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I magistrati tedeschi hanno deciso di non procedere contro il comico che insultò Erdogan

Jan Boehmermann aveva letto un testo contro il presidente turco provocando la reazione indignata di Ankara, ma il caso è stato archiviato

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I magistrati tedeschi hanno deciso martedì 5 ottobre 2016 di non procedere contro il comico accusato di aver offeso un leader straniero dopo aver recitato una poesia oscena sul presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Jan Boehmemann aveva letto il testo in questione durante un programma televisivo a marzo, insinuando che il presidente turco avesse rapporti con gli animali e guardasse pedopornografia, innescando le ire di Erdogan che aveva chiesto alle autorità tedesche di procedere penalmente contro di lui.

Le relazioni tra Berlino e Ankara si erano raffreddate anche a causa di una risoluzione approvata dal parlamento tedesco che riconosceva il massacro degli armeni da parte delle forze ottomane nel 1915 come genocidio.

L’accordo sui migranti tra l’Europa e la Turchia promosso dalla stessa cancelleria tedesca aveva aggiunto un elemento di stress nei rapporti tra i due paesi.

Secondo il codice penale tedesco, gli insulti contro un leader straniero non sono permessi ma per avviare un procedimento legale contro i violatori è necessaria un’autorizzazione del governo.

L’esecutivo tedesco aveva a suo tempo acconsentito all’inchiesta contro Boehmermann, suscitando molte critiche verso una decisione ritenuta troppo accondiscendente nei confronti del leader turco.

Ma gli inquirenti della città di Mainz, nell’ovest del paese, non hanno trovato prove sufficienti per procedere contro il comico o contro chiunque altro fosse coinvolto nella stesura del pezzo satirico e nella sua messa in onda.

I magistrati hanno stabilito che l’esibizione satirica di Boehmermann era un’esagerazione caricaturale della realtà che non andava presa seriamente e per tanto non costituisce un insulto contro un leader straniero.

Mentre si attende la reazione di Erdogan, vale la pena notare che i magistrati turchi hanno avviato circa duemila inchieste contro persone accusate di aver insultato il presidente da quando ha assunto la carica nel 2014. Tuttavia, dal tentativo di colpo di stato di luglio, molti di questi sono stati chiusi.

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