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Clint Eastwood difende Trump e accusa: questa è una generazione di fighette

In una recente intervista l'attore e regista 86enne, le cui simpatie repubblicane sono note, si è scagliato contro il politicamente corretto e ha difeso il magnate

Immagine di copertina

In un’intervista rilasciata alla rivista Esquire, Clint Eastwood ha parlato della
sua carriera, del suo prossimo film, del suo rapporto col figlio, ma anche
della sua nota fede politica repubblicana, che in questo caso ha fatto scalpore
per la difesa di Donald Trump, che finora pochissimi vip hanno sostenuto.

L’attore e regista 86enne non ha mai nascosto le sue
simpatie repubblicane, e aveva già fatto notizia in campo politico nel 2012
quando era apparso alla Convention nazionale repubblicana e aveva tenuto un
immaginario dialogo col presidente Obama, per l’occasione rappresentato sul
palco da una sedia vuota.

La scena aveva creato un certo imbarazzo negli spettatori, e
non aveva probabilmente fatto guadagnare molti sostenitori allo sfidante candidato
alla presidenza Mitt Romney, che infatti non riuscì a impedire il secondo
mandato Obama.

Non bisogna inoltre dimenticare che Eastwood ha svolto l’attività
politica in prima persona, quando, dal 1986 al 1988, fu sindaco della cittadina
californiana di Carmel by-the-sea (circa 4mila abitanti).

Ora, nella recente intervista, il protagonista di tanti film
western e d’azione in cui interpretava dei “duri” poco avvezzi al dialogo e al
confronto pacifico, ha sostenuto che tra Donald Trump e Hillary Clinton voterebbe per il
primo, e di non essere d’accordo sull’appellativo di “razzista” che molti
affibbiano al magnate newyorchese.

Secondo Eastwood, col suo atteggiamento poco ortodosso Trump
ha toccato un punto debole della società statunitense contemporanea, perché “segretamente
tutti si sono stancati del politicamente corretto, dell’arruffianarsi tutti
ipocritamente. Siamo in mezzo a una generazione di leccaculo, di fighette.
Tutti devono stare attenti a ogni parola, perché sono tutti pronti a dire ‘Quello
non si dice, quello non si fa…’. La gente viene accusata di essere razzista per
qualsiasi motivo. Ai miei tempi, certe cose non erano considerate da razzisti”.

È forse però il caso di ricordare che Eastwood è nato nel
1930, al culmine della diffusione delle leggi statunitensi che promuovevano la segregazione
razziale in diversi stati del sud e in California, dove il regista è cresciuto.

Eastwood ha riconosciuto che in alcuni casi Trump ha detto “cose
stupide”, ma ha contestato l’atteggiamento della stampa, a suo dire sempre
pronta ad accusare solo il candidato repubblicano, e tirando ogni volta in
ballo il razzismo. Secondo Eastwood, i media dovrebbero semplicemente “farsene
una cazzo di ragione”.