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È troppo presto per festeggiare la sconfitta dell’Isis?
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È troppo presto per festeggiare la sconfitta dell’Isis?

Con la conquista di Mosul, l'esercito iracheno ha dichiarato la sconfitta del sedicente Stato Islamico. Ma il gruppo terroristico sarebbe pronto a rafforzarsi e a evolversi

10 Lug. 2017
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Esattamente tre anni dopo la fondazione del Califfato, il sedicente Stato islamico potrebbe essere vicino a una definitiva sconfitta. L’esercito iracheno ha completamente liberato Mosul e la penetrazione delle milizie delle Syrian Democratic Forces, sostenute dagli Stati Uniti, nella città vecchia di Raqqa, fanno sperare in una disfatta imminente dei miliziani jihadisti.

Ma è troppo presto per festeggiare, scrive il New Yorker. È già successo in passato che l’estremismo jihadista si evolvesse, reinventandosi e diventando ancora più forte. Si tratta allora di una conta dei giorni al crollo del Califfato, o del suo trasformarsi in qualcosa di diverso?

“Ogni volta che al Qaeda sembrava destinata a fallire, ha effettivamente recuperato ed è tornato più forte”, spiega Ali Soufan nel suo nuovo libro The Anatomy of Terror.

Secondo Soufan, l’Isis ha seguito un modello simile a quello di al-Qaeda. Nel 2007 sembrava sull’orlo del fallimento, senza leadership e senza uomini. Sette anni più tardi, Abu Bakr al-Baghdadi aveva riorganizzato e reso ancora più forte il suo gruppo. In un anno l’Isis era riuscito a reclutare trentamila miliziani, provenienti da decine di paesi, rafforzando il suo califfato.

Nonostante siano morti migliaia di combattenti, anche grazie ai raid della coalizione a guida statunitense, un buon numero di questi combattenti è ancora attivo.

L’Iraq è in festa per la liberazione di Mosul, città in cui il 29 giugno di 3 anni fa veniva proclamato il califfato. Il 9 luglio 2017 il primo ministro, annunciando la definitiva riconquista di Mosul, dopo un’offensiva durata 9 mesi, ha definito eroici i soldati dell’esercito che hanno combattuto ottenendo questa storica vittoria.

La coalizione guidata dagli Stati Uniti si riunirà a Washington nei prossimi giorni per discutere della stabilizzazione nelle aree liberate dell’Iraq e della Siria.

Se da un lato la riconquista di Mosul rappresenta una sconfitta storica per le milizie del sedicente Stato islamico, dall’altra apre una fase di profonda incertezza sul futuro del paese.

In tre anni l’Isis ha perduto l’80 per cento dei territori conquistati in Iraq e il 60 per cento in Siria. Tuttavia, sono concordi gli analisti, il gruppo terroristico potrebbe evolversi.

L’Isis ha un progetto e una strategia completamente diversa da quella di al-Qaeda. Mentre quest’ultima aveva una tempistica molto più dilatata e una costruzione del consenso più graduale e profondo, lo Stato islamico non ha esitato a costringere i musulmani dei territori conquistati a unirsi ai loro miliziani, senza cercare un vero e proprio consenso.

Dopo la scomparsa definitiva del califfato, Isis e al-Qaeda dovranno affrontare decisioni fondamentali per la loro esistenza. Secondo Soufan l’interrogativo più grande sarà se riunirsi o continuare con lo scisma. Un altro interrogativo riguarderà la leadership interna e la strategia militare da intraprendere. Alcuni analisti concordano sul nome di Hamza bin Laden, il figlio di Osama, sempre più accentratore e attivo sul web.

Secondo Foreign Policy, lo Stato islamico, nel migliore degli scenari, perderà il suo controllo su uno stato, potrà continuare a esistere come gruppo terroristico, insieme agli altri gruppi jihadisti attualmente esistenti.

L’analista di Princeton, Cole Bunzel, evidenzia i due scenari più plausibili definiti negli ultimi mesi. Nel primo l’Isis subirà un danno talmente grave che al-Qaeda tornerà a riaffermarsi come leader incontrastato del movimento jihadista.

Nel secondo scenario, i due gruppi abbandoneranno le loro differenze cercando un riavvicinamento per perseguire l’obiettivo comune del mantenere viva la fiamma del jihad.

Eppure, sostiene Bunzel, nessuna delle due ipotesi sembra convincere fino in fondo, lasciando una sorta di scetticismo, dovuto al fatto che al Qaeda non sembra mostrare forza, resilienza e capacità strategiche tali da far pensare a un ritorno in grande stile. L’idea di una riconciliazione tra i due gruppi sembra lontana: entrambi – e i loro rispettivi affiliati minori – si disprezzano.

In breve, il jihadismo rimarrà diviso. “Lo Stato islamico sopravviverà quasi certamente”, spiega Bunzel. “Così anche al-Qaeda. Non si inghiottiranno l’un l’altro, e non faranno nulla”.

Sebbene il suo stato di avanzata sia finito, l’Isis continuerà a esistere, sostiene Renad Mansour di Foreign Policy. Un’organizzazione ristrutturata che non controlla il territorio rappresenta nuove sfide, spiega l’analista britannico, aggiungendo che il gruppo sta ricorrendo alla guerriglia, inclusi gli attacchi contro i civili nelle aree densamente popolate dell’Iraq.

A differenza del passato, il gruppo terroristico ha molte risorse a disposizione che lo faranno ricorrere a tattiche mafiose, riciclando le sue riserve in denaro attraverso attività apparentemente legittime.

In conclusione, l’Iraq – e la Siria in futuro – dovranno rafforzare le istituzioni statali e ristabilire la condivisione del potere locale. Solo allora potranno tradurre le attuali vittorie militari in insediamenti politici a lungo termine e garantire che non siano destinate a un altro, ennesimo, conflitto.

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