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Il presidente filippino Duterte ha imposto la legge marziale nell’isola di Mindanao

La decisione arriva dopo l'assalto degli estremisti del Maute nella città di Marawi, dove hanno anche preso in ostaggio un prete e altri fedeli nella cattedrale

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Il presidente filippino Rodrigo Duterte ha imposto la legge marziale per 60 giorni nella regione di Mindanao, a sud del paese. La decisione è arrivata nella serata del 23 maggio per provare a contrastare gli estremisti islamici che si sono affiliati al sedicente Stato Islamico e che hanno occupato ospedali, prigioni e altri edifici e hanno combattuto contro le truppe in un assalto nella città di Marawi.

La legge marziale a Mindanao “non sarà diversa da quella di Marcos. Sarò duro”, ha detto il presidente dopo aver annunciato l’imposizione del provvedimento nell’isola dopo l’assalto del gruppo ribelle a Marawi. 

“Ho detto a tutti di non costringermi a farlo. Ho detto che sarà duro”, ha dichiarato ancora. Duterte non esclude che la legge marziale possa durare più a lungo: “Se ci vuole un anno, allora lo faremo. Se finisse tutto in un mese ne sarei felice”. 

Nella mattinata italiana del 24 maggio il gruppo terroristico filippino Maute ha preso in ostaggio un prete, il personale di una chiesa e alcuni fedeli a Marawi dopo aver dato fuoco alla cattedrale nella città a sud del paese. La notizia, riportata da alcuni media locali, è stata diffusa dal vescovo Edwin dela Pena.

La costituzione prevede che la legge marziale sia valida per 60 giorni ed eventuali estensioni devono essere approvate dal congresso. Con l’applicazione del provvedimento si conferiscono maggiori poteri alle forze di sicurezza e si permette di incarcerare sospetti senza accuse formali, anche per lunghi periodi.

L’ex dittatore Ferdinand Marcos, per il quale Duterte non nasconde la sua ammirazione, governò applicando la legge marziale dal 1972 al 1985, un periodo in cui si contarono decine di migliaia di abusi dei diritti umani.

L’area su cui si applica la legge marziale voluta da Duterte copre un terzo dell’arcipelago filippino. A Mindanao e in alcune isole minori dell’area operano diversi gruppi islamici, che vanno da guerriglieri separatisti attivi da decenni a estremisti considerati legati all’Isis, come quelli del gruppo Maute che hanno attaccato alcune aree della città di Malawi, appiccando il fuoco ad alcuni edifici tra cui una chiesa e occupando un ospedale e un carcere. Nell’attacco sono morti due soldati e un agente di polizia.

Duterte ha anche minacciato di poter espandere la legge marziale ad altre zone delle Filippine.

Il presidente filippino ha inoltre comunicato che il capo della polizia di Malabang, nel sud del paese, è stato decapitato dai militanti islamici.