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La Svizzera dice di no al reddito di cittadinanza

I cittadini elvetici hanno bocciato a larga maggioranza la proposta di un gruppo indipendente in un referendum

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Secondo le prime proiezioni, il 78 per cento dei cittadini svizzeri ha respinto l’introduzione del reddito di cittadinanza in un referendum tenutosi domenica 5 giugno.

La proposta prevedeva un salario mensile garantito universalmente e incondizionato di 2.500 franchi svizzeri (circa 2.250 euro) per gli adulti e di 625 franchi svizzeri (circa 560 euro) per i minorenni.

I promotori del “sì” sostengono che una misura assistenziale di questa portata sarebbe servita a promuovere la dignità umana e il welfare, in un’era dove l’occupazione è in calo anche a causa dell’automatizzazione di molti posti di lavoro.

L’esperimento sociale, sottoposto al voto popolare in seguito alla raccolta di 100mila firme, è stato lanciato da un gruppo indipendente guidato da Daniel Haeni, proprietario di Basel cafe. Haeni ha affermato di essere realista e di ritenere il risultato comunque eccezionale: “vedendo il grande interesse dei media, anche stranieri, sono sicuro che stiamo avviando un dibattito serio sulla questione”.

I contrari sostengono che il reddito di cittadinanza non sarebbe sostenibile economicamente e che disincentiverebbe le persone a lavorare. Una simile proposta potrebbe arrivare a costare circa 208 miliardi di franchi svizzeri all’anno.

Gran parte dei fondi necessari potrebbero essere coperti dalle finanze attualmente destinate alle previdenza sociale, ma sarebbero comunque necessari ulteriori tagli alla spesa pubblica o un sostanziale aumento delle tasse.

Il governo e tutti i principali partiti svizzeri hanno appoggiato la campagna per il “no”, sostenendo che il progetto, così come promosso da Haeni, potrebbe intaccare la coesione sociale. Inoltre, le formazioni politiche di destra temono anche un aumento massiccio dell’immigrazione.

La Svizzera, dove la disoccupazione è solo al 3,5 per cento, è il primo paese al mondo a tenere un referendum sul reddito di cittadinanza. Tuttavia, l’idea è in fase di studio in altre realtà europee, come in Finlandia o nella città di Utrecht, in Olanda, dove un progetto pilota partirà a inizio 2017.

Domenica 5 giugno, nella Confederazione Elvetica si è votato anche su altre quattro questioni, tra cui una nuova legge volta a velocizzare la procedura per l’esame delle domande dei richiedenti asilo, sulla quale i cittadini svizzeri si sono espressi a favore.