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Cosa è Abu Sayyaf, il gruppo terroristico affiliato all’Isis nelle Filippine

Il gruppo filippino che ha diffuso il 27 febbraio il video della decapitazione di un ostaggio tedesco agisce nel sud del paese e punta soprattutto al rapimento di turisti

Immagine di copertina

L’omicidio dell’ostaggio tedesco Jurgen Kantner è stato l’ultimo attribuito ad Abu Sayyaf, un gruppo di militanti islamici delle Filippine che ha guadagnato milioni di dollari grazie ai rapimenti e alle richieste di riscatto dal 1990 ad oggi. 

Inquirer.net ha riportato un’analisi dell’Afp nella quale si spiega cosa è e cosa fa il gruppo di Abu Sayyaf. 

La cellula terroristica è un ramo dell’insurrezione separatista musulmano che ha rivendicato più di 120mila rapimenti nel sud delle Filippine sin dal 1970. Il gruppo di Abu Sayyaf è nato negli anni Novanta grazie ai fondi provenienti da un membro della famiglia dell’ex leader di al-Qaeda, Osama bin Laden. La cellula si è affiliata allo Stato Islamico.

Le roccaforti di Abu Sayyaf sono le isole di Jolo e Basilan nel sud delle Filippine. Il gruppo conta solo 400 seguaci armati, secondo le ultime stime.

Ricorrendo a imbarcazioni molto veloci, i militanti agiscono nei resort, nelle zone costiere e nelle aree portuali del sud ovest delle Filippine, in alcuni casi viaggiando per centinaia di chilometri partendo dalle loro roccaforti.

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La maggioranza delle loro vittime sono turisti benestanti. Negli ultimi anni il gruppo ha esteso il suo raggio d’azione sequestrando anche pescatori indonesiani, vietnamiti, coreani e malesiani. I militanti rapiscono anche persone del luogo come manager e insegnanti, chiedendo poi un riscatto meno ingente. 

A febbraio 2017 il gruppo di Abu Sayyaf, secondo le forze militari locali, ha in ostaggio sei vietnamiti, sette indonesiani, un olandese e sette persone del luogo. Un singolo rapimento può far guadagnare anche milioni di dollari.

Abu Sayyaf ha dichiarato di aver ricevuto i cinque milioni di dollari che aveva chiesto per la liberazione di una coppia tedesca rapita quando si trovava a bordo del loro yacht nel 2014 e poi rilasciata dopo sei mesi. 

Dal 2002 al 2014 gli Stati Uniti hanno impiegato le forze speciali per formare e fornire aiuti di intelligence alle truppe filippine, operazioni che hanno portato all’uccisione e all’arresto di alcuni leader di Abu Sayyaf.

Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, poco dopo il suo insediamento nel 2016, ha lanciato un’offensiva militare per distruggere la cellula terroristica. Ma, come il suo predecessore, la sua operazione non ha avuto successo.

La conoscenza del territorio montagnose e delle isole, insieme al supporto delle comunità locali, rende Abu Sayyaf capace di respingere gli assalti militari. Inoltre, gli ingenti ricavi derivanti dai riscatti permette loro di comprare nuove armi e corrompere le popolazioni autoctone.

Alcuni membri delle autorità locali e delle forze di sicurezza sono coinvolti in queste operazioni, aiutando il gruppo terroristico, come spiegato all’Afp da Rommel Banlaoi, capo dell’istituto filippino per la pace, la violenza e le ricerche sul terrorismo.

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