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Giornalista ucciso nelle Filippine nell’ambito della guerra alla droga

Larry Que aveva scritto un articolo che accusava alcuni funzionari di negligenza quando era stato scoperto un laboratori di metanfetamine

Immagine di copertina

L’editore di un quotidiano provinciale filippino, Larry Que, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco lunedì 19 dicembre, dopo aver scritto un pezzo nel quale accusava alcuni funzionari locali di negligenza.

Si tratta del primo giornalista a perdere la vita nell’ambito della guerra alla droga lanciata dal presidente delle Filippine Rodrigo Duterte. L’articolo di Que accusava infatti le autorità locali di non aver fatto il proprio dovere quando è stato scoperto un laboratorio di metanfetamine.

Duterte ha ordinato a ottobre la creazione di una task force per la tutela della libertà di stampa, la protezione dei media e le indagini sugli attacchi contro i giornalisti.

Il sindacato nazionale dei giornalisti delle filippine (Nujp) ha invitato il presidente a incaricare questa task force di occuparsi dell’omicidio di Que. 

Inoltre, il Nujp ha criticato il rapporto del governo con i media che sono stati spesso accusati di distorcere le parole del presidente, noto anche all’estero per il suo stile diretto e aggressivo.

Le Filippine godono di uno degli ambienti più liberali nei confronti dei media dell’intero continente asiatico, ma anche uno dei più pericolosi per il giornalisti.

Nel corso degli ultimi trent’anni, moltissimi di loro sono rimasti uccisi e in particolare i giornalisti radiofonici che si interessano di politica locale. Le indagini su questi omicidi spesso non hanno portat ad alcun risultato e i casi sono rimasti senza un colpevole.

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