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Storia di droga, ‘ndrangheta e tulipani

Vincenzo Crupi da 20 anni gestiva un'azienda di export nel mercato di fiori più grande d'Olanda, ma il suo negozio era in realtà un centro dello spaccio europeo di droga

Immagine di copertina

Per i clienti del famoso mercato dei fiori Royal FloraHolland
vicino Amsterdam Vincenzo Crupi
era uno dei tanti commercianti di tulipani in una nazione famosa per essere la
maggior esportatrice di fiori al mondo.

Per la polizia, invece, era sospettato di avere legami con la mafia e di trafficare tonnellate di droga nascosta tra i fragranti bouquet di fiori
che trasportava con i suoi camion in Italia.

Fiutata la traccia, le forze dell’ordine hanno iniziato a sorvegliare con cimici, microfoni e
telecamere nascoste li suoi uffici nel mercato dei fiori. Hanno
scoperto che Crupi passava le giornate di lavoro a parlare di affari legati alla mafia:
accordi sullo spaccio di droga, traffico d’armi e sanguinose guerre di potere
con le famiglie mafiose in Canada.

“Si stanno ammazzando tra loro”, racconta a un amico
dopo essere tornato da un viaggio a Toronto, come si legge nelle oltre 1.700
pagine di documenti processuali visionati dalla Reuters.

Così nel settembre del 2015, dopo vent’anni passati tra
Paesi Bassi e Italia, la polizia ha arrestato il 52enne cittadino italiano mentre era a Roma, con l’accusa di
spaccio internazionale di droga e associazione a delinquere di stampo mafioso.
Nel corso della maxi-operazione sono finite in manette altre cinquanta
persone legate a Crupi.

L’indagine ha gettato una nuova luce sul potere della
‘ndranghera e su come i suoi tentacoli dal sud Italia raggiungono decine di
nazioni in tutti i continenti.

Crupi è in prigione e si dichiara innocente. Ma la polizia
non gli crede. Per gli inquirenti è l’esempio di come la ‘ndrangheta sia
diventata un’impresa internazionale e di come all’estero tenga un basso profilo per nascondere le sue attività classiche, dallo spaccio di armi e droga al riciclaggio di denaro
sporco.

“Le conversazioni intercettate sono la prova
dell’appartenenza di Crupi a una rete mafiosa internazionale”, hanno scritto i
magistrati nel mandato di arresto.

STIRPE MAFIOSA

Per la maggior parte del secolo scorso, la ‘ndrangheta si è
arricchita con le estorsioni e i riscatti dei rapimenti. A partire dalla fine
degli anni Ottanta e nei primi anni Novanta ha deciso di investire nel
commercio della cocaina.

La scommessa ha avuto successo e ha trasformato la mafia
calabrese, con la sua struttura patriarcale formata da almeno 160 clan e
famiglie, nel principale importatore mondiale di cocaina e in una delle
organizzazioni criminali più potenti.

“La ‘ndrangheta è diventata un marchio, una garanzia di
professionalità criminale”, spiega David Ellero il capo della sezione di
Europol per il contrasto al crimine organizzato.

Crupi è cresciuto in una famiglia mafiosa di Siderno, in
provincia di Reggio Calabria. Agli inizi degli anni Novanta si è trasferito nei Paesi Bassi dove ha avviato la sua attività commerciale al FloraHolland market.

Nel 2002, Crupi è stato raggiunto dal cognato Vincenzo Macri,
che aveva passato gli ultimi tredici anni in carcere negli Stati Uniti per
traffico di droga. Il suo compito era recuperare i crediti non pagati dai
clienti.

Per i dipendenti e i vicini i due erano due normali commercianti.
Vivevano sulla stessa strada nella periferia cittadina, si alzavano presto la
mattina e lavoravano fino a tardi la sera. Al massimo erano visti cenare in
ristoranti costosi e spesso viaggiavano in Italia, nel loro stile di vita non c’era nulla di più appariscente.

“Si alzavano quasi sempre alle quattro di mattina e andavano
subito a lavoro al mercato dei fiori. Non avevano Ferrari o orologi d’oro.
Niente di strano, sembravano persone normali, ma non lo erano”, conferma il
comandante della polizia olandese che ha collaborato alle indagini.

Campagna regione lazio

Quello che i dipendenti e i clienti del FloraHolland market
non sapevano era che Crupi e Macri appartenevano al clan Comisso di Siderno,
una delle più potenti famiglie mafiose calabresi. I due erano legati a uno dei
tre boss che negli anni Settanta arrivarono al vertice della ‘ndrangheta:
Antonio Macri, “zio ‘Ntoni”, “il simbolo vivente dell’onnipotenza del crimine
organizzato”, come lo definì il magistrato italiano Guido Marino al termine di
un processo nel 1970.

Infatti, la figlia di ‘Ntoni, Concetta, è sposata con Crupi.
E il fratello Vincenzo è, appunto, il socio d’affari di Crupi.

Nel 1975 una squadra di sicari giustiziò il boss mentre
giocava a bocce. L’omicidio scatenò una sanguinosa guerra di mafia tra le
famiglie che in tre anni costò la vita a 233 persone. Ai funerali di zio ‘Ntoni
a Siderno, una città di meno di 20mila abitanti, circa 5mila persone resero
omaggio al boss.

UNA RETE DI SPACCIO INTERNAZIONALE

Al FloraHolland market l’attività commerciale gestita da
Crupi e Macri si chiamava Fresh BV: “uno dei principali leader nel mercato
italiano di export”, come si leggeva sul loro sito, con decine di camion che
assicuravano “una distribuzione che ci rende orgogliosi per la velocità e la
professionalità”. Fino alla metà degli anni Duemila Fresh BV inviava con regolarità
un tir carico di fiori al giorno in Italia. Negli ultimi tempi, fa sapere la
polizia, il volume degli affari era diminuito, ma l’azienda inviava ugualmente numerosi
camion ogni settimana.

Il mercato di fiori FloraHolland di Aalsmeer è enorme, si sviluppa su una superficie pari a circa 400 campi di calcio. Diciotto camion carichi di
fiori freschi entrano e escono ogni ora. Situato vicino al porto di Rotterdam e
all’aeroporto di Schipol, l’attività commerciale di Crupi era in una posizione
perfetta per ricevere i carichi di droga dal Sud America e distribuirli in
tutta Europa.

Le autorità italiane stavano indagando da anni su Crupi e
hanno chiesto alla polizia olandese di mettere sotto controllo i locali della Fresh BV.

Gli investigatori, in base alle trascrizioni contenute nel fascicolo
dell’accusa, hanno registrato i due uomini mentre discutevano sul prezzo a cui vendere e su come trasportare un carico di cocaina a una famiglia camorrista del napoletano; i tentativi di Macri di condurre in porto una trattativa con i trafficanti
venezuelani; l’organizzazione dei festeggiamenti per il compleanno del figlio di un boss; gli accordi su come ricettare milioni di euro in tavolette di cioccolato Lindt rubate, e una conversazione sulle lotte di potere della mafia in Canada.

Crupi e Macri sospettavano di essere sorvegliati. A porte
chiuse parlavano in stretto dialetto calabrese e quando dovevano nominare
presunti altri mafiosi utilizzavano soprannomi come “il paffuto figlio di
Grazia”, “il brigante” e “il prescelto”. Crupi spesso si rivolgeva allo stesso
Macri con il suo soprannome, “pumadoru”.

I documenti in mano all’accusa proverebbero che Crupi, Macri
e altri complici gestivano un’organizzazione “sistematicamente e regolarmente
dedita a importare dai Paesi Bassi grandi quantità di cocaina da vendere sul
mercato italiano”. Secondo gli inquirenti erano il braccio economico
internazionale della ‘ndrangheta, e non i temuti boss che dettano legge con la
violenza, l’intimidazione e la lealtà di clan.

Il primo arresto dell’indagine è avvenuto nell’agosto del
2014, quando a Roma fu fermato un albanese mentre stava ritirando il carico di
droga da un camion della ditta Crupi. In un’altra operazione, uno dei
camionisti di Crupi avrebbe trasportato in Italia più di undici chili di
cocaina, ritirati da un corriere a Rotterdam. Il camionista sarebbe stato
intercettato dagli inquirenti mentre dava il via libera per caricare i
“tulipani neri”, il nome in codice utilizzato secondo l’accusa per chiamare la
droga.

Il corriere fu arrestato nel dicembre del 2014 in un
magazzino del nord Italia mentre stava consegnando il carico. Ma questi
sequestri “erano solo la punta di un iceberg”, come hanno scritto gli
inquirenti nel mandato di arresto di Crupi.

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Per combattere più efficacemente Cosa Nostra, ‘ndrangheta e
camorra, l’Italia ha introdotto il reato di associazione di stampo mafioso. La
pena può arrivare fino a 24 anni di carcere se si dimostra che le attività
mafiose hanno una dimensione internazionale. Ma nessun’altra nazione ha la
stessa legislazione. Secondo gli investigatori questo vuoto normativo è un
grave impedimento nel combattere i mafiosi all’estero.

“L’Italia, poiché ha dovuto fronteggiare la mafia per
decenni, ha la migliore legislazione contro il crimine organizzato e gli
investigatori più preparati”, sostiene Ellero, di Europol. “Ma fuori dall’Italia, la situazione è completamente diversa”.

Per questo, secondo gli investigatori, negli ultimi anni le
attività della mafia si sono spostate all’estero. “Il crimine di associazione
di stampo mafioso non esiste in nessun’altra nazione a parte l’Italia, ma la mafia
è ovunque”, si lamenta Antonio De Bernardo, il pm di Reggio Calabria che indaga
su Crupi.

L’indagine è ancora in corso. Entro la fine del 2016 le
procure di Roma e di Reggio Calabria dovrebbero avviare il processo nei
confronti di Crupi, Macri e altri complici.

Intanto, al mercato dei fiori nei Paesi Bassi, colleghi e
dipendenti sono ancora scioccati di aver lavorato per anni accanto a due boss
mafiosi: “Se è vero, allora Crupi è un attore migliore di Al Pacino e Robert de
Niro messi assieme”, commenta incredulo un ex dipendente.