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Che cos’è il revenge porn e cosa si vuole fare per fermarlo

In Italia, a differenza di altri paesi, non esiste una legge specifica sul revenge porn che tuteli le vittime. Ecco cosa prevede la proposta presentata nel settembre 2016

Immagine di copertina

Pubblicare foto intime dell’ex fidanzata per vendetta. Si tratta del cosiddetto revenge porn, la porno vendetta. Quello di cui morì Tiziana Cantone, la ragazza che arrivò a suicidarsi dopo che un video che la ritraeva fece il giro della rete, condiviso e inviato sui social migliaia di volte.

Il revenge porn consiste nel pubblicare foto e video di atti sessuali per vendetta da parte di ex partner, naturalmente senza consenso. Molti uomini, che sono in possesso di foto delle ex fidanzate nude o di video in momenti intimi, non esitano a renderle pubbliche per creare loro un danno, per umiliarle.  

Le conseguenze, non solo psicologiche ma anche sociali, sono spesso devastanti per le vittime, anche per quelle che non arrivano al gesto estremo del suicidio.

In Italia, a differenza di altri paesi, come Israele, Germania, Regno Unito, 34 stati degli Stati Uniti e Australia, non esiste una legge specifica sul revenge porn che tuteli le vittime. Rientra nella fattispecie del reato di diffamazione e di violazione della privacy, ma affidarsi al garante della privacy o ricorrere in giudizio richiede periodo assai lungo. 

Nel settembre del 2016 è stata presentata una proposta di legge per l’introduzione dell’articolo 612-ter del codice penale, concernente il
reato di diffusione di immagini e video sessualmente espliciti. La proposta in questione prevede di punire con la reclusione da uno a tre anni per chiunque diffonde immagini private, e la pena è aumentata della metà se il fatto è connesso dal partner. 

Proprio il 23 febbraio 2017 il Garante per la Privacy ha avviato una istruttoria sul caso di Tiziana Cantone per indurre i principali motori di ricerca come Google e Yahoo a giustificare le ragioni per cui tra i risultati di ricerca risultino ancora indicizzate pagine sulle quali sono pubblicate immagini e video pornografici della ragazza. 

*Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come.*

Il testo della proposta di legge: 

“Il cosiddetto revenge
porn è l’espressione anglosassone
con cui si indica la pubblicazione sul web
di foto o video, anche molto intimi ed
espliciti, a scopo di vendetta. Spesso accade
che la diffusione di un certo tipo di immagini
o video pornografici segua la fine di
una relazione sentimentale e venga utilizzata
come strumento di vendetta nei confronti
delle vittime, che sono prevalentemente
donne.

La vendetta porno è l’esempio più
estremo di come, in certi casi, le nuove
tecnologie vengano utilizzate da alcuni uomini
con l’unico scopo di esercitare il potere
e il controllo sulle donne. Sono sempre
più numerose le vicende di cronaca che
vedono protagoniste giovani donne che,
senza aver espresso alcun consenso, scoprono
online, sui social network, proprie
immagini intime, ormai condivise da un
numero molto elevato di utenti, quindi divenute virali.

Si tratta di episodi gravissimi,
che hanno ripercussioni a livello psicologico
inimmaginabili, spingendo in alcuni
casi le vittime fino a gesti estremi.
Negli Stati Uniti d’America il fenomeno
del revenge porn è riconosciuto a livello
giuridico e conseguentemente perseguito,
in molti stati.
Le leggi vigenti in Italia non riescono a
contrastare adeguatamente il fenomeno dei
video privati diffusi per vendetta: per questo
serve una normativa adeguata al periodo
storico che stiamo vivendo.

Sarebbe opportuno il riconoscimento di
questo reato al pari dell’estorsione, perché
si configura come un grave delitto contro la
privacy, oltre a essere un delitto di genere,
perpetrato quasi esclusivamente nei confronti
delle donne.
La presente proposta di legge prevede
l’introduzione dell’articolo 612-ter del codice
penale, concernente il reato che si
manifesta attraverso la pubblicazione via
internet di contenuti pornografici, sia fotografici che video, senza l’esplicito consenso
dei soggetti interessati.

La pubblicazione
online di simili contenuti è punita con la
reclusione da uno a tre anni e la pena è
aumentata della metà se il fatto è commesso
dal coniuge, anche separato o divorziato,
o da persona che è o è stata legata da
relazione affettiva alla persona offesa.

Dopo l’articolo 612-bis del codice
penale è inserito il seguente:
Art. 612-ter. – (Diffusione di immagini e
video sessualmente espliciti). – “È punito
con la reclusione da uno a tre anni chiunque
pubblica nella rete internet, senza l’espresso
consenso delle persone interessate,
immagini o video privati, comunque acquisiti
o detenuti, realizzati in circostanze
intime e contenenti immagini sessualmente
esplicite, con conseguente diffusione di dati
sensibili, con l’intento di causare un danno
morale alla persona interessata.
La pena è aumentata della metà se il
fatto è commesso dal coniuge, anche separato
o divorziato, o da persona che è o è
stata legata da relazione affettiva alla persona
offesa”.

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