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Scandalo Panama Papers, Cameron pubblica la dichiarazione dei redditi
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Scandalo Panama Papers, Cameron pubblica la dichiarazione dei redditi

Accuse di evasione, un partito diviso dal dibattito sulla Brexit, attacchi al cancelliere. Il premier britannico sta vivendo uno dei momenti politicamente più difficili

10 Apr. 2016

Il primo ministro britannico David Cameron ha reso pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi degli ultimi sei anni, nel tentativo di mettere fine alle polemiche legate allo scandalo Panama Papers.

L’iniziale riluttanze di Cameron ad ammettere di aver tratto benefici dal fondo offshore creato da suo padre Ian ha scatenato una bufera nel Regno Unito con tanto di manifestazione davanti a Downing Street per chiedere le dimissioni del premier.

Cameron si trova così indebolito nel combattere la battaglia politica che sta dividendo il partito conservatore al governo sul referendum per decidere se rimanere nell’Unione europea del 23 giugno. Cameron è contrario alla Brexit, ma molti nel partito non sono della sua opinione.

Nelle ultime settimane ha dovuto sostenere altri casi politici come le dimissioni di un ministro e aver ricevuto aspre critiche per le misure di austerità e tagli al welfare annunciati dal cancelliere dello scacchiere John Osborne e l’accusa di non voler difendere l’industria britannica dell’acciaio.

“Non è stata una gran settimana”, aveva provato a sminuire con una battuta sabato di fronte alla platea di un forum promosso dal partito conservatore. “Avrei dovuto e potuto gestire la vicenda meglio. Ci sono lezioni da imparare e le imparerò”.

Ma domenica 10 aprile il Sunday Times ha avanzato sospetti sulla donazione da 200mila sterline che il premier britannico avrebbe ricevuto dalla madre nel 2011, dopo la morte nel 2010 del padre Ian, titolare di un fondo offshore denunciato dai Panama Papers.

Si tratta di denaro dietro cui potrebbe in realtà nascondersi un’ulteriore quota di eredità paterna e dunque un caso di evasione fiscale.

Cameron si è difeso insistendo di non aver commesso nulla di illecito perché il regalo della madre è stato dichiarato ma lunedì sarà chiamato a riferire in parlamento e a rispondere alle domande delle opposizioni.

“David Cameron ha altre domande a cui rispondere sulle sue finanze, in particolare per il periodo precedente al suo ingresso a Downing Street”. “Voglio vedere i documenti”, ha detto il leader dei laburisti Jeremy Corbyn alla Bbc, riferendosi alle dichiarazioni dei redditi di Cameron.

“Dobbiamo sapere che cosa è stato veramente pagato in tasse, dobbiamo sapere in primo luogo perché ha tenuto questo denaro all’estero e se ha fatto profitti da questo prima del 2010, quando è diventato primo ministro”. 

Inoltre, secondo l’ex leader del Partito Nazionale Scozzese Gordon Wilson “lo scandalo sulle finanze di David Cameron potrebbe favorire la campagna a favore della Brexit”.

In realtà finora Cameron non è accusato di aver fatto nulla di illegale e è risaputo che proviene da una famiglia ricca. Stando all’ultima dichiarazione dei redditi, il premier britannico ha pagato 76mila sterline di tasse su un imponibile di 200mila sterline.

Tuttavia aver indugiato per tre giorni con mezze verità prima di ammettere di aver ottenuto benefici dal fondo, ha fatto nascere il sospetto nell’opinione pubblica che abbia qualcosa da nascondere.

Inoltre Cameron è stata accusata di ipocrisia per i suoi sforzi nel passato di dipingere il suo governo in prima linea nella lotta ai paradisi fiscali. I media hanno ripreso la sua frase che è “moralmente sbagliato” tentare di eludere le tasse.

I bookmakers di William Hill hanno detto di aver calcolato a una su due la possibilità che Cameron rassegni le dimissioni durante il 2016, contro l’uno a otto dopo la vittoria delle elezioni di maggio.

La prima vittima politica dei Panama Papers è stato il premier dell’Islanda Sigmundur David Gunnlaugsson, che si è dimesso martedì 5 aprile a seguito del coinvolgimento nello scandalo.

Con undici milioni e mezzo di documenti, i Panama Papers costituiscono la più grande fuga di notizie della storia grazie a un’inchiesta giornalistica condotta dall’International consortium of investigative journalists, insieme al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, e ad altre 100 testate giornalistiche di tutto il mondo, tra cui l’Espresso.

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