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El Chapo è stato estradato negli Stati Uniti

Il boss del sanguinario cartello di Sinaloa e signore del narcotraffico messicano, protagonista di evasioni leggendarie, sarà processato in California e Texas

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Joaquin “El Chapo” Guzman, signore del narcotraffico messicano e del cartello di Sinaloa è stato estradato negli Stati Uniti giovedì 19 gennaio 2017. 

El Chapo, 59 anni, è arrivato a bordo di un piccolo jet all’aeroporto MacArthur di Long Island in serata ed è stato trasferito al Centro correzionale metropolitano di Manhattan, un carcere di massima sicurezza, da un imponente convoglio della polizia seguito dall’alto dagli elicotteri.

Un tale spiegamento di forze non si deve solo all’importanza del prigioniero, uno dei più sanguinosi signori della droga, ma anche alla fama di Guzman come maestro della fuga.

Due le sue rocambolesche evasioni, di cui l’ultima nel luglio del 2015 quando El Chapo fuggì da quella che era ritenuta la prigione più sicura del Messico attraverso un lungo tunnel nel quale era stata installata una motocicletta su rotaie.

È stato ricatturato l’8 gennaio del 2016, pochi mesi dopo aver incontrato l’attore americano Sean Penn nel suo nascondiglio nella giungla, nello stato di Durango.

A maggio del 2016, il Messico aveva autorizzato l’estradizione negli Stati Uniti, richiesta sia dallo stato della California che dallo stato del Texas, e a ottobre aveva respinto l’appello dell’avvocato di Guzman contro la decisione.

La storia del boss messicano del narcotraffico

Primo figlio di una famiglia povera dello stato di Sinaloa, noto per la produzione d’oppio e cannabis, Joaquin Guzman sognava una vita diversa e per farsi strada intraprese l’unica via disponibile, quella della droga.

Cominciò dal basso, facendo il corriere, ma grazie alla sua intelligenza e al suo acume scalò i ranghi del cartello fino a diventarne il capo indiscusso.

Il cartello di Sinaloa è diventato nel tempo la più potente organizzazione dedita al narcotraffico: secondo le stime controlla il 25 per cento della droga (eroina, cocaina e metanfetamine) che dal Messico raggiunge gli Stati Uniti, con un giro d’affari di quasi 3 miliardi di euro e ramificazioni in America Latina, Europa, Asia e Australia.

Si è fatta largo attaccando senza remore le altre gang criminali e sottraendo loro fette di mercato e territorio. La guerra della droga in Messico ha causato oltre 100mila vittime.

Non solo narcotraffico, ma anche sequestri, omicidi, esecuzioni extragiudiziali e racket. Il cartello di Sinaloa può contare sul potente mezzo della corruzione per comprare funzionari pubblici e autorità locali.

La rivista Forbes nel 2012 calcolava che il patrimonio personale di Guzman si aggirava intorno ai 900 milioni di euro, facendo di quell’uomo di umili origini soprannominato “il corto” uno dei più ricchi del pianeta.

El Chapo fu catturato per la prima volta nel 1993 in Guatemala, ma la sua permanenza in prigione non gli impedì mai di continuare a gestire il cartello, né di godere dello stile di vita opulento cui si era abituato: pasti preparati appositamente per lui e frequenti visite non solo della moglie, ma anche di amanti e prostitute.

Nel 2001 evase grazie all’aiuto di una guardia corrotta che lo trasportò fuori nascosto in un carrello della lavanderia.

Negli anni della latitanza pendeva su di lui una taglia di 4,5 milioni di euro. Venne ricatturato nel 2014 ma fuggì un anno dopo facendosi beffe della sicurezza messicana.

Ora, a meno di drammatici colpi di scena, le peripezie di Joaquin “El Chapo” Guzman sono giunte al termine. 

Dopo che avrà affrontato il processo e scontato la pena, ammesso che non gli venga inflitta la condanna all’ergastolo o addirittura la pena di morte, dovrà tornare nel suo paese natale per affrontare anche la giustizia messicana.

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