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La donna musulmana fotografata durante l’attentato di Londra risponde alle accuse

Era stata accusata di non curarsi dei feriti. Ora dice: “Ero triste e preoccupata. Sono scioccata di come la mia foto sia stata fatta circolare sui social media”

Immagine di copertina

Aveva fatto molto discutere in rete la foto della donna con l’hijab, che cammina vicino uno dei feriti sul ponte di Westminster senza fermarsi ad aiutarlo, dopo l’attentato del 22 marzo 2017 a Londra.

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“Una donna musulmana è indifferente all’attentato terroristico: cammina con noncuranza accanto a un uomo che sta morendo, controllando il telefono”, scriveva Texas Lone Star, un utente di Twitter statunitense, che si definisce un americano patriota.

Diversi estremisti di destra avevano subito condiviso la foto con l’intento di rappresentare in modo negativo la donna e alimentare l’odio xenofobo nei confronti delle persone di fede islamica.

A pochi giorni dalle polemiche è intervenuto anche l’autore della foto, Jamie Lorriman, che ha preso le difese della donna: “È inappropriato l’utilizzo che si è fatto di quella immagine. L’espressione sul viso della donna è chiaramente inorridita trovandosi in una situazione traumatica, probabilmente aveva paura e voleva solo scendere dal ponte”. 

“Sono molto dispiaciuto per lei, deve essersi sentita male nel vedere quello che hanno scritto”, ha concluso il fotografo.

Da quanto riporta il quotidiano britannico Telegraph la donna ha deciso difendere la sua immagine rilasciando alcune dichiarazione a “Tell MAMA”, un’associazione britannica che si occupa di proteggere le persone dagli attacchi anti islamici e combattere odio e xenofobia.

Grazie all’intervento dell’organizzazione la donna è stata identifica e ha potuto difendersi e fornire la propria versione dei fatti: “Sono totalmente scioccata di come la mia foto sia stata fatta circolare sui social media”, ha detto la donna. “A quegli individui che hanno interpretato e commentato quali potessero essere i miei pensieri durante quel momento terribile e doloroso, vorrei dire che non solo ero completamente paralizzata dalla paura e stavo affrontando lo shock di un attentato terroristico ma ho dovuto affrontare anche l’attacco mediatico alla mia immagine da parte di coloro che non sono riusciti ad andare oltre il mio abbigliamento e hanno tratto conclusioni sulla base di odio e xenofobia”.

“I miei pensieri in quel momento”, ha proseguito la donna, “erano di tristezza, paura e preoccupazione. Ciò che l’immagine non mostra è che avevo parlato con altri testimoni per cercare di scoprire cosa stava accadendo, per vedere se potevo essere di qualche aiuto. Poi ho deciso di chiamare la mia famiglia per avvertire che stavo bene e stavo cercando di tornare a casa dopo aver assistito una signora e averla aiutata a raggiungere la stazione di Waterloo”.

“Il mio pensiero va a tutte le vittime e le loro famiglie. Vorrei ringraziare Jamie Lorriman, il fotografo che ha scattato la foto che ha parlato in mia difesa”, ha concluso la donna.

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