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Perché gli uomini non usano ancora la pillola anticoncezionale?

Uno studio che ne testava l'efficacia è stato di recente interrotto, a causa degli effetti collaterali riscontrati da un campione di 320 uomini

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Un recente studio che analizza l’efficacia di un’iniezione anticoncezionale sugli uomini, affiliato all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), tra gli altri enti, pubblicato da The Journal of clinical endocrinology & metabolism (Jcem) e ripreso dal giornale online The Conversation, è stato sospeso per via dell’alto numero di effetti collaterali riscontrati dai 320 uomini che ne hanno preso parte.

Circa la metà di loro ha notato una maggiore incidenza di acne, disturbi dell’umore e variazioni dello stato d’animo (più di un quinto dei pazienti) e un aumento della libido (più di un terzo). Per i 320 uomini che hanno partecipato allo studio, si sono registrati circa 1.491 eventi avversi in seguito alla somministrazione del farmaco.

Per i ricercatori, gli effetti collaterali dell’iniezione sono stati di gran lunga più rilevanti rispetto al corretto funzionamento dell’anticoncezionale stesso, che aveva apparentemente ridotto la produzione di sperma nei pazienti e quindi compiuto la sua funzione.

Eppure, gli effetti collaterali della pillola anticoncezionale sulle donne sono ugualmente allarmanti (motivo per il quale molte donne hanno scelto di non farne uso o di interromperla): ansia, aumento del peso, nausea, cefalea, diminuzione della libido e coaguli nel sangue. E allora perché non esiste un metodo contraccettivo anche per gli uomini?

Secondo Adam Watkins, ricercatore presso l’università di Aston, nel Regno Unito, la fertilità maschile sarebbe più semplice da controllare dato che lo sperma viene prodotto regolarmente e non in maniera ciclica, come nel caso degli ovuli nelle donne.

E come notato dai ricercatori dell’università Martin Lutero di Halle-Wittenberg, in Germania, l’anticoncezionale maschile sarebbe più efficace rispetto alla pillola utilizzata dalle donne. Il tasso di gravidanze registrate durante lo studio era pari a 1,5 concepimenti su 100 coppie, mentre quello registrato nelle donne che fanno uso regolare della pillola è di 9 concepimenti ogni 100 coppie. Un numero sensibilmente più alto.

Watkins propone l’alternanza nell’uso dei metodi contraccettivi nelle coppie o addirittura l’assunzione simultanea per entrambe i sessi, al fine di condividere sia la responsabilità sulla fertilità della coppia sia gli spiacevoli effetti collaterali.

È anche vero che la pillola ha cambiato la vita delle donne, garantendo loro una maggiore libertà sessuale e il controllo sulla propria fertilità. E come indica un rapporto del 2015 delle Nazioni Unite sull’uso dei metodi contraccettivi nel mondo, il numero di donne che fa uso regolare della pillola anticoncezionale ammonta a 225 milioni. Sarebbe proprio il successo riscontrato fra le donne, secondo Watkins, ad aver arenato gli studi sulla formulazione di un metodo contraccettivo per gli uomini.

È vero che la ricerca ha fatto passi da gigante e che la pillola per le donne è migliorata notevolmente grazie al basso dosaggio ormonale e alla conseguente diminuzione degli effetti collaterali. Ma per quale motivo la contraccezione, nel 2016, deve spettare soltanto alla donna?

Nel suo articolo Watkins si dimentica di esplorare la questione dell’androcentrismo nella scienza e la discriminazione di genere nel campo della ricerca farmacologica. “Femminismo per principianti”, un bellissimo libro di Nuria Varela, giornalista e scrittrice spagnola che si occupa di questioni di genere, spiega le differenze di trattamento delle donne e degli uomini nel campo della ricerca.

Il libro cita un rapporto, risalente al 2004, della Società spagnola della salute pubblica e dell’amministrazione sanitaria (Sespas), intitolato “La salute pubblica dalla prospettiva di genere e classe sociale”, che faceva luce sull’influenza che la scarsa conoscenza scientifica dei sintomi presentati dalle donne ha sulla loro salute.

Le ricerche cliniche, e i saggi che ne derivano, sono perlopiù studi effettuati sul corpo degli uomini. Secondo Varela, le donne ricevono diagnosi peggiori, poiché molte malattie presentano sintomi diversi tra uomo e donna e l’attenzione si sposta spesso solamente su quelli registrati negli uomini.

Lo stesso vale per gli effetti collaterali, Varela spiega come le donne siano soggette a un maggior numero di effetti collaterali rispetto agli uomini, poiché i farmaci vengono spesso provati su campioni maschili, piuttosto che femminili.

C’é da chiedersi dunque se il motivo per il quale, ad oggi, non sia stata ancora inventata una pillola anticoncezionale per gli uomini, non dipenda solamente dal crescente successo della pillola riscontrato fra le donne, ma da un sistema patriarcale che si cura molto poco degli effetti collaterali che alcuni farmaci hanno sulle donne e per il quale gli effetti avversi sugli uomini hanno molta più rilevanza nel momento di decidere se brevettare o meno un medicinale.