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Perché la serie di Netflix sul porno sta facendo discutere

“Hot Girls Wanted: Turned On” è la nuova docuserie che indaga il rapporto tra le nuove tecnologie nell’industria del porno

Immagine di copertina

Nel 2015 le due registe Jill Bauer e Ronna Gradus portavano su Netflix Hot Girls Wanted, un documentario divenuto poi popolarissimo, dedicato al mondo nascosto del porno amatoriale di Miami.

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Nel docufilm, presentato nel 2015 al Sundance Film Festival e prodotto dall’attrice comica e sceneggiatrice Rashida Jones, le registe seguivano alcune attrici porno per capire come si accede alla professione e come è cambiata l’industria nel corso degli anni.

Nel 2017 Bauer e Gradus si sono dedicate alla realizzazione di un’intera seria prodotta per Netflix e resa disponibile sulla piattaforma dal 21 aprile. La serie è titolata Hot Girls Wanted: Turned On, e intende andare oltre le tematiche affrontate dal documentario del 2015 mostrando i risvolti delle nuove tecnologie nell’industria del porno e più in generale su come si sia modificato il rapporto tra sesso e tecnologia, raccontando storie personali di connessioni e separazioni, promozione di se stessi e politica.

La serie al suo esordio su Netflix ha già ottenuto una consistente popolarità, trascinando con sé anche diverse critiche. Alcuni imputano alla serie il limite di non essere una vera e propria inchiesta che ricostruisce con accuratezza i veri casi di cronaca citati, ma di limitarsi a essere una denuncia di come la tecnologia abbia cambiato il rapporto individuale con il sesso.

Per altri, Hot Girls Wanted: Turned On rischia di scivolare nella solita retorica che attacca le tecnologie finendo per fornire un’analisi troppo scontata del mondo del porno, dove le sentenze non sono rese esplicite dalle due registe, ma affidate alle donne intervistate, e quindi senza una vera assunzione di responsabilità da parte delle due professioniste.

Va detto che la struttura a puntate permette in ogni caso di approfondire le singole tematiche: c’è il porno online ovviamente, cioè la realizzazione di video da distribuire a pagamento, ma c’è anche una puntata su Tinder, che si concentra sull’evoluzione delle storie nate sull’applicazione di incontri. 

Si trova poi il focus sul caso di Marina Lonina una ragazza russa trasferitasi in America condannata per aver filmato uno stupro di una sua coetanea in diretta su Periscope, quasi senza essersi resa conto di cosa stesse succedendo.

Alcuni tra i più critici sostengono che nonostante la serie abbia pregi come quello di suscitare interessanti discussioni su temi attuali, l’indagine delle due registe sia rivolta più ai risvolti sociali delle tecnologie che ai cambiamenti nell’industria del porno.

Anche una puntata che sembra centrata sul razzismo nel porno, come cioè certe razze rimangano escluse o altre siano sfruttate sempre nella stessa maniera per lo stereotipo a loro collegato, in realtà racconta di cosa gli utenti cerchino e che uso facciano del porno online.

Altri cineasti hanno addirittura comparato lo scenario rappresentato da Hot Girl Wanted: Turned On a quello previsto dalle varie puntate della celebre serie Black Mirror, con la differenza che in questo caso non si tratta di un futuro possibile, ma di una spaventosa realtà che sta accadendo intorno a noi.

Le nuove possibilità di trasmissione audiovisiva nate con internet e con la tecnologia digitale non hanno solo impoverito l’industria del porno, ma hanno creato una relazione perversa e sconvolgente tra il sesso, l’erotismo e l’intimità e la tecnologia in tutte le sue applicazioni.

Di seguito il trailer della serie:

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