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Una ragazza nepalese è morta in una stalla dove era rinchiusa perché aveva le mestruazioni

La giovane è stata morsa da un serpente. Nella parte occidentale del Nepal molte donne sono sottoposte alla tradizionale pratica del chhaupadi, che le isola durante il ciclo mestruale

Immagine di copertina

Una ragazza nepalese è morta per un morso di un serpente mentre si trovava richiusa in una stalla. Qui la vittima era stata obbligata a dormire in isolamento, perché aveva le mestruazioni.

Tulasi Shahi, 19enne residente nel distretto Dailekh del Nepal occidentale, partecipava al chhaupadi, la tradizionale pratica comune nell’ovest del paese, secondo la quale le donne, considerate impure durante le mestruazioni, sono allontanate dalla famiglia per tutta la durata del ciclo e costrette a vivere in stalle o capanne di fortuna.

È un rituale a cui Shahi era stata probabilmente sottoposta molte volte prima, ma l’ultimo ciclo le è stato fatale. Il serpente velenoso l’ha morsa due volte, sia sulla testa che sulla gamba, secondo quanto hanno dichiarato le autorità.

I membri della famiglia di Shahi hanno tentato di curarla con rimedi tradizionali, prima di portarla in un centro medico, che però non aveva il siero anti-veleno che le sarebbe servito. Le piogge monsoniche che avevano inondato le strade montuose della regione hanno inoltre reso complicato il viaggio fino all’ospedale più vicino.

Non è la prima volta che una ragazza muore durante i giorni del chhaupadi. Meno di due mesi fa era toccato alla 14enne Lalsara Bika, morta per una malattia provocata dal freddo mentre si trovava in isolamento. Alla fine del 2016, due ragazze hanno perso la vita in circostanze simili nel vicino distretto di Achham.

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“Le nostre ragazze stanno morendo e lo stato è cieco”, ha affermato la scrittrice e attivista per i diritti mestruali, Radha Paudel.

La pratica del chhaupadi è stata bandita dalla Corte suprema del Nepal nel 2005. Tre anni dopo il governo ha promulgato decreti per sradicarlo a livello nazionale, ma gli attivisti dicono che non ha fatto una grande differenza.

“Quello che il governo ha emesso è solo una linea guida. Nessuno può riferire alla polizia, nessuno può presentare una denuncia e nessuno può essere punito per aver mandato mogli e figlie nelle capanne in isolamento”, ha spiegato Paudel.

Il Nepal si è dotato di leggi contro i matrimoni precoci, contro la violenza domestica ma non ha fatto nulla per i diritti mestruali.

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La pratica del chhaupadi risale a secoli fa e ha le sue radici nelle tradizioni induiste. Oltre a essere isolate in capanne senza finestre separate dalle case, le ragazze con le mestruazioni, considerate impure, non possono lavarsi, non possono toccare altre persone o animali, né alberi o piante, perché questi smetterebbero di produrre frutti.

Non è inoltre permesso loro di bere latte o mangiare prodotti caseari e il loro accesso ai rubinetti e ai pozzi d’acqua è limitato, dal momento che potrebbero prosciugarsi.

“Alcuni abitanti della zona occidentale del paese credono ancora che un dio o una dea possano arrabbiarsi se la pratica viene violata”, spiega un rapporto delle Nazioni Unite.

Nel distretto di Dailekh, dove vivono 49mila famiglie, ci sono più di 500 capanne di isolamento, secondo un rapporto del governo, ma gli attivisti dicono che i numeri ufficiali non riflettono la gravità e la grandezza del fenomeno.

Oltre al programma di sensibilizzazione e di istruzione, sono necessarie leggi rigorose per affrontare questo grave problema, sostengono gli attivisti.

“In Nepal abbiamo una presidente donna, la speaker della Camera è una donna, e fino a poco tempo fa avevamo una presidente della Corte Suprema donna, eppure nessuno ha mai detto una sola parola su questo tema”, ha detto Poudel. “È una vergogna”.

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