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Erdogan incontra Putin a San Pietroburgo

Dopo una grave crisi nelle relazioni tra Ankara e Mosca, i due presidenti hanno inaugurato una nuova amicizia in un momento di gelo nei loro rapporti con l'occidente

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Dopo una rottura che aveva tutta l’aria di essere definitiva, con toni accesi e minacce neanche troppo velate inviate da un campo all’altro, la Russia e la Turchia si riconciliano e inaugurano una nuova era di amicizia con l’atteso incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a San Pietroburgo, martedì 9 agosto 2016.

Il dato significativo dell’incontro è che si tratta della prima visita all’estero di Erdogan dopo il tentativo di colpo di stato della notte tra il 15 e il 16 luglio, al quale Ankara ha risposto con gigantesche purghe a tutti i livelli dell’apparato statale e delle forze armate.

La reazione di Ankara al fallito golpe ha fatto storcere il naso ai leader europei, preoccupati da una deriva autoritaria generatasi sull’uscio di casa, proprio nel paese su cui Bruxelles conta per arginare il flusso di migranti e rifugiati e che, oltretutto, vorrebbe entrare in una Unione Europea sempre più chiusa su se stessa.

E a Erdogan le ramanzine proprio non piacciono. Anzi, non mancò di far notare, all’indomani del tentato rovesciamento, che nessuno, ma proprio nessuno, dei cosiddetti alleati gli aveva manifestato la minima solidarietà, men che meno si era offerto di tendergli la mano.

Al contrario, l’ex nemico Putin l’aveva chiamato, e il presidente turco non dimentica chi in un momento di estrema difficoltà gli è stato vicino. 

Dichiarando ai microfoni dei giornalisti poco prima dell’incontro di San Pietroburgo di aver gradito la telefonata di Putin, Erdogan ha voluto – casomai ce ne fosse stato bisogno – rendere noto ai leader occidentali che, se gli alleati europei latitano e deludono, la Turchia è pronta a stringere un sodalizio con Mosca, anch’essa ai ferri corti col blocco occidentale, la quale ha tra l’altro uno stile affine a quello di Ankara.

Durante il colloquio, un Putin quanto mai sorridente ha detto alla controparte turca che spera sinceramente di riuscire a restaurare l’ordine in patria dopo i rivolgimenti dell’ultimo mese.

Ha dichiarato che si sente pronto a voltare pagina, a riavviare il dialogo e a recuperare il rapporto messo in crisi dall’abbattimento di un jet russo da parte della contraerea turca al confine con la Siria (mentre Ankara appoggia l’opposizione siriana, Mosca è scesa in campo al fianco del presidente siriano Bashar al-Assad), episodio a cui aveva reagito avviando un embargo che era costato alla Turchia un calo delle visite da parte di turisti russi dell’87 per cento.

“Desidero esprimere la speranza che sotto la tua guida il popolo turco possa superare questo momento di difficoltà e l’ordine costituzionale e la legalità vengano restaurati”, ha dichiarato il presidente russo rivolgendosi a Erdogan.

Pace fatta? Sembrerebbe proprio di sì e le cancellerie di Ankara e Mosca non nascondono l’ottimismo. Meno entusiasmo permeerà invece i corridoi delle cancellerie occidentali, per le quali la coppia Putin-Erdogan è tutt’altro che auspicabile.