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Perché i bambini su YouTube inventano lutti per raccogliere like

La rivista britannica New Statesman ha cercato di spiegare perché i bambini raccontano su YouTube di soffrire la scomparsa di parenti o di animali da compagnia

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Si sta diffondendo in modo sempre più marcato un fenomeno apparentemente innocente, seppure un po’ strano, che riguarda numerosi commenti apparsi sui canali di YouTube. 

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Alcuni bambini, o presunti tali, tra i 9 e i 15 anni, raccontano pubblicamente sul web di soffrire la scomparsa di persone care e di animali da compagnia, per i quali chiedono agli utenti di manifestare la loro vicinanza attraverso un like. 

A parlarne è la rivista britannica New Statesman, che riporta alcuni commenti apparsi sotto i video di grandi star, e che cerca di spiegare, attraverso l’intervento di alcuni psicologi, quali siano le motivazioni che spingano i giovani a compiere la stravagante richiesta.

“Per favore, non commentate in modo cattivo perché il mio criceto è morto e anche il mio uccellino, sono ancora molto sconvolta” scrive Anna Marie, dopo aver espresso il suo parere in merito a un video. “Non mi importa se la gente gradirà questo mio commento, ma solo se poteste aggiungere un like”.

Tanti giovani utenti di YouTube commentano i video scrivendo di animali, genitori e nonni morti al fine di guadagnare like su questi commenti o aumentare gli iscritti ai loro canali.

Se buona parta di questi commenti proviene da persone che hanno effettivamente subito un lutto, esiste certamente un’altra parte di persone che lo fa per ottenere ritorni di altro tipo, come quelli che chiedono soldi come segno di solidarietà alla loro sofferenza.

“I ragazzi hanno compreso che esiste un meccanismo sociale che riguarda la morte e il dolore”, spiega Joanne Meredith, la psicologa ed esperta di media dell’Università di Salford. “Vi è la convenzione sociale per cui se qualcuno ha avuto un lutto, si tende a trattarlo particolarmente bene e a essere servizievole nei suoi riguardi. Pertanto, scrivendo questo tipo di notizie, cercano di ottenere qualcosa che vogliono”.

“Forse questi individui che intendono raggiungere obiettivi con questa tecnica sono solo alla ricerca di approvazione sociale, che non hanno nella vita reale con amici e parenti”, continua la psicologa. “Gli adolescenti possono essere particolarmente inclini a questo tipo di comportamento, in quanto questo è un periodo di grandi cambiamenti, in cui le relazioni tra pari spesso diventano più rilevanti rispetto a quelle con i genitori”.

Eppure Jacqui Taylor, specialista in psicologia sociale della comunicazione on line, avverte che ci potrebbero essere conseguenze per i bambini che fingono di aver perso i loro cari.

“Questo fenomeno potrebbe avere uno sviluppo preoccupante”, spiega Taylor. “È stato verificato che la ricerca di attenzioni online, utilizzando storie ingannevoli, riguarda bambini di età inferiore rispetto agli anni precedenti. Questi bambini utilizzano metodi anche più ingannevoli. Il danno maggiore lo si potrebbe avere quando la verità su queste storie dovesse essere rivelata, esponendo quei bambini a una vergogna pubblica”.

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