Me

Aumenta il numero dei bambini uccisi o mutilati nel conflitto in Afghanistan

Le Nazioni Unite hanno registrato un incremento del 24 per cento: 923 bambini sono rimasti uccisi e 2.598 feriti a causa dei combattimenti e di ordigni inesplosi

Immagine di copertina

Secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite, il numero di bambini rimasti uccisi o mutilati nel conflitto in Afghanistan è cresciuto notevolmente nel corso del 2016.

In un rapporto diffuso lunedì 6 febbraio 2017, l’Onu registra un incremento del 3 per cento delle vittime: 11.418, inclusi 3.498 morti. Per quanto riguarda i minori, documenta un aumento del 24 per cento: 923 bambini sono rimasti uccisi e 2.598 feriti, principalmente a causa dei combattimenti nelle aree residenziali o dell’esplosione di ordigni.

“È arrivato il momento che le parti in conflitto smettano di commettere implacabilmente crimini di guerra e pensino al male che fanno alle loro madri, padri, bambini e alle generazioni future continuando ad alimentare questa insensata e infinita guerra”, ha dichiarato l’Alto commissario Onu per i diritti umani Zeid Ra’ad al-Hussein.

Secondo il documento Onu, le dinamiche del conflitto sono cambiate. Nel 2014 è cominciato il disimpegno delle forze internazionali e i combattimenti si sono avvicinati ai villaggi e alle città.

Le cause dell’alto numero di vittime sono infatti legate ai combattimenti sul terreno. Il 61 per cento sono state attribuite ai gruppi ribelli, in primo luogo ai Taliban, il 22 per cento alle forze governative afghane.

Gli ordigni inesplosi disseminati sul terreno rappresentano un serio pericolo soprattutto per i bambini che sono circa l’86 per cento delle vittime, delle quali 183 sono rimaste uccise e 426 ferite.

Si aggiunge anche l’incremento dei raid aerei statunitensi (1.337 nel 2016 contro i 947 del 2015) dovuto all’avanzata dei Taliban e al pericolo rappresentato dall’Isis.

Il numero dei civili rimasti coinvolti è raddoppiato e anche se la coalizione internazionale è coinvolta solo del 2 per cento dei casi, è anche la responsabile di alcuni gravi episodi come il raid che il 3 novembre 2016 colpì una villaggio nei pressi di Kunduz e uccise 32 civili, inclusi 20 bambini.

**Non restare fuori dal mondo. Iscriviti qui alla newsletter di TPI e ricevi ogni sera i fatti essenziali della giornata.**