordi.

Il cervello sintetizza questa attività interna – il sognare – e tenta di dare significato a questi segnali. Questo modello suggerisce che i sogni sono un’interpretazione personale di segnali generati dal cervello durante il sonno.

Esisterebbero quindi prima le emozioni interne e poi i sogni, che sono un tentativo di dare un senso a queste emozioni.

Un’altra importante teoria è quella della simulazione delle minacce. Il cervello, nella fase onirica, prepara al peggio facendo vivere quella situazione: è come se cercasse di allenarci o prepararci alle paure reali della vita.

Stress, ansia ed esperienze drammatiche aumentano la predisposizione a fare brutti sogni e la loro frequenza. E lo stesso incubo può ripetersi parecchie volte, per allenare il cervello a riconoscere la situazione negativa.

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Gli incubi agiscono come una realtà virtuale nel cervello, riproducono gli scenari più terribili che potrebbero capitare nella vita. Chi fa i brutti sogni quando va a dormire è più allenato a reagire nei momenti difficili e a trovare una soluzione.

Queste due teorie sono spesso presentate come concorrenti, ma anche se la prima definisce i sogni come un’interpretazioni di input interni, mentre la seconda li definisce come elaborazioni di input esterni, entrambe definiscono i sogni come il tentativo di dare un ordine a uno stato di apparente caos.

Perché raccontiamo i nostri sogni (ma dovremmo smettere)

Prendendo spunto dalla teoria della simulazione delle minacce è possibile ipotizzare che questa tendenza derivi dalla necessità di condividere sogni particolarmente impressionanti per ottenere da un’altra persona un metodo e una visione per affrontarli e comprenderli e, in ultima analisi, prepararci a essi.

Ci piace parlare dei sogni perché in questo modo possiamo prepararci ad agire in situazioni pericolose che possono verificarsi in futuro.

Il modo in cui valutiamo i nostri sogni è influenzato dal fatto che le informazioni negative contenute in essi li rendono importanti, ma spesso solo ai nostri occhi.

Il livello di interesse che possono destare in realtà è falsato da questo nostro pregiudizio: non è detto che il nostro interlocutore sia altrettanto interessato ad ascoltarli.

In secondo luogo, dobbiamo tener presente che i nostri sogni sono ancorati alla nostra emotività, per cui il racconto risente delle nostre emozioni. In questa ottica è semplice comprendere che sogni per noi carichi di contenuto possono sembrare banali e talvolta ridicoli a chi ci ascolta.

Il nostro pubblico potrebbe non apprezzare l’effettivo significato di un sogno.

Tendiamo a pensare che i nostri sogni siano veramente bizzarri, ma in realtà, circa l’80 per cento dei sogni descrive situazioni ordinarie. Il punto è che tendiamo a ricordare e a parlare di quelli strani.

Le informazioni che non capiamo possono spesso suscitare la nostra curiosità, in particolare in presenza di forti emozioni: le incongruenze e le situazioni che nel sogno sembrano prive di senso ci sembrano cariche di significati che meritano discussioni e interpretazioni.

Tenendo conto di queste informazioni possiamo comprendere meglio come la maggior parte dei nostri sogni risultino noiosi per chi ci ascolta.

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Se sentiamo comunque il desiderio di parlarne, l’approccio giusto potrebbe essere quello di individuare un metodo con il quale affrontare le minacce contenute in essi. Se il sogno ci ha insegnato un modo per affrontare un problema, sarà la condivisione di quel racconto a poter interessare il nostro interlocutore.